Come cambia la città: l’ospedale
Home

Come cambia la città: l’ospedale

Storia dell’ospedale che nacque per iniziativa del comune e che oggi, con lui, vive i disagi del dissesto

Storia dell’ospedale che nacque per iniziativa del comune e che oggi, con lui, vive i disagi del dissesto

MemoriALE – Fra i principali diritti dell’individuo e interessi per la collettività c’è quello alla salute. Per questo l’ospedale in una città è elemento centrale e ha un peso forte nel determinare la qualità di vita dei suoi abitanti. 
Ancora una volta, guardando alla storia della nostra città, scopriamo aspetti inediti del suo passato: l’Ospedale dei Santi Antonio e Biagio fu costituito, nel XIV secolo, ad opera del Comune. Un’eccezione assoluta per un’epoca in cui queste operazioni erano prerogativa esclusivamente gentilizia. In particolare l’istituzione nacque dalla fusione del ricovero comunale di San Biagio, sito tra via Volturno e Via Verona, e quello di Sant’Antonio, in via Treviso. Quest’ultima fu anche la sede prescelta per l’accorpamento in quello che prese, verso la metà del Cinquecento, il nome di Spedal Grande.
La struttura che ancora oggi è in parte visibile (nella foto la facciata) risale ad un rifacimento settecentesco, spinto dalle nuove esigenze sanitarie che richiedevano un complesso più grande ed efficiente. L’incarico progettuale fu affidato a Giuseppe Caselli, che fu sostenuto da molte casate dell’aristocrazia alessandrina (come i Conzani e i Ghilini). Ai lavori, che continuarono poi per tutto l’Ottocento, presero parte anche architetti famosi come Valizone ed Antonelli (autore della celebre Mole torinese).
Oggi quello di Alessandria è un ospedale di terzo livello, atto cioè ad affrontare le patologie più complesse, e per questo dovrebbe fare da capofila anche per altre sedi. Questo diceva lo scorso ottobre il vicesindaco Oria Trifoglio, nell’ambito della presentazione del programma di mandato dell’amministrazione comunale. Di sicuro, pur rappresentando un polo di eccellenze e di professionalità, anche il settore sanitario cittadino deve scontrarsi di questi tempi con l’assenza di quelle risorse che permetterebbero di migliorarne servizi, strutture ed impianti. Si è parlato negli scorsi mesi infatti anche del nuovo ospedale, che potrebbe adeguare ai bisogni della cittadinanza i giusti spazi, ma allo stato attuale delle cose il progetto rimane ovviamente puramente astratto ed in potenza.
Non resta che guardare a ciò che, viste le circostanze, si può fare. Il che significa che, come già abbiamo detto rispetto ad altri temi (l’ambiente ad esempio), la svolta può avvenire quando tutta la comunità agisce per ottenere una miglior qualità di vita, senza aspettare solo risposte o rimedi politici. Seguire stili di vita sani, fare attenzione alle azioni di prevenzione, fare movimento forse saranno piccoli passi, che non risolvono le questioni più gravi, ma comunque sulla strada di un miglioramento per tutti di cui ogni persona con la sua condotta è artefice. Senza dimenticare l’apporto che in questo ambito offrono i gruppi di volontariato, una risorsa sulla quale la città comunque può contare e ricevere conforto in un momento in cui, mai come prima, la solidarietà rimane unico antidoto alla carenza di denaro.


Ospedale Civile, autore Anonimo, prima metà XX sec, aristotipo. Per gentile concessione della Fototeca Civica di Alessandria.  

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione