Bianchi su Aspal: “non è colpa nostra se è stata amministrata male”
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Bianchi su Aspal: “non è colpa nostra se è stata amministrata male”

L'assessore a Bilancio e Partecipate della giunta guidata da Rita Rossa in conferenza stampa spiega le ragioni della liquidazione di Aspal, "gestita da amministratori che prendono stipendi di tutto rispetto ma non hanno fatto in pieno il loro lavoro" e precisa: "noi dobbiamo salvare tutta la città, non solo questi lavoratori"

L'assessore a Bilancio e Partecipate della giunta guidata da Rita Rossa in conferenza stampa spiega le ragioni della liquidazione di Aspal, "gestita da amministratori che prendono stipendi di tutto rispetto ma non hanno fatto in pieno il loro lavoro" e precisa: "noi dobbiamo salvare tutta la città, non solo questi lavoratori"

ALESSANDRIA – Intorno a lui si sono presentati tanti membri della maggioranza, quasi al gran completo (assenti però, fra gli altri, gli esponenti di Sel e l’assessore “dissidente” Barberis) per esprimere la solidarietà a Pietro Bianchi dopo i momenti di tensione avvenuti durante il cda di Aspal martedì, quando i lavoratori presenti all’incontro avevano fatto sentire la loro protesta. 

Una conferenza stampa, quella tenuta ieri dall’assessore al Bilancio e alle Partecipate del Comune di Alessandria, per “evitare strumentalizzazioni e la mistificazione della realtà. Per anni si sono utilizzate le leggi per proprio comodo – ha spiegato Bianchi di fronte ai giornalisti – mentre l’obiettivo deve essere quello di far sì contente le persone, ma compatibilmente al mantenimento di comportamenti che diano certezza e stabilità alla città, senza logiche clientelari e, soprattutto, nel pieno rispetto della legge”.

La prima stoccata del suo intervento è stata per la precedente amministrazione, rea, secondo l’assessore, di aver pensato di “poter amministrare vendendo proprietà del comune per pagare la spesa corrente, costruendo un modello tutto votato all’instabilità”. 
Nel suo intervento, durato circa 30 minuti, l’assessore al Bilancio ha toccato gli aspetti più caldi della vicenda Aspal di questi giorni, sottolineando come: “sia falso dire che questa giunta voglia lasciare a casa le persone, anzi, il sindaco in prima persona ha dimostrato di essere pronto a rischiare conseguenze personali davanti alla legge per tutelare i lavoratori. Non ci nascondiamo dietro le norme: ma se queste ci sono devono essere applicate con serietà, altrimenti sarebbe il caos”.

Diversi i passaggi importanti affrontati per spiegare il punto di vista della giunta: “il codice civile prevede che le società partecipate dal comune sono a tutti gli effetti società di capitali e da quelle norme sono regolate. L’assemblea di Aspal è stata convocata secondo l’articolo 2483 ter, il quale prevede che,  nel caso in cui le società si trovino con il capitale sociale sotto il minimo legale, il cda dell’azienda abbia l’obbligo di convocare l’assemblea per le delibarazioni del caso. Il consiglio di amministrazione di Aspal così ha fatto nella seduta del 28 gennaio, appurando un bilancio negativo di 725 mila euro. Non è assolutamente vero che questo patrimonio netto negativo sia una volontà del comune” – ha spiegato Pietro Bianchi. “Ho preso visione del bilancio solamente ieri: va invertita l’abitudine secondo la quale  a governare le società ci siano gli amministratori del comune invece di quelli dei rispettivi consigli di amministrazione: non mi sono mai permesso, e lo stesso ha fatto il sindaco, di dare consigli ai vertici di Aspal su come fare il bilancio”.

Fra i punti dolenti del bilancio secondo l’assessore Bianchi la mancata svalutazione del credito di 524 mila euro nei confronti di Aristor, società in liquidazione che, avendo fatto domanda di concordato preventivo, stando alle parole dell’assessore, non potrà onorare il proprio debito per cifre superiori al 10-15%. “Il bilancio è stato fatto in ‘continuità aziendale’ – ha spiegato Bianchi – mantenendo tutte le poste anche di immobilizzazioni immateriali: queste poste valgono centinaia di migliaia di euro. Se queste da parte della nostra amministrazione fossero state svalutate, come si poteva fare, il bilancio di Aspal sarebbe potuto arrivare a un rosso anche di 2 milioni di euro. Ma anche se la perdita fosse stata di un solo euro saremmo nella stessa situazione. Il comune non può ricapitalizzare e quindi l’unica via sarebbe comunque stata la liquidazione”. 


L’affondo forse più duro l’assessore al bilancio lo assesta a chi ha guidato l’azienda: “sapendo che era stato dichiarato il dissesto e che secondo il Decreto Bersani la società era ormai illegittima (ospitanto servizi misti, sia rivolti all’esterno che funzionali all’ente ndr) i dirigenti di Aspal hanno comunque fatto il piano aziendale prevedendo di incassare affitti per il teatro, pieno di amianto, o da Valorial, società ormai in liquidazione senza un euro e con le attività ferme da tempo. Questo atteggiamento non è serio: è doveroso pretendere che dirigenti che guadagnano cifre molto importanti facciano le cose con rigore, invece di impedire che le assemblee si svolgano con regolarità aizzando i lavoratori”.

Il piano industriale presentato, secondo l’assessore al bilancio, è problematico: “capiamo che salvare subito solo meno della metà delle persone non sia il soddisfacente, ma è quello che si può fare ora, anche tenuto conto dei recenti richiami del Ministero dell’Interno. Ci è stato detto che usiamo quella lettera di richiamo come fosse una clava, ma noi vogliamo solo tutelare la città per evitare un secondo dissesto. Vogliamo ricollocare parte dei lavoratori su altre realtà. Alcuni andranno all’azienda speciale Costruire Insieme, così da consolidarne anche la posizione al di là degli attacchi compiuti nei mesi scorsi dai membri della minoranza. Non è vero che il nostro piano industriale sia una presa in giro, anzi,  già il milione che abbiamo destinato noi doveva essere in realtà azzerato secondo il ministero, visto che non sono servizi fondamentali”.

Secondo Pietro Bianchi: “serve essere consci della realtà e stimolare una vera solidarietà fra le persone: sono stupito che il sindacato non stia compiendo il proprio ruolo in questa direzione. Serviranno anche azioni politiche: la norma sul dissesto è profondamente sbagliata e va cambiata, ma bisogna essere realisti. Ad oggi non sappiamo quando a Roma ci sarà un interlocutore con cui parlare e se attendiamo quella via non ci arriveremmo vivi”.

Infine l’assessore ha voluto fornire un paragone con altre città similari che gestiscono i servizi in maggiore economia. “Noi siamo qui per amministrare complessivamente meglio la città – sono state al riguardo le sue parole – e non garantire solamente dei posti di lavoro. Una città sana produce posti di lavoro veri, e non creati fittiziamente, come avvenuto in passato, assumendo irresponsabilmente persone quando non si poteva farlo”.
In Alessandria i servizi sono gestiti da 76 persone. Ecco la tabella riassuntiva della situazione:
 

“Il dato più emblematico  – ha sottolineato Bianchi verso la fine del suo intervento – è il servizio informatico: 22 persone quando altrove ce ne sono 4. In questo palazzo ci sono 78 server e una stampante per scrivania, il che comporta inevitabilmente grandi costi sostenuti nel momento dell’acquisto e anche quotidianamente per la manutenzione. Peraltro, così facendo,  si lede anche la funzionalità dell’Ente, perché si hanno sistemi diversi che non dialogano fra loro”. 

 

“Non possiamo vessare i cittadini con tasse al sempre al massimo – è stata la conclusione dell’assessore in conferenza stampa – non è sostenibile e non porterebbe alla reale salvezza della città“. 

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