Movimento 5 Stelle: quale ricetta per uscire dal dissesto?
Abbiamo incontrato Angelo Malerba, capogruppo in Consiglio comunale, per fare il punto sulla posizione del movimento rispetto alla nuova Giunta di Rita Rossa, alle scelte da compiere per uscire dal dissesto e per scoprire da chi è composto il movimento in città
Abbiamo incontrato Angelo Malerba, capogruppo in Consiglio comunale, per fare il punto sulla posizione del movimento rispetto alla nuova Giunta di Rita Rossa, alle scelte da compiere per uscire dal dissesto e per scoprire da chi è composto il movimento in città
ALESSANDRIA – Pochi giorni fa si sono ritrovati sotto la Prefettura per protestare contro “il golpettino furbo” che ha portato alla rielezione di Napolitano come Presidente della Repubblica. Poche ore prima Andrea Cammalleri, uno dei tre esponenti del movimento a Palazzo Rosso, veniva eletto Vicepresidente del Consiglio comunale, mandando su tutte le furie il centro destra e fancendolo gridare all’”inciucio” fra M5S e governo cittadino. Abbiamo incontrato Angelo Malerba (nella foto), presidente Cinque Stelle in Consiglio, per fare il punto sulle scelte e gli obiettivi del movimento.
Malerba, partiamo dalle ultime vicende di casa nostra: che giudizio date della nuova Giunta di Palazzo Rosso?
La situazione è sicuramente cambiata ma è presto per dare giudizi. Le decisioni che hanno portato al “Rossa bis” sono state travagliate ma alla fine non ci sono state troppe sorprese. Abbiamo perso un assessore competente come Giorgio Barberis, e riteniamo che questo sia un danno per tutta la città, al di là degli schieramenti di appartenenza. Lui si è sempre impegnato, è stato propositivo e uno stimolo costante con il quale confrontarsi. Quello che ci pare manchi è ancora un progetto chiaro della città. Da mesi lo chiediamo invano: per noi è difficile perfino fare opposizione se non si capisce mai quale sia il vero orientamento della maggioranza sui temi principali.
Cosa non ha funzionato in questo primo anno di mandato?
E’ vero che la maggioranza sta affrontando un periodo difficilissimo, ma non dimentichiamoci che diversi esponenti del centro sinistra erano già in Consiglio nelle legislature precedenti e hanno una certa esperienza. Anche Rita Rossa è politica navigata e sapeva quello che ci si poteva aspettare da un incarico così delicato. A noi sembra invece che manchino le idee chiare, e anche la capacità di fare proposte creative e di avere l’umiltà di ammetterlo. Un esempio? La mozione relativa al registro delle coppie affettive: da tempo ci stiamo lavorando con i nostri gruppi di approfondimento e già in passato Sel aveva presentato una proposta poi bocciata in malo modo dalla maggioranza. Ora, meno di un mese fa, è arrivata sul tema la maggioranza con una proposta palesemente copiata dalla nostra, senza avere il buon gusto di ammetterlo.
E la partita sul dissesto? Qual è la vostra posizione?
Anche in questo caso restiamo critici sulle scelte intraprese e soprattutto sulla capacità di difenderle. Alessandria ha intrapreso un percorso di risanamento straordinario per essere realizzato in soli 6 mesi. Ci chiediamo se non fosse possibile valorizzarlo meglio con gli organi centrali. La Corte dei Conti avrebbe potuto aspettare ancora, così come avvenuto per altre città. In alcuni casi il sindaco non ha avuto la forza per difendere alcune posizioni, in altri casi non è stata circondata dalle persone giuste.

Io dico che la minoranza farebbe meglio a guardare in casa propria. Non è la prima volta che Locci viene bruciato dai “falsi amici” che gli siedono intorno. Noi abbiamo presentato semplicemente un candidato che è stato votato anche dalla maggioranza, così come prevede lo statuto. Emanuele Locci è persona seria e preparata, e altrettanto lo è Andrea Cammalleri. Sono due giovani che possono farsi valere in un ruolo così importante, e Andrea dimostrerà di essere davvero super partes e di essere capace di svolgere al meglio il suo ruolo. Se non fossero stati fatti alcuni discorsi irrecepibili da parte dei rappresentanti della minoranza sarebbe probabilmente stato eletto Locci. A noi dispiace perché è un bravo ragazzo, ma si deve rendere conto da chi è circondato.
Qual è la vostra ricetta per uscire dalla crisi?
Sicuramente è il momento di darsi da fare senza più perdere tempo, come successo in passato. La nostra è stata e resta un’opposizione costruttiva. Ovviamente l’attenzione è rivolta prima di tutto alla situazione gravissima delle partecipate che pare essere in continua evoluzione. Noi da tempo chiediamo fondi e un’azione anche dei rappresentati Cinque Stelle in Parlamento perché venga cambiata la norma sul dissesto. E’ impensabile aspettarsi che Alessandria esca da una crisi del genere da sola. Allo stato attuale siamo a un passo dal secondo dissesto che, se possibile, sarebbe anche peggiore del primo. Servono progetti chiari con step di verifica intermedi volti a finanziare la ripartenza della città. Tante aziende hanno chiuso e altre sono allo stremo. Ci siamo battuti perché le Rsa delle partecipate potessero parlare in Consiglio comunale, ora stiamo lavorando perché i lavori vengano gestiti all’interno delle commissioni.
Ma la vostra strategia prevederebbe licenziamenti? Pensate ci siano strutturalmente degli esuberi?
C’è un forte dibattito all’interno del nostro movimento, se sia necessario o meno lasciare qualcuno a casa. La verità è che Alessandria ha bisogno di diventare un campo di sperimentazione su come affrontare una crisi che colpirà anche altri comuni. Ben vengano i tavoli ministeriali e l’intervento da Roma. Ogni partecipata rappresenta un caso a sé e va affrontata con una riflessione ad hoc. A Parma è stato scelto il modello “lavoriamo meno per lavorare tutti” ma non sono così convinto che qui la soluzione piaccia davvero.

Il nostro è un movimento con caratteristiche variegate: c’è chi ha un ruolo più attivo e chi ha scelto semplicemente di votarci. Abbiamo gruppi di lavoro in città che hanno avuto fortune alterne. Per noi la partecipazione della base è l’essenza stessa dell’attività politica. I lavori dei gruppi seguono le commissioni comunali e sono autonomi nell’organizzazione. L’attività non è semplice perché non abbiamo soldi, autofinanziamo tutto e lavoriamo soprattutto con il passaparola e i social network. Su Grillo siamo un po’ stanchi delle strumentalizzazioni: lui è un’importante cassa di risonanza e rappresenta per noi una spinta all’azione, ma nulla di più. Sul nostro territorio siamo autonomi ed è giusto che ad agire ci pensi chi ha conoscenza diretta delle situazioni locali.
Concretamente, quali obiettivi vi piacerebbe venissero realizzati del vostro programma elettorale?
Ci sono molte belle iniziative in atto che meritano di essere sostenute, anche molto semplici. Quella di pulire autonomamente la città è una di queste. E’ vero che è assurdo avere tariffe così alte e non poter godere di servizi decenti, ma è un fatto che la città è senza soldi e così rimane sporca. Rimboccarsi le maniche in un momento come questo vuol dire anche darsi da fare in questa direzione. Poi attendiamo con ansia il wifi per tutti e il tema ambientale è una priorità: pensiamo all’inquinamento di Spinetta, dove ancora serve far luce e i tanti sprechi, anche in ambito energetico, che ci circondano. Una città diversa passa anche da queste cose. Comunque al primo posto metto la capacità di coinvolgere gli alessandrini: la partecipazione è l’unica via che ci resta, tutto il resto sarà una conseguenza della nostra capacità di coinvolgere direttamente la città nelle scelte strategiche che ci attendono.