Rita Rossa: “da sinistra non uno straccio di idee per la città”
Giunta azzerata entro una settimana: "I partiti a sinistra del Pd hanno fatto solo una lotta sterile senza proporre idee capaci di conciliare tutela del lavoro e vincoli economici". Punteremo su tribunale e nuovo ospedale. E' l'ora dei privati e delle cooperative. I sindacati? "Aspetto proposte, ma in passato hanno avallato scelte sbagliate"
Giunta azzerata entro una settimana: "I partiti a sinistra del Pd hanno fatto solo una lotta sterile senza proporre idee capaci di conciliare tutela del lavoro e vincoli economici". Punteremo su tribunale e nuovo ospedale. E' l'ora dei privati e delle cooperative. I sindacati? "Aspetto proposte, ma in passato hanno avallato scelte sbagliate"
ALESSANDRIA – La Giunta di Rita Rossa ha i giorni contati e verrà completamente azzerata. Sulle sue ceneri nascerà un patto nuovo, fondato su 10 punti di rilancio della città, partendo dai quali chiederà pieno appoggio alla maggioranza. “E se non dovesse arrivare – spiega il primo cittadino – tornerò a fare l’insegnante con la serenità di chi ha provato a fare fino in fondo il proprio dovere”. Tante le vicende sul tavolo con le quali confrontarsi, e la consapevolezza che la città preme per avere risposte e trasparenza. Ecco le nostre domande al primo cittadino e le sue risposte.
Sindaco, in città da più parti si solleva la denuncia sul vostro operato. I primi nove mesi di mandato sono stati caratterizzati secondo molti, sindacati compresi, da un certo immobilismo e da scelte, quando prese, che sono poi risultate sbagliate, almeno ascoltando i suoi detrattori: la confusione sulla liquidazione di Aspal e il futuro di Costruire Insieme, così come lo stop alla nuova società pensata per Amiu, giusto per citare i due esempi più clamorosi. Potevate fare prima e meglio?
Io penso di no. La situazione che abbiamo trovato non ce lo ha permesso. Da subito il nostro impegno è stato prosciugato dal lavoro per tenere in vita un paziente che era praticamente morto. Il dialogo con le diringenze delle partecipate, scelte dalla giunta precedente, non è stato semplice. L’analisi delle diverse situazioni è stata complessa, anche perché c’era l’abitudine ad aggiustare conti con artifici contabili. Avremmo potuto cambiare prima i dirigenti? Non era così facile, anche perché molte delle nostre partecipate non erano in regola neppure con il Durc: non è semplice in queste condizioni trovare persone competenti che, a titolo gratuito, accettino di subentrare e di assumersi le responsabilità legali di scelte scellerate prese in passato. Sulla vicenda Amiu c’è stato un lungo studio per liberare la società dal cappio stretto dall’accordo con Banca Barclays. C’eravamo riusciti ma nel frattempo sono subentrate nuove norme (quelle del Decreto Crescita ndr) che hanno scompaginato i piani. Ma la nostre scelte erano giuste. Sul fronte Atm abbiamo lavorato per garantire gli stipendi e il gasolio perché il servizio non si arrestasse. L’azienda Costruire Insieme risponde a una scelta forte per preservare i servizi educativi e anzi potenziarli, garantendo continuità al personale che opera nel settore della formazione. Lì ora finiranno l’Informagiovani, la Ludoteca e il Punto D, per creare un vero polo della cultura e dell’educazione. Ribadisco la mia convinzione che la società sia pienamente legittima, anche se l’iter per approvarla è stato duro perché il quadro normativo è confuso e un comune in dissesto non può pagare consulenti per chiedere un parere.
Che ruolo hanno giocato e devono giocare i sindacati secondo lei?
Dai sindacati mi aspetto proposte concrete e creative, che tengano conto delle reali condizioni della città, escano da arroccamenti sterili e consentano di salvare da subito quanti più posti di lavoro possibile. Certamente in passato non sono stati esenti da colpe, perché hanno avallato assunzioni non necessarie e difeso privilegi di alcuni lavoratori tali da rendere insostenibile l’equilibrio complessivo nelle partecipate. Ora abbiamo dei vincoli di bilancio molto chiari e non modificabili, ma all’interno di quelli sono disponibile a discutere delle strategie che si possono attuare. La vicenda Aspal ne è un esempio: ben vengano proposte di solidarietà fra i lavoratori che consentano a più persone di mantenere il lavoro. Si possono pensare contratti part time per esempio, o decurtazione di una piccola parte dello stipendio di tutti per far posto anche ad altri. E’ per questo che è impossibile ragionare di quanti siano in totale gli esuberi. Dipende anche dagli strumenti che si è capaci di mettere in campo. L’importante è fare presto. Ore, giorni al massimo, non si può attendere oltre per prendere decisioni strategiche.

Dipende da chi è il paziente. Nel conteggio non possiamo dimenticarci anche chi da questo dissesto viene rovinato e ha bisogno di ripartire. Sono cittadini anche loro. Penso al mondo delle cooperative sociali, che tante volte ha lanciato il suo grido d’allarme. Il Comune deve trovare i fondi per riprendere a pagare con regolarità il Cissaca, cosa che abbiamo cominciato a fare. Ma un discorso analogo vale anche per i tanti fornitori che il dissesto ha lasciato senza risposte e senza soldi. I cittadini devono capire, è trasparenza anche questa, che alcuni nostri servizi hanno costi improponibili rispetto a quelli di realtà simili. Nella Lomellina, un bacino di circa 100 mila persone, i servizi di raccolta rifiuti vengono gestiti da 45 persone. Qui sono 190. Stiamo studiando realtà come Varese e Pavia. Non possiamo neppure continuare ad alimentare un modello insostenibile. Altrimenti finirà che gli alessandrini tutti continueranno ad avere tasse e tariffe al massimo per mantenere i costi degli sprechi attuali. Noi fra 4 anni vogliamo poter abbassare finalmente i costi dei cittadini, offrendo servizi più razionali ed efficienti. Ovviamente anche la Regione e lo Stato devono fare la loro parte, versando con regolarità i contributi che ci devono, altrimenti qualsiasi sforzo sarà vano.
Ma cosa prevede la fase due? Dopo il risanamento, se l’operazione dovesse riuscire, quali saranno i primi provvedimenti per lo sviluppo?
In realtà stiamo giá facendo alcune cose: il wifi libero in città per esempio, e la candidatura a ospitare la sede del nuovo tribunale: un’opportunità importantissima, da cogliere, anche per il grande indotto capace di generare. Fra i grandi progetti c’è anche quello del nuovo ospedale. Vogliamo lavorare perché nel nuovo quadro sanitario nazionale Alessandria abbia un ruolo di primo piano e sappiamo che ci sono imprenditori pronti a investire nel progetto. Ma puntiamo anche sulla filiera della conoscenza, mantenendo un dialogo costante con l’Università, e sul rilancio del Pisu.

Perché manca un interlocutore. Chissà quando il Governo sarà operativo e con che margini di manovra. Noi invece abbiamo ricevuto una lettera dal Ministero dell’Interno che ci intima di dare risposte sui nostri conti entro 60 giorni. Per allora è impossibile pensare di ricevere una qualche attenzione da Roma. Chiederemo comunque ai parlamentari neoeletti dai nostri territori di battersi perché la nuova legge sul dissesto, completamente folle, venga presto cambiata.
Ma se i sindacati il mese prossimo andranno a Roma, come hanno annunciato, andrà con loro a protestare?
Andrò anch’io, a meno che questo non venga vissuto da loro come una provocazione.
E cosa potrebbe succedere se Alessandria non rispettasse per filo e per segno ogni vincolo imposto da Roma, sforando nel bilancio come peraltro fanno quasi tutti i comuni italiani, in nome della volontà di non applicare leggi così punitive nei confronti dei cittadini?
Il nostro problema è che siamo ormai un comune speciale, in dissesto. Questo vuol dire che a un qualsiasi sforamento corrisponderebbe lo sciogliemento del Consiglio comunale e l’arrivo di un commissario. Noi stiamo scongiurando questa eventualità per restare padroni delle nostre scelte, per quanto dolorose. Grazie a questo stiamo mantenendo servizi considerati per legge non essenziali che in caso di commissariamento verrebbero immediatamente chiusi.

Rimettere in piedi Alessandria vuol dire intervenire strutturalmente per ottenere risparmi e discutere tavolo per tavolo degli interventi da compiere. E’ impossibile pensare di fare un unico discorso, perché le diverse realtà delle partecipate hanno caratteristiche peculiari. Pensare a una città con fondamenta nuove, sane, vuol dire necessariamente aprire ai privati e al mondo delle cooperative. La direzione presa dal Governo di Roma in questi anni spinge forte in questa direzione, con tagli continui che impediscono che tutto resti pubblico. Quello che deve fare un comune è porsi come garante della qualità dei servizi offerti, costruendo reti fra pubblico e privato e presidiandone un coordinamento efficiente. Intraprenderò questa strada di risanamento e riequilibrio per offrire una città in grado di ripartire da un impianto strutturale sostenibile a costo di adottare scelte così impopolari da costarmi la possibile ricandidatura alle prossime elezioni.
Una parte della maggioranza e della sua giunta però si sta opponendo, sostenendo che la linea scelta originariamente era un’altra. Cosa é successo? Quali saranno i prossimi passi?
Desidero distinguere prima di tutto fra il rapporto umano con le persone e le posizioni dei partiti. L’addio dell’assessore Puleio é stato doloroso ma ne ho capito le ragioni profonde, legate anche alla sua storia personale. Comprendo meno la posizione di chi critica partendo da sinistra, peraltro rappresentando ormai posizioni marginali nel Paese, come testimoniano le ultime elezioni, senza essere però in grado di tirare fuori uno straccio di idea alternativa su cosa si potrebbe fare, tenendo conto degli inviolabili vincoli di bilancio. Eppure dovrebbero avere un ruolo propositivo all’interno della maggioranza come altre forze. A questo punto entro la prossima settimana azzererò completamente la giunta, riproponendo un programma in 10 punti con ciò che serve alla città. Se troverò consenso in maggioranza andrò avanti, altrimenti lascerò con la coscienza a posto. Ma da ora in poi dobbiamo procedere spediti o sarà comunque tutto inutile.