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Il cromo in falda “c’era dal ’92”, ma le carte ufficiali non lo dicevano
Dall'allarme cromo esavalente nel 2008 ai documenti che già negli anni '90 parlavano della presenza di sostanze tossico-nocive nelle discariche del polo chimico. Al processo per avvelenamento e omessa bonifica ieri è stato ascoltato il primo test. Due ore di deposizione e siamo solo all'inizio
Dall'allarme cromo esavalente nel 2008 ai documenti che già negli anni '90 parlavano della presenza di ?sostanze tossico-nocive? nelle discariche del polo chimico. Al processo per avvelenamento e omessa bonifica ieri è stato ascoltato il primo test. Due ore di deposizione e siamo solo all'inizio
ALESSANDRIA – Dall’allarme, scattato nel 2008, a seguito delle analisi effettuate da Coop 7 ed Esselunga nell’area dell’ex-zuccherificio, ai primi documenti, ora finiti nel fascicolo dell’accusa, in cui si rilevava già dal 1992 la presenza di inquinanti nelle falde sotto il polo chimico di Spinetta Marengo. Ieri, davanti alla Corte d’Assise di Alessandria, è stato ascoltato il primo testimone presentato dal pubblico ministero Riccardo Ghio al processo contro otto imputati tra dirigenti e amministratori delle aziende del polo chimico, per i reati di omessa bonifica e avvelenamento della acque. Il direttore dell’Arpa Alberto Maffiotti è stato ascoltato per circa due ore durante le quali ha ripercorso solo un breve tratto di storia relativa a carte, mappe, documenti prodotti e, in alcuni casi, mai presentati agli enti preposti a rilasciare autorizzazioni. Maffiotti è partito, nella sua ricostruzione dei fatti, dal marzo del 2008 quando Coop 7 ed Esselunga presentarono agli enti rappresentanti alla conferenza dei servizi, che valutava la richiesta di costruire nell’area dell’ex zuccherificio, una serie di analisi: “veniva rilevata la presenza nelle acque sottostanti una presenza rilevante di cromo esavalente pari a 1.200 microgrammi per litro, a fronte di un limite di legge di 5 microgrammi”. Si dava il via, con quella comunicazione, alla fase di “emergenza cromo”, anche se il cromo, in realtà, è solo una delle sostanze rilevate, insieme a nichel, cobalto, fluoruri.
Contestualmente, era in atto anche la conferenza dei servizi relativa al piano di caratterizzazione e i piani di intervento preliminari per i contenimento delle acque superficiali presentati da Solvay che, nel 2006, ha realizzato un primo sistema di pompaggio e trattamento delle acque, una barriera idraulica costituita da 4 pozzi. “Oggi, per la gestione della fase d’emergenza, ve ne sono una quarantina – precisa il direttore Arpa – in grado di pompare 300 metri cubi di acqua all’ora, contro i 20 metri cubi dei primi 4 pozzi”.
E’ stato verificato che l’inquinamento nella falda sotto l’ex zuccherificio potesse derivare dal polo chimico? E’ stata la domanda del procuratore Ghio al test. E, soprattutto, era già nota la presenza di inquinanti alle aziende dello stabilimento? Alla prima domanda Maffiotti risponde con un “sì”, poiché “sono stati fatti campionamenti a monte e a valle dello stabilimento”. La risposta alla seconda domanda è una delle chiavi di volta del procedimento ma i primi elementi, secondo il test dell’accusa, sono già riscontrabili. Ci sono documenti, negli atti del processo, in cui si evidenzia come già nel 1992 Ausimont avesse in mano relazioni sulla situazione ambientale in cui si parla di “425 mila metri cubi di rifiuti tutti tossici” stoccati nelle discariche dello stabilimento che, però, “erano state autorizzate per rifiuti speciali, non tossico nocivi”, secondo la distinzione in vigore all’ora. Nel 2001, a seguito delle legge 471 del ’99, le tre aziende del polo (Ausimont, Edison e Atofina) presentano una caratterizzazione delle aree, una sorta di “autodenuncia” in cui comunica agli enti cosa è presente nel sito produttivo. Nel documento ufficiale, secondo la deposizione, “Ausimont non farà cenno al superamento di parametri superiori alla norma per cromo, arsenio, mercurio, selenio e altre sostanze, ma c’è una bozza preparatoria precedente redatta da una ditta esterna che ne fa chiaro riferimento”. Due versioni differenti di una stessa fotografia? E, ancora, nella caratterizzazione del 2001 non viene fatto riferimento ai rifiuti tossici nelle discariche, ma solo a rifiuti speciali, tipo gli inerti. “La presenza di sostanze classificabili come nocive verrà segnalata nel 2009″.
Solo dopo 8 anni, dunque. In aula si parla anche dell’alto piezometrico, di quella linea di falda che, improvvisamente, si innalza, portando verso la superficie gli inquinanti: “un fatto spiegabile – dice il test riportando una relazione presentata all’azienda – con perdite d’acqua dagli impianti”. Anche i questo caso, esisterebbero documenti che attestano come “nel 1989 si temesse che l’acqua di superficie potesse essere esposta all’inquinamento”, ma Arpa “ne verrà portata a conoscenza solo nel 2005/2006 quando verrà completata la documentazione richiesta in conferenza dei servizi”.