Aspal: slitta di una settimana la liquidazione
"Nessun cavillo normativo a cui aggrapparsi" ha spiegato il notaio Oneto. L'incontro in prefettura ha, dunque, decretato la posticipazione della liquidazione nell'ottica di analizzare l'ipotesi del ricorso agli ammortizzatori sociali. Continua lo sciopero dei lavoratori
"Nessun cavillo normativo a cui aggrapparsi" ha spiegato il notaio Oneto. L'incontro in prefettura ha, dunque, decretato la posticipazione della liquidazione nell'ottica di analizzare l'ipotesi del ricorso agli ammortizzatori sociali. Continua lo sciopero dei lavoratori
ALESSANDRIA – 18:00 Slitta la liquidazione E’ terminato l’incontro in prefettura tra l’amministrazione comunale, i confederali, la dirigenza Aspal, il prefetto. Il verdetto: “La liquidazione slitta di una settimana” nell’ottica di analizzare l’ipotesi del ricorso agli ammortizzatori sociali. L’opzione al momento più plausibile parrebbe essere quella dalla cassa integrazione in deroga, considerato che attuare i contratti di solidarietà non risulta possibile per un’azienda in liquidazione. Tralasciate le altre vie poichè, ha detto il notaio Oneto, “non ci sono cavilli normativi a cui aggrapparsi”.
Nel frattempo la mobilitazione non si ferma. Continua lo sciopero.
16:30 Bianchi: “Unica via la liquidazione. Inutile il muro contro muro”
Intanto lavoratori e sindacati, nell’androne della prefettura, attendo un riscontro dal vertice che si sta svolgendo tra il sindaco, l’assessore Bianchi, il segretario generale Formichella, il direttore Aspal Tripodi, il presidente Rogna, i confederali Cgil Cisl e Uil e il prefetto Tafuri. Lo spiraglio, che i lavoratori e le rsa chiedono a gran voce, potrebbe trovarsi nei 16 milioni di euro che dalla nota ministeriale parrebbero ancora da destinare. I dipendenti Aspal si chiedono come mai non sia stato ancora deciso di mettere mano a quella cifra per salvare l’azienda. Al momento sembra essersi unito all’incontro anche il notaio Oneto.

Erano partiti “carichi” già al mattino i lavoratori chiedendo conto al sindaco Rita Rossa dei 900 mila euro “spariti” dal bilancio la cui mancanza è “causa” del profondo rosso del patrimonio netto di Aspal.
“Che fine hanno fatto i 900 mila euro di fatture? Perché non compaiono nel bilancio del Comune? Perché una parte è stata pagata? Delle due l’una: o hanno sbagliato revisori e cda di Aspal, o è il Comune che trucca le carte. Ci vuole verità!”, chiedono a gran voce le Rsa di Cgil, Cisl e Uil.
Per chieder conto della “sparizione” ed ottenere risposte chiare i dipendenti Aspal se la sono giocata fino in fondo, salendo al secondo piano della sede di via Guasco dove alle 17,30 era convocata l’assemblea dei soci per la nomina del liquidatore. Presenti il direttore Anna Tripodi, l’assessore al Bilancio e Partecipate Pietro Bianchi, il notaio, il vicepresidente Aspal e i tecnici.
“Spiegateci, vogliamo capire, vogliamo capire perchè stiamo rischiando il lavoro”, è stato l’accorato appello dei dipendenti. E ancora: “la politica deve uscire da palazzo, e assumersi le proprie responsabilità, perchè è da agosto che c’è l’intenzione di liquidarla questa azienda”. La politica, però, non c’era all’assemblea. C’erano i tecnici che hanno parlato con i numeri: hanno spiegato come quei 900 mila euro di fatture siano “sparite” a seguito della stesura del bilancio riequilibrato che ha assegnato ad Aspal meno risorse rispetto a quelle preventivate. A bilanci delle partecpate già fatte (e soldi già impeganti) è arrivata cioè la mazzata del riequilibrio imposto con la dichiarazione dello stato di dissesto. Come se una famiglia andasse in vacanza contando su un determinato budget ma, a vacanza già fatta e soldi già spesi il budget diminuisce drasticamente. Quel che è stato pagato è andato, quel che è ancora da pagare, salta. E anche per Aspal alcune fatture erano state pagate, altre no. Quelle non pagate costituiscono, oggi, la massa passiva che ha reso le attività minori delle passività.

Come se un cliente che porta la macchina da un meccanico si vede poi presentare una fattura per una fornitura di caramelle? Rossa aggiunge anche che “C’è una verifica in corso da parte dei consulenti Aspal per stabilire se le fatture corrispondono all’ordinativo fatto… e se rientrano nei servizi richiesti ad Aspal. E’ corretto che l’azienda abbia inviato le fatture ma non per questo possono trovare corrispettivo”.
Un’azienda privata sarebbe stata dichiarata fallita. “Dobbiamo procedere con la liquidazione. L’unico modo per non procedere sarebbe la ricapitalizzazione dell’azienda ma il Comune non ha soldi”, spiega il vicepresidente Aspal Concetta Ciuccio.
Ai dipendenti non basta. Perchè sanno che non è solo una questione di numeri, ma di scelte. “Basterebbero 300 mila euro per salvare Aspal, non 900 mila. Quando vogliono i soldi si trovano. E fino ad oggi hanno dato solo risposte confuse”, sbotta Alvaro Venturino di Cgil.
Visto che la politica non c’è (perché impegnata dicono da Palazzo Rosso in un’altra questione complicata e a rischio dal nome Amiu), ci pensa l’assessore Bianchi a chiamarla, al telefono. Rita Rossa si impegna ad essere presente, nella giornata di oggi, all’incontro con il Prefetto Tafuri per vedere se è possibile trovare una via di fuga dalla liquidazione che porterebbe i dipendenti ad un’unica meta: ricollocazione per alcuni, cassa integrazione per gli altri.
L’assemblea dei soci è sospesa ma non annullata ed è riconvocata per giovedì. Intanto prosegue lo sciopero dei dipendenti almeno fino a quella data. Domani mattina alle 10 i dipendenti si incontrranno nella sede della Cgil per spostaresi poi in presidio davanti alla Prefettura, dove si terrà l’incontro tra amministrazione comunale, azienda, sindacati e Prefetto.