“Con questi studi scoviamo virus e batteri che ci circondano”
Silvia Bonetta, biologa e docente di Igiene dell'Ateneo Avogadro, sviluppa metodi per la ricerca di patogeni negli alimenti, nelle acque di scarico e negli impianti di produzione di biogas
Silvia Bonetta, biologa e docente di Igiene dell'Ateneo Avogadro, sviluppa metodi per la ricerca di patogeni negli alimenti, nelle acque di scarico e negli impianti di produzione di biogas
ALESSANDRIA – La dottoressa Silvia Bonetta, biologa e assegnista di ricerca al Disit dell’Ateneo Avogadro, si occupa dello sviluppo di metodi per la ricerca di microrganismi patogeni nelle acque e negli alimenti. In collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità ha partecipato al gruppo di lavoro per lo sviluppo del metodo previsto per legge per la ricerca di protozoi patogeni nelle acque potabili.
Un interessante studio effettuato nel Laboratorio di Igiene ha riguardato la valutazione della qualità dei cosiddetti prodotti di quarta gamma, quali le insalate pronte al consumo e le carote pretagliate. Il confronto con i prodotti che si acquistano freschi al mercato ha consentito di stabilire che rientrano nei parametri di legge e che non sono presenti microrganismi patogeni. Altri studi hanno riguardato i prodotti lattiero-caseari: su richiesta di aziende della zona di Roccaverano, dove si produce la robiola dop con solo latte caprino, sono state effettuate verifiche sia sui luoghi di produzione sia sui formaggi prodotti. Il gruppo di ricerca a cui appartiene la dottoressa Bonetta, che è anche docente a contratto di Igiene, ha scelto 5 produttori aderenti al Consorzio per la tutela del formaggio Robiola di Roccaverano dop, uno di tipo industriale e gli altri artigianali, ha effettuato prelievi, analizzato le formaggette fresche e stagionate a 20 giorni e visitato i 
Un altro interessante studio effettuato nel laboratorio di Igiene, coordinato dal gruppo di Igiene del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino, è quello che riguarda lo sviluppo di metodi per la ricerca di Campylobacter. La campilobatteriosi è la prima causa di gastroenterite trasmessa da alimenti negli Usa e nella Comunità Europea evidenziando un problema di salute pubblica e di impatto socio-economico considerevole. “In Italia si registra una bassa incidenza di questa patologia a differenza di altri Paesi Europei eppure questo batterio è frequentemente rilevato in alcuni alimenti – dice Silvia Bonetta – al nostro dipartimento è stato chiesto di sviluppare un metodo per la ricerca di tale microrganismo nei reflui. Se il batterio è presente nelle acque di scarico civili vuole dire che è diffuso anche nella popolazione”. Sulla base delle esperienze già acquisite dai laboratori del Disit, la dottoressa Bonetta metterà a punto un nuovo metodo molecolare per individuare una porzione specifica del patrimonio genetico del batterio.
Un altro studio riguarda la ricerca di patogeni nel digerito prodotto dagli impianti di biogas a partire da liquame e letame bovino. In molte aziende zootecniche infatti i reflui bovini vengono fatti fermentare in appositi impianti per ricavare metano da rivendere in rete. Il materiale in uscita dagli impianti può essere a sua volta utilizzato come fertilizzante ma potrebbe contenere patogeni in quantità maggiori del prodotto iniziale. “In uno studio effettuato in un’azienda di Candiolo si è verificata l’equivalenza tra il prodotto in entrata e quello in uscita e questo – conclude Silvia Bonetta – ci garantisce che il trattamento nell’impianto non peggiora il prodotto”.
(immagini fornite da Silvia Bonetta)