Un patto per salvare Atm? “Si, ma i soldi pubblici sono finiti”
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Un patto per salvare Atm? “Si, ma i soldi pubblici sono finiti”

Il neo presidente Atm Cermelli tenta di riaprire il dialogo con i sindacati che avanzano una precisa proposta: “contratti di solidarietà per due anni. In questo modo si recuperano 1 milione e 300 mila euro”. Da oggi si apre il tavolo di concertazione. L'amministrazione: “prioritario il salvataggio, ma non ci sono risorse pubbliche. Occorre vendere, non necessariamente ad un privato”

Il neo presidente Atm Cermelli tenta di riaprire il dialogo con i sindacati che avanzano una precisa proposta: ?contratti di solidarietà per due anni. In questo modo si recuperano 1 milione e 300 mila euro?. Da oggi si apre il tavolo di concertazione. L'amministrazione: ?prioritario il salvataggio, ma non ci sono risorse pubbliche. Occorre vendere, non necessariamente ad un privato?

ALESSANDRIA – Impossibile comprimere ancora i costi, impensabile agire solo sulle entrate. Non resta che tagliare, servizi e, probabilmente, personale. Ma Atm e sindacati sono pronti a giocarsi il tutto per tutto pur di salvare l’azienda e lavoratori: “piuttosto facciamo noi, internamente, le pulizie pur di non perdere posti di lavoro”, arriva a dire il neo presidente Gianfranco Cermelli che ieri ha parlato della situazione dell’azienda di trasporto davanti alla commissione Territorio e Sviluppo, convocata dal presidente Giancarlo Cattaneo.
Cattaneo apre la seduta comunicando che sarebbe stata aperta anche agli
  interventi dei rappresentanti sindacali presenti. E la notizia mette tutti a proprio agio, togliendo terreno ad eventuali polemiche. Cermelli parte così con l’analisi della situazione che ha trovato un mese fa circa, dopo la sua nomina in Atm: “5 milioni di debiti verso l’Inps, 6 milioni verso l’erario (iva e irpeg), 7 milioni verso i fornitori”, a fronte di un taglio del contratto di servizi di 3,5 milioni di euro. Da qualunque parte la si guardi, per Cermelli “sarà difficile mantenere gli stessi servizi di oggi”. Il presidente lo dice a denti stretti ma non nega che nei tagli “sarà coinvolto anche il personale” il cui costo “pesa” per circa il 25% del bilancio. Da domani, tuttavia, “si aprono i tavoli di trattativa con i sindacati per arrivare alla stesura di un piano industriale il più possibile condiviso”.

La seduta in modalità “aperta” consente al segretario provinciale Filt Cgil, Giuseppe Santomauro, a nome anche delle altre sigle Cisl, Uil, di dimostrare che lo spazio per le idee c’è, e non solo per gli slogan. In estrema sintesi: “No ai licenziamenti, sì ai contratti di solidarietà per due anni per i dipendenti, senza togliere un euro di stipendio e arrivando a recuperare circa 1 milione e 300 mila euro; un nuovo piano parcheggi, con tariffe differenziate tra periferia e centro, e la riappropriazione di alcune aree per il posteggio; abolizione dei posteggi gratuiti quando non strettamente necessari; stop al traffico in centro. Ma occorre partire – aggiunge Santomauro – dall’educazione dei cittadini alla mobilità, da una politica dei trasporti complessiva”. Che qualche cosa non quadri in Atm lo dice anche il fatto che “ci sono dipendenti con la patente da autisti in ufficio e chi guida gli autobus fa straordinari”.

Un altro milione di euro abbondante potrebbe essere recuperato dal contenzioso con Aspal sulla Cosap, la tassa di occupazione del suolo pubblico destinato a parcheggi, che Atm dovrebbe riconoscere al Comune tramite Aspal su ogni area che eccede i 1000 metri quadrati. A spiegarlo è il presidente Cermelli: “ci sono due diverse interpretazioni. A nostro avviso il calcolo va fatto globalmente considerando l’area dell’intera città, non su base di ogni singola piazza o via. Se il bilancio Amt venisse sgravato da questa tassa, si tradurrebbe per l’azienda in un recupero di circa 1 milione e 200 mila euro”. E siamo a 2,5 milioni di potenziale “recupero”.
Cattaneo (nella foto) incalza: “vorremo capire come Atm gestisce le risorse e quale piano operativo ha in mente”.
Il capogruppo Pd Daniele Coloris rincara la dose: “gli introiti di Atm sono il 25% delle entrate, la media in Italia è del 30%. Il rapporto tra numero di addetti e chilometri è in media 1 ogni 17 mila; in Atm c’è un dipendente ogni 11 mila chilometri”.
Angelo Malerba, Movimento 5 Stelle, butta la palla nel campo dell’amministrazione: “basta raccontare favole, ci dica cosa intende fare”.
Risponde l’assessore Marcello Ferralasco: “occorrono azioni immediate per il salvataggio dell’azienda e, successivamente, va messa in condizione di andare avanti”. Ferralasco parla di “salvataggio spietato che non si può basare solo sull’aumento delle entrate perchè non si può gravare ulteriormente sui cittadini”. Significa agire sulla compressione dei costi. “Valuteremo le proposte fatte. Qualche passo, come la revisione dei permessi gratuiti, è già stata fatta. E’ inoltre intenzione dell’amministrazione presentare un piano della mobilità entro giugno 2013 con il quale si ragionerà anche sul ruolo di Atm. Ma a quel piano occorre che Atm ci arrivi viva.” L’assessore rompe gli indugi e parla anche della vendita fino al 46% delle quote in Atm: “le risorse pubbliche per consentire il salvataggio dell’azienda e il suo futuro non ci sono. Occorre trovare altre risorse e riteniamo che l’unica via d’uscita è trovare un partner che porti risorse e professionalità”. Non prima, però, di aver risanato Atm. E non necessariamente “deve essere un partner privato”.

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