Alessandria chiama, Roma risponde. Oggi il sindaco dal Prefetto
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Alessandria chiama, Roma risponde. Oggi il sindaco dal Prefetto

I circa 400 lavoratori partiti dal capoluogo verso la capitale sono tornati con qualche speranza in più e la rassicurazione che la politica ha ancora uno spazio da giocare al fianco della burocrazia e della fredda contabilità. Ma l’incognita resta quella dei tempi: per questo motivo oggi il sindaco Rossa incontra il Prefetto

I circa 400 lavoratori partiti dal capoluogo verso la capitale sono tornati con qualche speranza in più e la rassicurazione che la politica ha ancora uno spazio da giocare al fianco della burocrazia e della fredda contabilità. Ma l?incognita resta quella dei tempi: per questo motivo oggi il sindaco Rossa incontra il Prefetto

ALESSANDRIA – 12:30 Oggi il sindaco dal Prefetto Tafuri
Dopo le notizie arrivate dalla Capitale durante la manifestazione di sindacati e lavoratori di ieri, ora è il sindaco a chiedere delle risposte urgenti al Ministero e al Governo. Oggi alle 13 il sindaco Rita Rossa sarà dal Prefetto di Alessandria Romilda Tafuri per chiedere un decreto legge ad hoc per Alessandria, ma entro le 48 ore. Sembra infatti che il sindaco abbia appreso positivamente la volontà del ministro Cancellieri di modiche normative e di un tavolo ministeriale, ma che ora il nemico sia davvero il tempo. “Serve che questo decreto per fermare le liquidazioni arrivi dal Ministero, entro 48 ore”. Come a dire: bisogna davvero fare in fretta. Infatti secondo la legge civile, una sospensione immediata delle liquidazioni in corso, senza tutela di una normativa al riguardo o di un decreto, porterebbe a ricadute e conseguenze a livello penale per le persone che oggi rappresentano i liquidatori delle aziende partecipate alessandrine. Intanto il sindaco già nella giornata di oggi invierà anche due lettere al ministro Cancellieri e al presidente della Camera Boldrini, interlocutori con i sindacati ieri a Roma.

[seguiranno aggiornamenti]



Non è una cosa da tutti i giorni per il nostro capoluogo che i cittadini arrivino a portare la propria protesta ben oltre i confini di Palazzo Rosso: ieri, giovedì 11 aprile, circa 400 lavoratori e rappresentanti sindacali, suddivisi in 8 pullman, hanno mantenuto la promessa, lanciata durante la fiaccolata alcuni mesi fa, e si sono recati direttamente in piazza Montecitorio per far sentire la propria voce e ricordare che “Alessandria non deve morire” e che non possono essere i cittadini a pagare le colpe di un dissesto che nasce dalla cattiva amministrazione locale, da leggi “schiacciasassi” e dalla mancanza di controlli tempestivi da parte di Roma. 

Ieri i vertici confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno svolto tre incontri con alcune fra le più alte cariche istituzionali del nostro paese: prima il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, insieme al ministro espressione del territorio Renato Balduzzi, a Giancarlo Verde, direttore centrale della finanza locale, al prefetto Alessandro Pansa, capo del dipartimento affari interni e territoriali, a Franca Triestino, vice capo gabinetto vicario e al prefetto Rosaria Cicala, poi incontrando i capigruppo della Camera dei Deputati e i Senatori e Parlamentari “alessandrini” del Pd, Cristina Bargero, Daniele Borioli e Federico Fornaro, insieme con Fabio Lavagno di Sel e alcuni parlamentari del M5S (oltre al segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero), infine nuovamente il ministro Cancellieri insieme con la presidente della Camera Laura Boldrini (nell’articolo di ieri la cronistoria della giornata, e qui la nostra diretta twitter). Sul tavolo diverse richieste: su tutte la possibilità di affrontare un percorso dignitoso per uscire dalla crisi, fatto di tempi ragionevoli per mettere mano a una sofferenza economica generata da decenni di squilibri di bilancio e insanabile ora in pochi mesi, a meno di provvedimenti così drastici da rischiare di uccidere il “paziente Alessandria”. E’ stata chiesta quindi la possibilità di rivedere la norma sul dissesto, eccessivamente punitiva nei confronti dei cittadini, ma anche miope nell’individuare servizi essenziali o meno (fra le altre, la richiesta di tutelare almeno il comparto dell’istruzione e della formazione, a partire dagli asili nido), offrendo un piano di rientro dai debiti più diluito nel tempo e la possibilità, durante una fase di ristrutturazione per riequilibrare entrate e uscite del Comune comunque da affrontare, almeno di utilizzare tutti gli ammortizzatori possibili, compresi alcuni speciali da istituire ad hoc se necessario.

La politica ha risposto all’appello, almeno formalmente, andando forse al di là delle speranze degli stessi partecipanti, ormai abituati sul piano locale a un dialogo bloccato su posizioni “che da tempo hanno smesso di parlarsi davvero”, come spiegano sconfortati i lavoratori.

Le istituzioni romane hanno invece aperto uno spiraglio tutto “politico” sulla faccenda dissesto, promettendo l’apertura di un tavolo ministeriale per affrontare la “questione Alessandria” e sorprendendo tutti con la rassicurazione che i tempi più volte considerati intoccabili da parte dell’amministrazione cittadina sarebbero invece un po’ più flessibili. Tutti contenti dunque? Ovviamente no. Se questa situazione si è venuta a creare la colpa è anche (se non soprattutto) di una politica fin troppo brava a fare promesse con la consapevolezza che non verranno mantenute. Solamente le prossime settimane sapranno dirci se e quanto le vie emerse dagli incontri saranno realmente percorribili. Di certo il tempo gioca fortemente a sfavore della città: l’imminente elezione del Capo della Stato e la nascita di un possibile nuovo governo potrebbero congelare tutte le azioni promesse ieri. I lavoratori ne sono consapevoli, e sanno che quella romana non è stata un punto di arrivo ma solo una tappa, comunque storica, di un percorso di lotta ancora lungo. Quel che è certo è che, come già avvenuto in passato, chi ha scelto di non arrendersi e di continuare a dar battaglia perché vengano riconosciuti diritti e dignità per tutta la città ha dimostrato, ancora una volta, che protestando insieme è possibile ottenere quantomeno ascolto e che la politica ha ancora la titolarità di prendere le decisioni ultime sui destini, anche economici, almeno dei comuni all’interno del territorio nazionale. Ci sarà tempo nei prossimi giorni per mettere ordine riguardo la fattibilità delle diverse proposte sul tavolo e sulla concretezza di alcune promesse politiche. I lavoratori e i sindacati sono rientrati nella notte, stanchi ma “un po’ meno sconfortati”, e consapevoli di aver comunque segnato un punto in favore della città tutta.

Spiega Silvana Tiberti, segretario provinciale Cgil: “tutte le persone venute a Roma oggi hanno consentito di aprire una serie di contatti che, altrimenti, non sarebbe stato possibile avviare con i consueti canali. Il merito dell’apertura di uno spiraglio è solo dei cittadini e dei lavoratori che si sono recati a Roma: ci hanno confortati molto le parole dei nostri interlocutori, sulla bontà della nostra scelta di portare nella capitale il ‘caso Alessandria’, che è molto grave e deve essere utilizzato da esempio per situazioni simili. Cosa faremo da domani? Decideremo insieme, Cgil, Cisl e Uil ma soprattutto con i lavoratori, come muoverci. Intanto, partiamo dal risultato che abbiamo raggiunto, grazie alla presenza di tanti alessandrini. Lo spiegheremo a quelli che non sono potuti venire. Eserciteremo tutto il pressing possibile affinché il tavolo ministeriale promesso venga istituito al più presto. In qualunque situazione di crisi di un’azienda privata se non si trova subito un accordo si arriva ad un tavolo ministeriale. Qui non è solo un’azienda privata ad averne bisogno, ma un’intera città. Non è pensabile che, se ad essere in crisi è una pubblica amministrazione, non vi sia lo stesso percorso. Parallelamente, attendiamo anche che il ministro Cancellieri venga ad Alessandria come promesso, in Prefettura, emanazione dello Stato sul territorio.
Se oggi siamo più ottimisti? Sì, ed è l’ottimismo che deriva dal fatto di essere riusciti a far capire in quale situazione, realmente, si trova la città”. 

Al margine, mi si consenta una nota di commento: i lavoratori alessandrini, giustamente preoccupati per un futuro personale e collettivo sempre più in bilico (che vuol dire, concretamente e senza retorica, non sapere più da un giorno all’altro come fare la spesa, comprare i libri di scuola ai figli, pagare mutui e bollette), si sono recati nella capitale per l’ennesima tappa della loro battaglia portandosi dietro entusiasmo, lenzuoli e striscioni impregnati di speranza, musica, sorrisi e persino bolle di sapone con le quali colorare piazza Montecitorio: se i termini dignità e senso civico hanno ancora un significato, il plauso va sicuramente rivolto a loro, che una volta di più hanno dimostrato la capacità di rispondere a situazioni di fortissimo stress in maniera propositiva e distensiva. Non solo non è giusto che a pagare la crisi siano cittadini che chiedono solamente la possibilità di lavorare e anche di fare ulteriori sacrifici se necessario, ma la politica, se dimostrerà ancora una volta di non essere in grado di offrire soluzioni ragionevoli, avrà anche la responsabilità di costringere chi ancora sta agendo con la massima apertura e calma possibile verso forme di lotta ben più radicali. 

 
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