Dal Laboratorio sociale un grido di allarme e protesta: “non ci fermeremo a Roma”
I rappresentanti delle partecipate insieme con Silvana Tiberti della Cgil e gli ex assessori Barberis e Puleio sono stati i protagonisti di una tavola rotonda sulla crisi della città e sulle strategia per impedire che il dissesto diventi crisi irreparabile. "La protesta di Roma è solo l'inizio. Se servirà radicalizzeremo le nostre rivendicazioni"
I rappresentanti delle partecipate insieme con Silvana Tiberti della Cgil e gli ex assessori Barberis e Puleio sono stati i protagonisti di una tavola rotonda sulla crisi della città e sulle strategia per impedire che il dissesto diventi crisi irreparabile. "La protesta di Roma è solo l'inizio. Se servirà radicalizzeremo le nostre rivendicazioni"
ALESSANDRIA – Una serata forse non partecipata quanto avrebbero sperato gli organizzatori del Laboratorio sociale (c’erano comunque solamente posti in piedi ndr), ma sicuramente vibrante e carica di energia quella che si è consumata ieri in via Piave, nell’ex caserma dei Vigili del Fuoco (peraltro destinata alla vendita, “privando la cittadinanza di uno spazio importante di confronto”, come hanno voluto ricordare gli organizzatori). A prendere la parola alla tavola rotonda promossa dal Laboratorio, per ricordare come “non devono essere sempre gli ultimi a pagare la crisi”, sono stati i rappresentanti dei lavoratori di Amiu, Aspal, Costruire Insieme, del Teatro, e delle altre partecipate cittadine, insieme con il segretario provinciale della Cgil Silvana Tiberti e gli ex assessori Barberis e Puleio.
Nell’incedere degli interventi è stata ricostruita la situazione complessiva delle aziende gestite dal Comune, accomunate dalla preoccupazione per un futuro sempre più incerto e dalle continue minacce di liquidazione o di vendita ai privati, con le conseguenti incertezze per il futuro dei lavoratori.
Numero gli appelli all’unità nella lotta, unica speranza perché la città possa uscire dal dissesto, “perché se ciascuno pensa solo al proprio orticello non ci sono prospettive per nessuno”. Durante la serata non sono mancate le critiche al primo cittadino, reo, secondo diversi partecipanti all’incontro, “di aver violato quel patto sancito in campagna elettorale”. “Se non si sapeva di preciso quale fosse la situazione sarebbe stato meglio non prendersi certi impegni” – dichiara qualcuno, mentre altri, più amareggiati, rilanciano: “ci sentiamo presi in giro: le istituzioni ritardano continuamente i pagamenti dovuti, così finisce che i servizi per i cittadini vengano pagati dai tagli sui lavoratori delle partecipate, ma fino a quando? Se il sistema implode 
Duri anche i pareri sulla possibilità di trovare soluzioni guardando ai privati: “solo il pubblico è garanzia di tutela dei servizi per la collettività, anche per chi non ha più i soldi di pagare rette sempre più alte. I privati vorranno guadagnare dai servizi, e visti i tagli più volte promessi vorrà sicuramente dire prestazioni peggiori anche per i cittadini”. In ultimo, un appello di lotta e speranza lanciato dagli organizzatori: “la rabbia monta ad Alessandria, e lo farà sempre di più vista la situazione tremenda che stiamo vivendo. Sentiamo ora la vicinanza del sindacato, che non abbiamo mancato di criticare in passato, e pensiamo sia giunto il momento di radicalizzare la lotta per evitare che tutta la città venga portata all’imbarbarimento e alla guerra di tutti contro tutti. La battaglia da compiere partirà dallo sciopero a Roma ma certo non si fermerà lì“.