Matteo Ferraris: “ecco chi paga il peso del dissesto”
Il neo assessore alla programmazione finanziaria spiega in un'intervista esclusiva le scelte che guideranno la nuova giunta in tema di partecipate e gestione dei servizi fra pubblico e privato. "Il futuro? Sarà la casa di vetro degli 'open data'. I cittadini devono controllare in prima persona le scelte degli amministratori"
Il neo assessore alla programmazione finanziaria spiega in un'intervista esclusiva le scelte che guideranno la nuova giunta in tema di partecipate e gestione dei servizi fra pubblico e privato. "Il futuro? Sarà la casa di vetro degli 'open data'. I cittadini devono controllare in prima persona le scelte degli amministratori"
Assessore Ferraris la prima domanda nasce spontanea: il suo incarico rischia di essere davvero poco invidiabile considerando il periodo che sta attraversando la città. Cosa l’ha spinta ad accettare un incarico così delicato? Questa risposta è facile: il senso di responsabilità. Il mio impegno è volto a lavorare per cambiare le condizioni in cui la città si trova oggi. Si tratta di un dovere che sento in particolare pensando a tutti coloro che sono nati dal 1980 in poi: Alessandria oggi costa più di altre realtà simili per via del dissesto e i giovani rischiano di essere spinti ad andare a cercare fortuna altrove. Non ci possiamo però permettere una simile perdita. Quando penso a quella parte della città che di fronte alla grave crisi in corso si è rimboccata le maniche, come nel caso di ‘Rilanciamo Alessandria’ o di ‘#nonsolodissesto’, penso di aver accettato per la stessa ragione che ha convinto loro ad agire: mettermi al servizio della città, offrendo ciò che posso.
Ha avuto modo di incontrare l’ex assessore Bianchi per un “passaggio di consegne” sulla situazione della città? Quali sono le priorità oggi?
Non ho incontrato Pietro Bianchi in veste di ex assessore ma solamente in quanto neo presidente di Amag. Già dall’esterno mi ero fatto un’idea della situazione e ora ho potuto definire il quadro grazie soprattutto all’aiuto dell’assessore Ferralasco che ha guidato alcuni processi di transizione negli ultimi mesi e al contributo del ragioniere capo Antonello Zaccone, oltre a Claudia Tartara e a Enrico Morando, che fornisce una preziosa consulenza. I temi sul tavolo sono tre: uno è l’emergenza che ha a che fare con tutti i conti entrati nel dissesto, con data fino al 31 dicembre 2011 ma che influenza pesantemente anche la situazione attuale. Un altro riguarda l’urgenza, e coinvolge tutto il bilancio stabilmente riequilibrato e i conti fino ad oggi. Questa situazione è in divenire e sarà influenzata dalle decisioni del Ministero circa i famosi 26 punti delle osservazioni che ci sono state mosse. Da lì dipende molta della nostra capacità di rimanere a galla da un punto di vista economico. Il terzo aspetto è quello della prospettiva: quando questa situazione eccezionale si sarà in qualche modo risolta dovremo essere in grado di consegnare ai nostri ragazzi una realtà ancora viva e in grado di offrire buone ragioni per scegliere di investire qui il proprio futuro.
Chi sta pagando il peso più grande del dissesto?
Una situazione come quella attuale pesa ovviamente su tutti, ma in particolar modo a essere colpite sono le imprese e le partite iva, una realtà della quale si parla pochissimo, composta per lo più da ragazzi giovani. La nostra è un’economia di servizi e dovremmo invitare a fare acquisti nei nostri negozi e a scegliere le nostre imprese, ma il biglietto da visita che la città offre oggi è quello di una realtà con strade piene di buchi e piuttosto sporche. Poi vengono colpiti ovviamente i cittadini: già il bilancio del 2013 è composto per il 90% da entrate del Comune, a testimonianza che è esploso il federalismo. Pagare molte tasse e non ricevere servizi adeguati è due volte frustrante.

Il tavolo interministeriale che verrà approntato nei prossimi giorni avrà il compito di trovare risposte che valgano per Alessandria ma anche per tutti gli altri enti (già una sessantina) che hanno prenotato la procedura di dissesto, perché il nostro può diventare un caso di studio per il futuro. Sappiamo che le procedure di liquidazione avviate non possono essere fermate. Ovviamente il nostro compito è quello di fare di tutto per ottenere il massimo dal braccio di ferro con Roma, ma la nostra non deve diventare una guerra civile e l’obiettivo primario è la coesione sociale. Alessandria ha 95 mila abitanti e tutti meritano scelte che diano prospettive alla città. Abbiamo scelto responsabilmente di sospendere per una decina di giorni alcune decisioni già virtualmente prese, come la gara Amiu e la ratifica dello scioglimento della Fondazione Tra. Ci sembra giusto dare spazio al tavolo di lavoro istituzionale che si aprirà, ma siamo anche consapevoli che non si può perdere neppure un secondo. Ogni giorno di attesa comporta un deterioramento ulteriore delle condizioni finanziarie delle partecipate, che rischia di pesare anche sulle chances dei lavoratori di ottenere risorse per riorganizzare il proprio futuro.
Facciamo il punto sulle diverse situazioni…
Amiu è stata messa in liquidazione. L’ipotesi è quella della messa in gara del servizio per la raccolta rifiuti, che ne rappresenta il core business, mentre gli altri compiti ora svolti dall’azienda verranno gestiti in altro modo. Il comune esce dalla gestione diretta del servizio ma saranno garantiti i livelli occupazionali per tutti i 192 lavoratori. Resterà invece in mano al pubblico la gestione dello smaltimento rifiuti, una partita assai delicata per le ricadute ambientali che comporta. Quella di Amiu è forse la realtà dove i lavoratori possono avere maggiori garanzie di continuità.
Per Atm i numeri parlano da soli: è stato cambiato il cda e ci attendiamo nel minor tempo possibile un nuovo piano industriale, anche perché come per gli altri casi ogni giorno perso senza una ristrutturazione è un costo sempre più insostenibile per l’azienda.
L’ex presidente Cabella però era stato chiaro: senza possibilità di intervenire sugli altri parametri tutto ciò che si può fare in Atm è tagliare sul personale. E’ così?
Diciamo che non vedo molte altre soluzioni all’orizzonte. Una realtà che si occupa di trasporti pubblici deve essere composta per grandissima misura da autisti, ed è chiaro che il nodo si trova lì: è soprattutto negli altri comparti dell’azienda che si potrà fare maggiore efficienza. Se c’è una sproporzione fra autisti e personale impiegatizio andrà riequilibrata.
Sul fronte Costruire Insieme abbiamo deliberato da poco 4 milioni di euro per finanziare l’azienda, non vogliamo recedere dal settore degli asili nido, fondamentale per consentire a chi non ha altre possibilità di accudire i propri figli di svolgere comunque un’attività lavorativa. Ci saranno alcune riorganizzazioni ma dettate da criteri logistici e funzionali. Il nostro lavoro sarà quello di offrire servizi davvero per tutti, perché abbiamo assistito ultimamente al 50% delle domande ritirate da parte degli utenti. Sappiamo però che in calo non è il bisogno di nidi, ma la possibilità delle famiglie di far fronte al costo delle rette.

Aspal è un’altra società ormai messa in liquidazione, ma la situazione è più complessa visto l’ampio spettro di attività che ora l’azienda copre: dalla gestione delle contravvenzioni al sistema informatico, dal servizio affissioni a una serie di servizi a supporto di Costruire Insieme e all’area dedicata ai giovani e alla mediazione culturale. Parte dei servizi verranno reaintegrati nell’Ente, come per le affissioni, mentre altre troveranno via via altri canali di ricollocazione. Stiamo avviando un servizio di benchmarking per comparare i nostri servizi a quelli di realtà simili, sia sul piano qualitativo che quantitativo. Questo processo riguarda in generale tutte le attività del Comune e rientra in un piano più complessivo di riorganizzazione interna e di sforzo per ottimizzare le risorse. Svolgere queste attività coinvolgendo direttamente i lavoratori pensiamo sia un buona via per salvaguardare anche la coesione sociale. In base alle analisi svolte (guardando a realtà come Varese, Pavia e probabilmente anche Piacenza) faremo le nostre valutazioni sulle rimodulazioni dei servizi e le relative risorse da allocare. Guardiamo comunque a chi offre prestazioni considerate di alto livello e non ci rassegniamo a compromessi verso il basso.
Non è un controsenso dire di voler puntare sui giovani e poi non mantenere pubblici una serie di servizi proprio rivolti a loro?
Siamo consapevoli che occorrerà fare di necessità virtù. Il piano industriale presentato, non ce lo nascondiamo, prevede qualche decina di esuberi. Per alcuni servizi il modello dovrà essere quello di un pubblico che coordina le offerte dei privati e ne garantisce la qualità, facendo un lavoro di vigilanza costante. Se guardiamo l’aspetto positivo di questa scelta, che è comunque dettata da una necessità organizzativa insormontabile, possiamo sottolineare come si tratti anche di un’opportunità per quelle realtà cooperative con una certa sensibilità sociale e che non si troveranno più un concorrente che riceve finanziamenti pubblici con il quale competere. A noi resterà un ruolo di regia, ma se i giovani vogliono spazio per offrire servizi alla città si tratta della loro occasione. Mi sento comunque di lanciare una provocazione: siamo proprio sicuri che oggi il pubblico, considerata la velocità con cui muta la situazione globale, sia in grado di progettare con i giusti tempi i servizi migliori? Su un aspetto però ho le idee particolarmente chiare, ed è quello che riguarda i servizi ai cittadini stranieri. Ad Alessandria rappresentano il 13% della popolazione totale, cioè più di 10 mila persone. Ad oggi sono previsti solo 4 addetti ed è impensabile che siano sufficienti per gestire servizi così importanti. Quando si parla di investimenti in prospettiva e di coesione sociale non possiamo dimenticare questi aspetti.

Le esperienze di ciascuno restano sul piano personale e non possono influenzare l’operato di tutta la Giunta. Così come la mia appartenenza professionale a Confindustria non deve essere motivo di confusione, lo stesso vale per Libera. E’ vero che finora l’amministrazione è rimasta troppo ferma, ma è anche vero che la situazione era di straordinaria complessità. La nuova fase che parte ora sarà sicuramente ben più operativa.
Il tema della trasparenza è però, prima ancora di quello della legalità, direttamente collegato con il dissesto: ogni volta che chiediamo un euro in più a chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese per le tariffe che sono state imposte dobbiamo essere in grado di rendicontare con assoluta chiarezza che fine fanno questi soldi. Abbiamo già cominciato a operare in questa direzione ma sarà un nostro impegno specifico. Il futuro per noi è quello degli “open data”, un sistema in grado di trasformare il Comune in una “casa di vetro” dove tutte le decisioni pubbliche siano rese disponibili attraverso la rete per la consultazione degli utenti.
Questo però si scontra con la difficoltà di rendere bilanci e altri atti fiscali e normativi davvero comprensibili per la cittadinanza. Altrimenti lo sforzo rischia di restare vano…
E’ vero, rendere i dati disponibili senza lavorare sul piano culturale per tradurli in uno schema comprensibile e incrementare la capacità dei cittadini di interpretarli non basta, ma è già un primo passo importante. D’altronde è il principio guida del federalismo che si sta attuando: lasciare i fondi raccolti sempre più sul territorio di provenienza così che l’utilizzo degli stessi venga anche maggiormente controllato dai cittadini stessi. Su questo si fonderà il nostro nuovo patto con gli alessandrini. Chiedere sforzi ma essere in grado di rendicontare al meglio a cosa saranno serviti. Comunque il nostro impegno non si fermerà qui e già nel prossimo futuro annunceremo un piano di comunicazione con la cittadinanza più articolato, che passerà per una delega specifica in consiglio comunale e per un’evoluzione del nostro ufficio stampa. Appena ne avrò la possibilità conto poi di fare personalmente il giro dei bar e dei negozi della città per confrontarmi direttamente con i miei concittadini. Amo dialogare direttamente con le persone e lo considero un importante arricchimento. L’obiettivo primo, come dicevo all’inizio, è quello di non disperdere il capitale sociale che la città ha: senza questo non è possibile alcuno sviluppo, e una volta bruciato non si recupera più. Dobbiamo creare condizioni, anche economiche, perché i nostri giovani scelgano di investire su Alessandria per costruire il proprio futuro.