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Fotovoltaico, “lo stop agli incentivi potrebbe non essere un male”
Secondo i dati dell'Osservatorio del Paesaggio Alessandrino sono 125 gli impianti autorizzati in Provincia per l'utilizzo dell'energia fotovoltaica. Ma l'azzeramento degli incentivi rischia di fermare nuove richieste: "potrebbe essere l'opportunità per tornare a coltivare i terreni. Il fotovoltaico ora conviene solo se istallato sui tetti per l'autoproduzione
Secondo i dati dell'Osservatorio del Paesaggio Alessandrino sono 125 gli impianti autorizzati in Provincia per l'utilizzo dell'energia fotovoltaica. Ma l'azzeramento degli incentivi rischia di fermare nuove richieste: "potrebbe essere l'opportunità per tornare a coltivare i terreni. Il fotovoltaico ora conviene solo se istallato sui tetti per l'autoproduzione ?
ALESSANDRIA – Dalla green economy alla blue economy il passo non è breve ma è “obbligato”. E’ l’ultima frontiera dello sviluppo energetico verso cui la comunità scientifica sta viaggiando. E il viaggio dovrebbe coinvolgere anche il mondo produttivo. Ne ha parlato Giuseppe Gamba, presidente della società di consulenza energetica AzzeroCo2 e socio del Kyoto Club per la riduzione delle emissioni in atmosfera, davanti agli studenti di terza e quarta del liceo scientifico Plana di Alessandria. L’incontro, che si è tenuto la scorsa settimana, faceva parte di una serie di appuntamenti promossi dall’Osservatorio del Paesaggio Alessandrino, insieme all’associazione Amici del Liceo, per divulgare la cultura delle buone pratiche in campo energetico, e non solo. Gamba ha parlato delle nuove frontiere della ricerca scientifica per la riduzione dell’impatto negativo dell’industrializzazione sull’ambiente. La crisi economica, paradossalmente, potrebbe rivelarsi un buon incentivo per accelerare i progressi in questo campo. Un esempio concreto? “La fine degli incentivi sul fotovoltaico ha portato anche all’azzeramento di richieste per l’installazione di impianti. Questa potrebbe essere un’opportunità per tornare a coltivare i terreni, riconvertendole magari a foraggio per la biomassa”. Non sorgo al posto del grano, sia chiaro, ma sorgo su terreni incolti o non coltivabili. Lo stop all’utilizzo di terreni agricoli per l’installazione di pannelli fotovoltaici è uno dei campi di intervento dell’Osservatorio del Paesaggio Alessandrino. Secondo i dati dell’osservatorio, sono stati 125 le autorizzazioni concesse in Provincia, pari ad una produzione di 230 megawatt. “Circa un quarto della potenza nominale di una centrale nucleare – dice Gamba – anche se si tratta di valori nominali, non effettivi.”
Secondo alcuni recenti dati forniti da Enel, la provincia alessandrina è quella che ha la maggiore produzione in regione proveniente da fonti rinnovabili. Un dato positivo quanto, però, dietro le grandi distese di specchi al silicio di cui sono “ricche” le campagne, non si nasconde una riduzione delle superfici coltivabili. Il vicepresidente dell’osservatorio, Silvio Garlasco, sottolinea però come “fino ad oggi il fotovoltaico ha avuto convenienza solo per gli incentivi statali. Ora conviene ricorrere ad esso probabilmente solo per l’autoproduzione, installandolo sui tetti delle abitazioni o sui capannoni delle fabbriche”. Si va quindi dritti verso la blue economy? Secondo Gamba “in Piemonte ci sono molti esempi di aziende impegnate nella ricerca di soluzioni, e alcune anche in provincia di Alessandria, sia nel campo industriale (come la Mossi & Ghisolfi), sia nel campo agricolo dove si va verso il recupero degli scarti e dei rifiuti per la produzione di bioenergia”.
“I principii della blue economy sono quelli di: ‘imitare la natura’ e i processi chimici naturali esistenti (ad esempio ‘copiare’ la struttura della foglia di loto che è totalmente idrorepellente o la ‘colla’ delle cozze); sostituire qualche cosa con niente; chiudere i cicli; utilizzare la chimica verde. L’importante – conclude Gamba – è quello di mantenere un equilibrio e di rispettare le regole”.