Barberis risponde al sindaco: “vera coerenza è opporsi ai licenziamenti”
Home

Barberis risponde al sindaco: “vera coerenza è opporsi ai licenziamenti”

"Nessuna proposta? Gran parte del programma elettorale è scritto da noi. La vera coerenza è rispettare fino in fondo l'impegno preso con gli elettori". Comincia così l'intervista con la quale l'assessore a Cultura, Lavoro e Diritti del Comune di Alessandria risponde al sindaco Rita Rossa. E rilancia: "ancora disposti a collaborare, ma..."

"Nessuna proposta? Gran parte del programma elettorale è scritto da noi. La vera coerenza è rispettare fino in fondo l'impegno preso con gli elettori". Comincia così l'intervista con la quale l'assessore a Cultura, Lavoro e Diritti del Comune di Alessandria risponde al sindaco Rita Rossa. E rilancia: "ancora disposti a collaborare, ma..."

ALESSANDRIA – Giorgio Barberis, assessore a Diritti e Beni comuni, Cultura, Lavoro, Formazione e Partecipazione del Comune di Alessandria, eletto nelle fila della Federazione della Sinistra, non perde tempo e preferisce replicare subito al suo sindaco. In un’intervista organizzata in poche ore spiega perché, come dice lui, al pari di tanti esponenti dei partiti e movimenti “a sinistra del Pd” che in queste ore accendono i dibattiti sulla rete, si sia sentito “offeso, colpito e tradito” dalle parole pronunciate dal primo cittadino questa mattina. Una risposta ferma alle accuse di Rita Rossa, “inevitabili, viste le esternazioni del sindaco delle ultime ore”, ma non per questo indolori, perché “il bene di Alessandria richiederebbe coesione e di convogliare le energie verso intenti comuni”. 
 
Assessore Barberis, in campagna elettorale avete fatto scelte molto precise: uno dei vostri slogan ricorrenti è stato “non si lascia nessuno indietro”. Poi cosa è cambiato in questi mesi? Si parla ormai di diverse decine di possibili licenziamenti. Non esiste davvero alcuna via alternativa? 
Per quel che mi riguarda le parole d’ordine pronunciate in campagna elettorale non possono e non devono essere rimangiate. Ci siamo riconosciuti nel programma elettorale di Rita Rossa “insieme” e per quel programma abbiamo lavorato, con la promessa alla città “che nessuno sarebbe rimasto indietro”. Noi ora continuiamo a pensare che nei momenti di crisi non si debba propendere per soluzioni tecnicistiche ma assumersi in pieno il ruolo che può giocare la politica. Se i presupposti su cui si basa l’azione del Primo cittadino sono mutati occorre esplicitarlo in modo chiaro, così che ciascuno si senta libero di esprimere posizioni differenti. Parlare di tagli e licenziamenti è un vero e proprio tradimento degli impegni elettorali e di governo presi mesi fa dal Certo-Sinistra. Noi pensiamo sia una scelta sbagliata da un punto di vista etico, economico, e anche politico. La nostra città non si può permettere nuovo licenziamenti e non può essere proprio una giunta di sinistra a lasciare a casa i lavoratori ai quali prima si era chiesto il voto, facendo promesse.

Però il sindaco sostiene che senza tagli importanti e urgenti si finisca per danneggiare tutti i cittadini. E che gli sprechi siano oggettivi, e meritevoli di essere sistemati una volta per tutte. Insomma, che le ragioni degli interventi siano da imputare a cause di forza maggiore…
Ho già avuto modo di dirlo diverse volte: sono d’accordo sia prioritario ottimizzare le risorse ed eliminare gli sprechi. Il punto però è che non si può pensare di sanare in pochi mesi un dissesto non solo finanziario ma strutturale, accelerato dalla giunta Fabbio ma costruitosi nel corso del tempo in diversi lustri. Se si pensa di intervenire così brutalmente ciò che si fa è solo macelleria sociale, e certo non erano questi i patti con gli elettori. Serve necessariamente più tempo. Bisognerà bloccare le assunzioni, eliminare gli sprechi e risanare, cosa che nelle partecipate finora non si è ancora cominciato realmente a fare, perdendo molto tempo. E’ falso e insultante dire che non c’è alcuna proposta da parte nostra. La linea da intraprendere è stata condivisa a suo tempo da tutti, e non siano certo noi ora a disattenderla. 

Quali erano allora i punti fermi dell’accordo?
Da un lato tenere aperto il confronto con Roma per dimostrare che la legge sul dissesto è ingiusta e tecnicamente insostenibile. In questo senso sarebbero servite azioni di protesta più forti, ben oltre la fiaccolata organizzata qualche mese fa. Non si sono fatte con la speranza che la via della mediazione con il Governo centrale portasse a risultati per la città, ma ciò che si è ottenuto è molto modesto: l’ingresso in un fondo rotativo con tempi di restituzione del denaro anticipato così tanto stretti da renderlo un intervento quasi inutile. Dall’altro lato l’obiettivo comune era quello di far quadrato sul fatto che tutti facciano dei sacrifici, in maniera proporzionale alle proprie possibilità, secondo il principio “lavorare meno per lavorare tutti”. Perdere il proprio posto oggi vuol dire essere condannati in un limbo, perché si conosce l’enorme fatica per rientrare nel mercato del lavoro. Noi abbiamo proposte concrete per migliorare la gestione dell’Ente e delle partecipate, arrivando a una gestione rigorosa in tempi ragionevoli, compatibili però con un modello di ristrutturazione che non condanni nessuno. E con noi non ci sono solo i sindacati, ma anche altre importanti porzioni della città, non ultima la stessa Confesercenti, che si è espressa su proposte simili alle nostre. 
 
Ma il Primo cittadino afferma con forza che i tempi non consentano manovre di ampio respiro. Secondo voi quali sono i margini per evitare un commissariamento e agire in maniera differente?
Non credo sia vero che il Governo centrale sia così pronto a schiacciare un comune che dimostra di aver intrapreso la via di un vero risanamento e di avere un piano credibile, in tempi ragionevoli, per poterlo portare a termine. Ci sono tantissimi esempi: Parma e Torino, giusto per citare due casi eclatanti, sono comuni pesantemente indebitati ma nessuno è intervenuto per costringerli a piani di rientro in tempi folli. Se il sindaco decide che la via degli ideali portati avanti in campagna elettorale è da cambiare deve essere pronta a dirlo apertamente, non accusando altri di non dare un contributo costruttivo. Le nostre proposte le facciamo fin dall’inizio e sono coerenti con i nostri valori: non è giusto che a pagare la crisi siano sempre gli ultimi. Se il programma parlava di giustizia, valorizzazione del lavoro, difesa e rispetto della società e delle persone allora è da lì che dobbiamo partire. Alessandria ha un divario di risorse enorme fra chi ha molto e chi sempre meno. Siamo una città dove qualcuno ha decine di case e qualcuno è sotto sfratto. Si cominci una volta tanto senza opprimere chi stenta ad arrivare alla fine del mese. 

Fra le accuse mosse da molti in città all’amministrazione c’è anche quella di essere stata poco chiara e trasparente, evitando quel confronto che invece doveva essere fondamento delle scelte da prendere in un periodo così difficile. È vero? Cosa non ha funzionato?
Io credo che queste critiche siano almeno in parte fondate. La discussione molto vivace è rimasta troppo spesso confinata nel palazzo e ancora non c’è stata sufficiente condivisione su come muoversi e su come comunicarlo. Serve maggiore trasparenza e coinvolgimento dei cittadini, anche qui riprendendo in mano il nostro programma e non affidandosi troppo spesso ai comunicati stampa. Abbiamo idee che non hanno ancora neppure avuto il tempo di essere comunicate e discusse, perché l’emergenza quotidiana ha assorbito tutte le energie. Un esempio è la politica universitaria, tassello centrale per il vero rilancio della città. Gran parte del programma di Rita Rossa, che noi abbiamo appoggiato, è stato preso pari pari dalle proposte della sinistra “a sinistra del Pd”: aspettiamo solamente che comincino a venir applicate. Ma ci sono, eccome. 

Assessore, se la giunta verrà sciolta, cosa pensa di fare? C’è margine per rinegoziare un percorso comune o l’unica via sarà l’opposizione?
Per prima cosa vorrei precisare il mio punto di vista: è sbagliato dimettersi dopo aver chiesto il voto agli elettori. E’ invece giusto battersi per quei valori nei quali si crede e per quali si è stati scelti. Torno a ripetere che se quei valori non sono più condivisi dal sindaco è lei a doversi assumere la responsabilità di interrompere tutto e dirlo chiaramente. Abbiamo letto della sua decisione dai giornali. Vedremo i punti, auspichiamo ci sia ancora spazio per un ripensamento e che una giunta come la nostra non sia chiamata a scegliere se licenziare dei lavoratori, ma continui piuttosto a negoziare alternative percorribili. Se così non dovesse essere necessariamente le nostre strade si separeranno, ma sarà chiaro a tutti, rispetto agli impegni presi con gli elettori, chi sarà rimasto coerente e chi no. 

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione