Processo polo chimico, chiesta “perizia tossicologica” delle acque
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Processo polo chimico, chiesta “perizia tossicologica” delle acque

La Corte d'Assise ha respinto l'eccezione sollevata dalla difesa sulla competenza territoriale. Il maxi procedimento proseguirà quindi ad Alessandria. Chiesta l'ammissione di oltre cento test e decine di periti di parte. Il pubblico ministero chiede una perizia tossicologica per stabilire la pericolosità degli inquinanti rilevati nelle acque, tra cui il cromo

La Corte d'Assise ha respinto l'eccezione sollevata dalla difesa sulla competenza territoriale. Il maxi procedimento proseguirà quindi ad Alessandria. Chiesta l'ammissione di oltre cento test e decine di periti di parte. Il pubblico ministero chiede una perizia tossicologica per stabilire la pericolosità degli inquinanti rilevati nelle acque, tra cui il cromo

 ALESSANDRIA – Il processo per avvelenamento delle acque e omessa bonifica, che vede imputati otto ex dirigenti delle aziende del polo chimico di Spinetta, resta ad Alessandria. La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Alessandria Casacci, ha respinto l’eccezione sollevata nell’ultima udienza dagli avvocati della difesa. Non c’è quindi in rischio di “condizionamento nel giudizio” per i magistrati che saranno chiamati ad esprimersi al termine di un prevedibile lungo procedimento.
“La Corte di Assise di Alessandria ha respinto il tentativo Solvay di spostare il processo a Milano. Ci ha dato ragione. – commenta l’associazione Medicina Democratica, costituitasi parte civile – Finalmente il processo vero e proprio, esaurita la fase preliminare sfruttata dagli avvocati difensori per cercare di perdere tempo verso la prescrizione, potrà cominciare nel merito. Ma non facciamoci illusioni sulle tattiche dilatorie, l’esercito dei celeberrimi legali continuerà a buttare negli ingranaggi un’altra serie di artifici (tra cui far parlare ore e ore un numero spropositato di consulenti, che tanto per pagarli soldi a Solvay non mancano) per rallentare la sentenza e puntare sempre alla prescrizione”.
Che si tratterà di un processo “storico”, non solo per Alessandria, è apparso evidente fin dalle prime battute. E confermato nei numeri: un collegio di difesa imponente, un centinaio di parti civile ammesse, altrettanti i test e periti che sfileranno davanti alla corte.
La prossima udienza, fissata il 17 aprile (salta l’udienza calendarizzata per il 10 aprile) vedrà proprio l’ammissione dei test che saranno chiamati a deporre: una trentina per l’accusa, circa sessanta per le parti civili, oltre cinquanta per la difesa, a cui si dovranno aggiungere i consulenti e i periti di parte.
“Evitiamo di ‘allovionarci’ con la carta”, ha detto più volte il presidente della Corte in riferimento alla quantità di documenti che si presume possano essere presentati dalle parti in causa. 
Subito dopo l’elencazione dei test, il pubblico ministero Riccardo Ghio, che ha curato l’indagine e formulato l’accusa, ha chiesto alla Corte una “perizia tossicologica”: un perito esterno che valuti se l’eventuale sforamento dei livelli di inquinanti – tra cui il cromo esavalente – nei pozzi di Spinetta, ha costituito o meno pericolo per la popolazione. Una richiesta che è stata valutata “non opportuna” dagli avvocati della difesa ma che non hanno voluto verbalizzare obiezioni. Starà alla Corte decidere se procedere con la perizia in questa fase del dibattimento, ovvero respingere la richiesta.
Paradossalmente, se l’eventuale perizia dovesse stabilire che nonostante lo sforamento dei limiti di legge per la presenza di inquinanti non è stata pregiudicare la salute dei cittadini, il processo potrebbe proseguire solo per il capo di imputazione relativo all’omessa bonifica?
Anche su questi aspetti si gioca il procedimento avviato dalla procura della Repubblica di Alessandria e che potrebbe essere destinato a costituire un precedente, come già avvenuto per i processi di carattere ambientale con i quali la giurisprudenza italiana è stata e sarà chiamata sempre più spesso a confrontarsi.
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