“Atm in vendita? Magari qualcuno la comprasse”
Gianfranco Cermelli, neo presidente di Atm: il problema della vendita di Atm è che non vedo molti acquirenti disposti ad accollarsi un'azienda in queste condizioni. Compito del nuovo Cda è tentare di risanarla ma il Comune ci deve dire in che direzione vuole andare. La soluzione? Aumentare le entrate e ricorrere ad ammortizzatori sociali per i dipendenti, in attesa di tempi migliori
Gianfranco Cermelli, neo presidente di Atm: ?il problema della vendita di Atm è che non vedo molti acquirenti disposti ad accollarsi un'azienda in queste condizioni. Compito del nuovo Cda è tentare di risanarla ma il Comune ci deve dire in che direzione vuole andare?. La soluzione? ?Aumentare le entrate? e ricorrere ad ammortizzatori sociali per i dipendenti, in attesa di tempi migliori
ALESSANDRIA – E’ difficile immaginarsi il neo presidente Atm, Gianfranco Cermelli (nella foto con il vice Ezio Bressan), su tutte le furie. Eppure c’è chi dice che quando ha letto dell’atto di indirizzo dell’amministrazione che indicava come obiettivo la vendita del 46% delle quote Atm, la sua calma sia stata messa a dura prova. “In realtà – si affretta ora a precisare – questa volontà era già venuta fuori alla fine dello scorso anno. Noi francamente saremmo solo contenti se si trovasse un socio compratore, perché significherebbe una iniezione di liquidità. In questo momento i problemi, però, mi sembrano altri. Il primo fra tutti è quello di salvare l’azienda. Così come è oggi, con un parco mezzi che cade a pezzi, con il Durc (il documento che attesta il regolare versamento dei contributi previdenziali, nda) non del tutto a posto, non penso sia appetibile”.
Facciamo un passo indietro. A fine febbraio è scaduto il mandato del Cda presieduto da Giampaolo Cabella, Lega Nord, che aveva speso gli ultimi mesi del suo incarico, terminato con le dimissioni con qualche settimana d’anticipo, a chiedere conto all’amministrazione dei circa 20 milioni di crediti vantati nei confronti di palazzo Rosso. A Cabella è subentrato Cermelli (gruppo dei Moderati, in maggioranza) e, al suo fianco, Ezio Bressan. Al momento, però, il nuovo Cda non sembra aver goduto di un trattamento di favore, visto che la giunta chiede un piano industriale entro il 20 aprile, che tenga conto del taglio sul contratto di servizio di 3,5 milioni e, per di più, manifesta l’intenzione di vendere una quota considerevole dell’azienda, mettendo in allarme i sindacati.
Cermelli, immagino che vi siate incontrati con l’amministrazione. Quale mission vi hanno assegnato?
Abbiamo incontrato un paio di volte l’assessore Ferralasco. Il primo obiettivo è quella di redarre un piano industriale che tenga conto del taglio di 3,5 milioni di euro. E questo è il problema più grande perchè se si vuole mantenere lo stesso servizio è impossibile farlo con un taglio di quella portata. Il Cda è impegnato in un’azione di risanamento, la vendita è una volontà dell’amministrazione che è in pieno diritto di esprimere. Sarà però il comune a dover procedere. Noi quella delibera l’abbiamo interpretata come uno stimolo a risanare Atm, a rimetterla in piedi, per poi, eventualmente, mettere le quote sul mercato.

Mi sono meravigliato del fatto che l’azienda sia ancora in piedi e riesca, nonostante tutto, ad andare avanti. C’è un grande senso di responsabilità del personale. Ci sono mezzi che fanno fatica a partire, creditori che, nonostante tutto, ci sono venuti incontro. Non sarà facile stendere un piano industriale. Oltre tutto, il termine che ci è stato dato è il 20 aprile, ma chiederemo probabilmente una proroga, almeno fino a fine mese. Nel breve periodo il problema è quello della liquidità. Se non ci sono soldi per pagare il gasolio, i mezzi non escono, di qui non si scappa.
Le entrate autonome non bastano?
No, non sono sufficienti. Abbiamo un buco verso i creditori pesante. La sede è stata ipotecata per l’operazione del parking di via Parma e due mezzi sono già stati pignorati anche se nei prossimi giorni ci sarà un incontro con l’azienda di Valenza per vedere se è possibile sbloccare la situazione.
Prima di pensare ai tagli, di servizi o del personale, non ci sono margini per aumentare le entrate?
C’è probabilmente qualche margine, ma è ancora presto per dirlo. Ho chiesto più spazio di manovra, ad esempio per stabilire la politica dei parcheggi. Se poi perdiamo piazza della Libertà (c’è in corso un contenzioso davanti al consiglio di stato tra l’amministrazione e l’azienda che si è aggiudicata la realizzazione del progetto del parking di piazza Garibaldi che prevede anche la gestione di quello già esistente di piazza della Libertà) sarebbe davvero un dramma.
Tra i sospesi, c’è anche da definire la corresponsione della Cosap, il Canone per l’occupazione permanente di spazi e aree pubbliche (in questo caso i parcheggi) che Atm dovrebbe versare nelle casse del Comune.
Abbiamo già parlato anche di questo con l’amministrazione. C’è discordanza sull’interpretazione della norma che ne prevede la misura, ossia il 10% sulle aree al di sopra dei 1000 metri. Noi crediamo che l’area di calcolo debba essere considerata globalmente. Basterebbero circa 1 milione di euro, in questo modo.
Ma il nuovo Cda intravvede una via d’uscita per Atm?
Ridurre i servizi è l’unica, ma a mio avviso non è il Cda che deve decidere, ma è il Comune. Deve dircelo il comune dove vuole tagliare.

Occorrerebbe arrivare ad ottenere almeno il 50% delle entrate autonome, ma significherebbe probabilmente triplicare le tariffe. E non è proponibile in questo momento. Ecco perchè dico che occorre una indicazione chiara dal socio di maggioranza, ossia il Comune. E’ inevitabile che ci debba essere un impegno da Roma per alleggerire il peso del dissesto.
Tornando ai possibili esuberi..
Abbiamo già incontrato i sindacati ai quali chiediamo un grande senso di responsabilità. E’ evidente che c’è molta preoccupazione, noi stessi siamo preoccupati. L’ultima cosa che vorrei in questo momento è creare allarmismo. Ci deve essere la collaborazione di tutti per trovare delle vie d’uscita. Al momento, ad esempio, abbiamo fatto prendere la patente ai lavoratori del servizio di segnaletica, che è stato sospeso, e agli addetti alla stazione del metano, in modo da potergli offrire una ricollocazione. Stiamo valutando se non si possa ricorrere ai contratti di solidarietà, ad esempio per gli ausiliari del traffico. Per ora, siamo certi solo del fatto che è possibile applicare la cassa integrazione in deroga, in attesa ovviamente di tempi migliori. Insomma, c’è ancora un grande lavoro da fare e chiederemo la collaborazione di tutti.