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Uomini fra la terra e le stelle
Le vite degli astronomi illustri raccontate dal giornalista Piero Bianucci a Cultura e Sviluppo
Le vite degli astronomi illustri raccontate dal giornalista Piero Bianucci a Cultura e Sviluppo
ALESSANDRIA – Non sempre pensiamo che dietro alle scoperte ed ai grandi progressi scientifici della storia ci sono stati uomini e donne comuni, che come noi avevano pregi, difetti, manie. L’aspetto umano, dunque imperfetto, dei grandi nomi della scienza è stato svelato e raccontato nello scorso Giovedì Culturale di Cultura e Sviluppo. Ospite della serata del 21 marzo è stato lo scrittore e giornalista Piero Bianucci, editorialista de “La Stampa” e direttore per ben 25 anni del settimanale “Tuttoscienze”, oltre che docente di Comunicazione Scientifica presso l’Università di Torino. L’incontro è stato introdotto da Massimo Volante, del Gruppo Astrofili di Alessandria. L’idea, spiega Bianucci, è stata quella di parlare di astronomia, ma in un modo insolito. Scoprire chi c’era dietro alle teorie e alle leggi che in tanti abbiamo studiato a scuola e rendersi conto che non si trattava altro che di uomini curiosi, desiderosi di capire, continuamente stupiti dalla natura e dal funzionamento del mondo circostante con la spontaneità dei bambini. Come non ricordare così l’aneddoto del filosofo Talete, che una sera cadde in un pozzo perché camminava col naso all’insù scrutando il cielo?
Talete è solo il primo di una lunga serie di pensatori e astronomi di cui Bianucci traccia un ritratto spesso inedito e sconosciuto al grande pubblico. La vita avventurosa di Copernico fino alla pubblicazione delle sue teorie eliocentriche, le vicende amorose di Galileo, gli scandali che coinvolsero Tÿcho Brahe, gli oroscopi fatti da Keplero per guadagnare soldi, la litigiosità di Newton e così via fino ad Einstein ed ai contemporanei. Il giornalista non dimentica però le grandi donne scienziate e astronome della storia, partendo dalla celebre Ipazia, che già fra il 370 ed il 415 d.C. sosteneva la tesi eliocentrica.
Tutti questi personaggi sono partiti da una domanda di fondo: quella del dove siamo, per capire quale sia il nostro posto nel mondo. Il cielo ha affascinato l’uomo dalla notte dei tempi, anche perché vi è effettivamente un legame in qualche modo fisico con quei pianeti e quelle stelle che lo popolano. La loro luce viaggia nello spazio ed arriva fino ai nostri occhi. Questi raggi sono formati dai fotoni, vere e proprie particelle che colpiscono la nostra retina, facendoci per così dire il solletico. L’idea di essere “toccati” dalle stelle è suggestiva e crea, dice Bianucci, un legame fra noi e ciò che c’è sopra di noi.
Studiare l’universo, inoltre, ci aiuta a capire come siamo piccoli e come tutto sia estremamente relativo. Sono 100 miliardi le galassie sparse per il cosmo e l’uomo abita un pianeta, la Terra, che si trova alla periferia di una di esse. Insomma, dall’astronomia ci arrivano lezioni di umiltà e di tolleranza, quanto mai utili per un’umanità che per sopravvivere non potrà che contare sulla costruzione di terreni comuni di dialogo e condivisione.
Per questo il giornalista promuove anche un curioso e insolito movimento internazionale, quello per la liberazione dei mappamondi dai loro supporti, che accanto ai fini didattici (spiegare in maniera più efficace i cicli stagionali, il giorno e la notte, ecc…) mette l’accento su un’idea di uguaglianza fra i popoli e le nazioni della Terra.
Per maggiori informazioni sul Movimento per la Liberazione dei Mappamondi è possibile consultare il sito www.globolocal.net.