Il cristiano e l’impegno del voto
Non me lo impone la legge, ma la coerenza rispetto alle convinzioni che fanno parte della mia formazione complessiva, ma anche della mia scelta di fede. Gli amici che non ritengono di condividere la mia fede,
Non me lo impone la legge, ma la coerenza rispetto alle convinzioni che fanno parte della mia formazione complessiva, ma anche della mia scelta di fede. Gli amici che non ritengono di condividere la mia fede,
OPINIONI – Non me lo impone la legge, ma la coerenza rispetto alle convinzioni che fanno parte della mia formazione complessiva, ma anche della mia scelta di fede. Gli amici che non ritengono di condividere la mia fede, ma che in ogni caso condividono la mia passione civile, comprenderanno sicuramente, per una volta, il riferimento esplicito alla ispirazione cristiana della nostra pubblicazione. Per me il dovere del voto costituisce un precipitato storico di questa dichiarata ed esplicitata convinzione.
Quando decidemmo, un gruppo di amici ed io, di dare vita ad “Appunti Alessandrini” (sono passati ormai sei anni), un illustre protagonista della vicenda ed in particolare della Chiesa alessandrina, informato, ci incoraggiò con un augurio preciso: un periodico deve essere libero, altrimenti non è un periodico, ma una “velina” (ogni riferimento ai festini di Arcore è del tutto fuori posto). Aveva pronunciato le stesse parole anche per dei settimanali ufficiali. Grazie all’indicazione ricevuta, ma sicuramente per le nostre convinzioni, pur mantenendo una linea editoriale ispirata alle indicazioni del cristianesimo sulla presenza nell’”ordine temporale” e dunque nella politica, abbiamo accolto, sollecitato e fruito delle più svariate collaborazioni e degli esiti rispettosi del pluralismo.
In ogni caso la lezione di libertà e di autonomia non è mai stata elusa; consapevoli che solo nella libertà maturano le autonomie di giudizio e le scelte di una convivenza civile democratica, ci siamo comportati di conseguenza. Siamo nati proprio per dare un piccolo contributo in questo senso: aprire un dibattito che rispondesse alla dignità che dovrebbe essere il carattere distintivo della politica. Sappiamo bene di toccare un tasto delicatissimo, perchè, negli ultimi anni, di tale dignità si è fatto strame, ma sappiamo anche discernere che non tutti sono uguali: basta avere occhi per vedere chi ha occupato le istituzioni per i propri interessi personali ed esclusivi vantaggi di comodo. Resta il fatto che sta alle nostre responsabilità fare della politica ciò che di essa è stato detto dallo stesso magistero della Chiesa, “La politica è una maniera esigente, benché non unica, di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri” (Octogesima adveniens”, n.46); sta alle nostre responsabilità fare in modo che non “faccia schifo”, anche perché (ancora il magistero) “…il cristiano che trascura i suoi impegni temporali…mette a repentaglio la sua salvezza eterna” (Gaudium et Spes, n.46).
Resta inteso che l’esito finale e più rilevante dell’interesse alle vicende di carattere pubblico, la manifestazione più esigente dell’impegno politico è proprio l’espressione del voto. Anche per questo ci è di grande soddisfazione l’invito della C.E.I., dal momento che ci dichiariamo e tentiamo di essere cristiani, a partecipare al voto; qualunque altra indicazione di astensione o banalizzazione del dovere che ne consegue si colora di disfattismo doloso o gravemente colposo.
Se dovessimo sposare (Dio non voglia!) le tesi dell’antipolitica, allora sceglieremmo il Grillo e le sue insopportabili esternazioni: sempre meglio l’originale dalle imitazioni.