Viaggio fra i commercianti del mercato di Alessandria
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Viaggio fra i commercianti del mercato di Alessandria

C'è chi fra gli alessandrini pensa che sia ormai una realtà marginale, con banchi sempre più omologati, e chi invece lo sceglie per vestire tutta la famiglia. Il mercato di piazza Garibaldi ha una lunga tradizione, ma tanti ambulanti sembrano pronti a issare bandiera bianca. Se ne può davvero fare a meno?

C'è chi fra gli alessandrini pensa che sia ormai una realtà marginale, con banchi sempre più omologati, e chi invece lo sceglie per vestire tutta la famiglia. Il mercato di piazza Garibaldi ha una lunga tradizione, ma tanti ambulanti sembrano pronti a issare bandiera bianca. Se ne può davvero fare a meno?

ALESSANDRIA – Quando si pensa a piazza Garibaldi la mente di tanti corre sicuramente al più importante mercato cittadino, ricco di una lunga tradizione commerciale e compagno di acquisti per tanti alessandrini da diverse generazioni. Negli ultimi anni però molti cittadini si lamentano circa la qualità dell’offerta dei banchi, considerata sempre più scadente e uniformata, mentre gli ambulanti denunciano un aumento della tassazione per l’occupazione del suolo pubblico (detta in gergo tecnico “plateatico”) che è raddoppiata solamente nell’ultimo anno, costringendo in ginocchio diversi di loro. 

Abbiamo deciso di fare un giro fra il mercato cittadino, armati di videocamera, per intervistare alcuni dei commercianti su come sia cambiata la loro attività nel corso del tempo e in particolare negli ultimi anni, raccogliendo le testimonianze di chi ha il proprio banco tramandato di padre in figlio da diverse generazioni e chi, soprattutto stranieri, ha deciso di lanciarsi in questa nuova attività solo recentemente. Dalle testimonianze raccolte emerge un quadro composito, dove a farla da padrona, tanto per cambiare, è la crisi economica sia generale che cittadina, spinta obbligata per tanti a tagliare ogni spesa superflua, anche se non manca chi confessa che proprio le difficoltà generalizzate lo inducono ad avere speranza che il mercato possa riacquisire un ruolo centrale nell’economia cittadina. 

Emanuele, un banco in piazza ormai da 15 anni, ci spiega: “prima gli affari andavano meglio, ma negli ultimi due o tre anni la situazione è precipitata. Siamo tartassati dalle imposte e in più bollati come evasori. C’è chi arriva a pagare 4 o 5000 mila euro all’anno solo per l’occupazione del suolo pubblico e sono cifre sempre più insostenibili visto che le persone in tasca non hanno più soldi. Si parla tanto degli stranieri, ma bisogna anche ricordare che diversi di noi continuano a tirare avanti proprio grazie a loro. Qui tanti di loro ancora acquistano”. 

Gli fa eco Paola, da quasi trent’anni ambulante con uno stand di fiori e semenze, che chiosa: “sicuramente la ‘concorrenza cinese’ sta soffocando la ricchezza dell’offerta che c’era un tempo. Nel mio settore non mi posso lamentare, anche se le tasse aumentate del 100% rispetto allo scorso anno sono un peso difficile da sostenere. Il settore più penalizzato è probabilmente quello tessile. Un tempo mettersi in proprio era una scelta coraggiosa, ora è più altro un grande rischio”. 

Ma c’è ancora chi questo coraggio lo trova, anche se sono soprattutto cittadini di origine straniera. Ci confessa Aicha, negoziante di intimo, pigiami e altri indumenti: “io ho scelto di intraprendere questa attività nel 2012, perché attraversavo un momento di crisi dopo aver perso il lavoro e ho cercato di trasformarla in un’opportunità per darmi da fare. Tornando indietro però non rifarei la stessa scelta. Alla mia età non era semplice trovare un nuovo impiego, ma fatti i conti fra ciò che vendo e ciò che sono costretta a pagare in anticipo ai fornitori e per le varie tasse non riesco a vedere prospettive. Ormai i cittadini, sia italiani che stranieri, sono così in crisi che preferiscono rivolgersi a chi, sempre al mercato, vende vestiti usati. I miei capi sono belli e costano poco, ma è comunque troppo per tanti”.  

Ed è proprio Roby, che negli ultimi 22 anni ha cambiato più volte la merce del proprio banco, alternando capi nuovi con quelli usati (che vende attualmente) a darci la cifra della situazione, dichiarando caustico: “neppure io riesco più a pagare tutte le tasse. Chi ruba sta meglio di noi e lo Stato spesso non interviene. Io cerco di andare incontro a tutti, anche a chi si deve vestire e ha solamente 5 euro da spendere”. 

E gli alessandrini possibili acquirenti? Pochi hanno voglia di parlare, quasi come se ammettere di fare compere al mercato fosse motivo di vergogna. Alla nostra richiesta di rilasciare una dichiarazione i più scappano via chinando il capo. Eppure la piazza, quando la visitiamo, è piena di persone che si muovono tra i banchi, e più d’uno mostra interesse per la merce esposta sulle bancarelle. La signora Rosa, “storica” frequentatrice del mercato, riassume forse in maniera emblematica il pensiero di tanti: “il mercato è sempre esistito nonostante tutto, nonostante chi fosse al governo, nonostante la situazione economica. E’ vero che ci sono sempre meno soldi in giro, ma questo è il cuore della città. C’è chi ci viene a passeggiare, chi fa acquisti, chi si lamenta, e chi, anche più di rado, non disdegna di tornare a farci un giro. Certo se continua così non durerà ancora molto. Bisogna salvarlo come se fosse un museo, ma mantenendolo vivo. La storia di Alessandria è anche il mercato di piazza Garibaldi, e prima ancora quello di piazza Libertà, visto che lì si trovava in origine. I commercianti se ne vanno a uno a uno e qui non resterà più nessuno a esporre merce. Così chi vuole lo spazio per parcheggiare tutti i giorni lo troverà con più facilità. Ma se non cambia l’andazzo generale ci troveremo tanti parcheggi senza più negozi intorno, e la scelta sarà solo fra grandi centri commerciali, come avviene negli Stati Uniti”. Poi, con passo soprendentemente veloce, torna a rituffarsi in cerca di un paio di scarpe nuove, sostenendo orgogliosa: “le compro qui al mercato da sempre e finché ci sarà le comprerò qui. A saper scegliere si fanno ancora ottimi acquisti. Anche la cultura della scelta e della ricerca si sta perdendo. Fare gli acquisti giusti al mercato resta un’arte”. 

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