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Amiu, una protesta al giorno… “e dal 22 tutto fermo”
I dipendenti Amiu mettono in scena il funerale dell'azienda, con bara e corona di fiori. Una provocazione? un modo per tenere viva l'attenzione su un problema enorme. In programma altre manifestazioni, fino al 22 marzo, giornata di sciopero delle partecipate
I dipendenti Amiu mettono in scena il funerale dell'azienda, con bara e corona di fiori. Una provocazione? un modo per tenere viva l'attenzione su un problema enorme. In programma altre manifestazioni, fino al 22 marzo, giornata di sciopero delle partecipate
ALESSANDRIA – C’erano la bara, i fiori, i manifesti. Non c’era il cadavere, non ancora. E’ stato celebrato ieri pomeriggio, dai dipendenti, il funerale di Amiu, azienda multiservizi in via di liquidazione. C’erano anche i necrologi, gli stessi che giovedì avevano infiammato palazzo Rosso. Una manifestazione provocatoria “per mantenere viva l’attenzione sul dramma dei lavoratori e della città”. I dipendenti hanno sfilato con la bara portata a spalle per tutto corso Roma, fino a piazza della Libertà, dove hanno depositato il feretro davanti ai cancelli chiusi di palazzo Rosso. Oggi, si replica. Appuntamento alle 16 davanti al teatro comunale, morto anch’esso. “E’ la fine che rischia la città, fino a quando non si capirà che la politica dei licenziamenti non può portare a nulla di buono. Perchè se si colpisce chi lavora, si colpisce tutta la città”. L’intenzione è quella di farsi sentire, e vedere, fino al 22, quando è stato proclamato lo sciopero generale della partecipate. “E se a quel punto non sarà cambiato nulla, allora ci fermeremo, bloccheremo la città, tutta. Roma ci dovrà sentire”.
A dirlo è Alessandro Porta, Uil trasporti, insieme al segretario provinciale Aldo Gregori. “Quel che è andato in scena l’altro giorno, a palazzo Rosso durante il consiglio comunale è inaccettabile”, dice Porta, in riferimento ai fischi e alle polemiche. “Non abbiamo la memoria di un pesce rosso, come ha detto un consigliere comunale. Non siamo stupidi, non lo sono di sicuro i lavoratori. Dispiace pensare che l’amministrazione possa aver creduto che gli applausi fossero rivolti all’ex sindaco. I lavoratori lo sanno benissimo chi ha causato il dissesto e quell’applauso era certo provocatorio, ma non indirizzato a Fabbio”. E’ uno sfogo a ruota libera quello di Porta e Gregori. “I sindacati e i lavoratori si sono sempre comportati in modo responsabile, non hanno mai interrotto il servizio, nonostante i mezzi rotti, le gomme lisce. Nessuno di loro ha chiesto la luna, chiedono che venga garantito loro il posto di lavoro. Non privilegi. E’ sbagliato focalizzarsi sugli ‘usi e consuetudini’ e mi auguro che il sindaco non si fermi a quel punto. Non sono certo gli usi e le consuetudini (come la mezza giornata di ferie per le donne l’8 marzo) che ci hanno portato a questo punto. Chi era ad assistere al consiglio comunale non erano lavoratori da 3 mila euro al mese. Ci sono delle rinunce da fare? Siamo pronti a parlarne, ma usciamo dalla logica dei licenziamenti. Perchè così la prossima volta il funerale sarà dell’intera città”.
A dirlo è Alessandro Porta, Uil trasporti, insieme al segretario provinciale Aldo Gregori. “Quel che è andato in scena l’altro giorno, a palazzo Rosso durante il consiglio comunale è inaccettabile”, dice Porta, in riferimento ai fischi e alle polemiche. “Non abbiamo la memoria di un pesce rosso, come ha detto un consigliere comunale. Non siamo stupidi, non lo sono di sicuro i lavoratori. Dispiace pensare che l’amministrazione possa aver creduto che gli applausi fossero rivolti all’ex sindaco. I lavoratori lo sanno benissimo chi ha causato il dissesto e quell’applauso era certo provocatorio, ma non indirizzato a Fabbio”. E’ uno sfogo a ruota libera quello di Porta e Gregori. “I sindacati e i lavoratori si sono sempre comportati in modo responsabile, non hanno mai interrotto il servizio, nonostante i mezzi rotti, le gomme lisce. Nessuno di loro ha chiesto la luna, chiedono che venga garantito loro il posto di lavoro. Non privilegi. E’ sbagliato focalizzarsi sugli ‘usi e consuetudini’ e mi auguro che il sindaco non si fermi a quel punto. Non sono certo gli usi e le consuetudini (come la mezza giornata di ferie per le donne l’8 marzo) che ci hanno portato a questo punto. Chi era ad assistere al consiglio comunale non erano lavoratori da 3 mila euro al mese. Ci sono delle rinunce da fare? Siamo pronti a parlarne, ma usciamo dalla logica dei licenziamenti. Perchè così la prossima volta il funerale sarà dell’intera città”.