Verso un depuratore unico agli Orti
Proseguono i lavori della Commissione comunale Sicurezza e Ambiente: nell'ultima seduta approvati due sopralluoghi da effettuare il prima possibile ai depuratori degli Orti e di Lobbi. La soluzione più probabile sarà il rafforzamento della struttura unica presente ad Alessandria. Incertezza sui tempi
Proseguono i lavori della Commissione comunale Sicurezza e Ambiente: nell'ultima seduta approvati due sopralluoghi da effettuare il prima possibile ai depuratori degli Orti e di Lobbi. La soluzione più probabile sarà il rafforzamento della struttura unica presente ad Alessandria. Incertezza sui tempi
ALESSANDRIA – La Commissione comunale Sicurezza e Ambiente si è riunita nuovamente ieri, lunedì 11 marzo, con l’obiettivo di affrontare la questione depuratori.
Questa volta a tenere banco sono le state le valuzioni dei tecnici comunali, comunque in linea con quelle già presentate la scorsa seduta dal cda di Amag (peraltro alcuni ruoli si sovrappongono, e quindi di fatto sono chiamate ad esprimersi nel doppio ruolo di tecnici del Comune e di Amag le medesime persone ndr). Il bacino di Alessandria ha bisogno di aumentare la sua capacità di depurazione, per ora a circa il 70% del fabbisogno, con il resto dei reflui che finisce direttamente nel fiume Tanaro senza trattamento.
A presentare le due possibili soluzioni è intervenuto ingegner Marco Neri, che spiega: “la soluzione di potenziamento del depuratore degli Orti porta con sé indubbi vantaggi. Ci sarebbe un costo inferiore di 1 milione di euro, ma soprattutto si otterebbero vantaggi durante la gestione: meglio far funzionare a pieno regime un depuratore più grande, perché anche la qualità dell’intervento sarà maggiore. Già nel 2004-2005 l’idea era quella di far confluire in un unico depuratore anche i reflui della Fraschetta, tanto è vero che è già stato realizzato in parte il condotto che si potrebbe utilizzare. Stiamo parlando di circa 8 chilometri di tubazioni che grazie a un sistema a pressione dovrebbero convogliare le acque di scarto agli Orti, per un trattamento prima di essere riversate nel Tanaro. L’alternativa, cioè l’utilizzo di un secondo impianto a Spinetta, ci convince meno perché si trattarebbe di una struttura per circa 30 mila persone: piccolo per essere davvero efficiente, ma in grado comunque di richiedere personale per il suo funzionamento, aumentando i costi di gestione. A prescindere dalla soluzione adottata resterà il problema della zona 14, quella della cascina Chiappona, al momento senza copertura. Ma convogliando sul depuratore di Alessandria le acque di scarto di Valmadonna e Valle San Bartolomeo staremmo comunque parlando finalmente di una copertura di quasi il 100% del totale”.

Secondo Domenico Di Filippo (Movimento 5 stelle): “è inutile ragionare di strutture che rischiano di non venire mai realizzate nei prossimi anni, considerando la mancanza di fondi del comune. Personalmente ritengo la soluzione possa essere il potenziamento dell’impianto degli Orti, ma l’importante è imboccare vie realmente praticabili”.
Per raccogliere tutti gli elementi utili a una valutazione più complessiva la Commissione ha così deciso di realizzare due sopralluoghi sia allo stabilimento di depurazione degli Orti che a quello di Lobbi (su proposta del capogruppo Pd Giorgio Abonante).
In coda all’incontro, nel capitolo varie ed eventuali, sono stati brevementi affrontati i temi della sicurezza (su proposta di Diego Malagrino dei Moderati) e del transito dei treni contenti scorie radioattive dalla stazione di Alessandria (su proposta di Di Filippo, Movimento 5 Stelle). In particolare nei pochi minuti di confronto sul tema delle scorie, il presidente Claudio Lombardi ha precisato che la questione andrebbe ulteriormente approfondita: “c’è il reale sospetto che questi costosi interventi alla fine incidano relativamente sulla quantità di radiazione dei materiali, e siano invece frutto di accordi intercorsi prima che il referendum sul nucleare stoppasse la costruzione delle centrali in Italia. I rischi concreti per i cittadini vi sono solo in caso di incidente o attentato, comunque considerati altamente improbabili, mentre gli studi effettuati dall’Arpa dimostrano come non vi è contaminazione dell’area della stazione durante il passaggio dei convogli”.