Chi ha paura della ZTL?
In una metropoli o anche solo in una città di grosse dimensioni per gli standard europei (dimensioni di Bologna, Nice, Graz ) le scelte di indirizzo sono quasi obbligate. In una città di provincia, invece, per fare ciò che va fatto bisogna partire da molto lontano
In una metropoli o anche solo in una città di grosse dimensioni per gli standard europei (dimensioni di Bologna, Nice, Graz ? ) le scelte di indirizzo sono quasi obbligate. In una città di provincia, invece, per fare ciò che va fatto bisogna partire da molto lontano

In una metropoli o anche solo in una città di grosse dimensioni per gli standard europei (dimensioni di Bologna, Nice, Graz … ) le scelte di indirizzo sono quasi obbligate: riduzione del traffico privato con incentivo all’uso dei mezzi pubblici mediante potenziamento degli stessi spesso adottando sistemi a via obbligata come tranvie o filovie, aumento, cura e manutenzione delle aree verdi, trasformazione del centro cittadino in salotto, guerra aperta ai veicoli privati di grosse dimensioni non importa che classe euro. In una città di provincia, invece, per fare ciò che va fatto affinché un’amministrazione sia sana e la città sia vivibile e non solo un parcheggio in cui sopravvivere, bisogna partire da molto lontano e cominciare un’opera di convincimento della popolazione che, in alcuni, casi non riesce neppure nel suo intento costringendo l’amministrazione a fare una scelta, inizialmente, invisa alla maggioranza della città.
Questa perniciosa mentalità viene, spesso, giustificata perché retaggio del pensiero dell’Italia allevata con il (falso) mito della Seicento e della super crescita degli anni Sessanta, che di fantastico, si badi, non hanno avuto poi molto, essendosi consumata proprio in essi la più grande distruzione indiscriminata e sregolata del territorio, la dismissione di pregevoli infrastrutture, il mito dell’individualismo e del consumismo come punto di arrivo: accanto a chi protestava per ampliare gli orizzonti della borghesia e a chi sognava il mondo nuovo c’era chi, quasi indisturbato, stava assassinando il paese costruendo orrendi edifici ovunque, piombando i torrenti, disarmando le ferrovie e ponendo le basi di quella società dei consumi che allargata ai paesi con popolazioni a nove cifre sta distruggendo il pianeta, l’unico abitabile e raggiungibile finora e soprattutto non solo nostro.
La Zona a Traffico Limitato, oramai viviamo di acronimi, è non solo momento iniziale e fondante della rinascita urbana, ma anche simbolo di una cultura del vivere la città impostata sulla condivisione e sul rispetto delle persone, della cose, dell’architettura e degli arredi.
Capita, credo, quasi a tutti di tornare da un viaggio, anche solo quello di ogni giorno di un pendolare, e pensare “sono arrivato a casa” quando il treno ci dondola sugli scambi di ingresso della stazione e cominciano i sfilare i cartelli blu con il nome della propria città o superiamo con l’auto i cartelli bianchi con il nome della città, magari anticipato da “benvenuti a”.
E’ il concetto di casa che abbiamo insito, ma che abbiamo perduto negli ultimi anni, quelli che hanno cancellato l’educazione civica dalle scuole e quelli che l’hanno sostituita con l’educazione stradale: prima di insegnare a rispettare i cartelli stradali bisogna insegnare a rispettare la strada, siamo pieni di buoni guidatori e pessimi cittadini e mancano i buoni cittadini che, normalmente, sono buoni guidatori.
Facile retorica ci suggerisce di sostenere che in Italia la cosa pubblica è considerata di nessuno e quindi mal trattabile e ignorabile, mentre nei paesi, ormai, più avanzati la cosa pubblica è considerata di tutti, quindi da tutti rispettata e da tutti fruita con il massimo beneficio.
Avere rispetto della città significa contenere la propria esuberanza, è evidente che un centro storico non sia in grado di sopportare il traffico caotico dei grossi viali di scorrimento, né possa ospitare tutte le auto in sosta, né sia fruibile contemporaneamente da residenti, veicoli dei residenti in sosta e in transito, veicoli occasionali in sosta e in transito, veicoli pendolari in sosta e in transito, mezzi pubblici e mezzi turistici.

La zona a traffico limitato è una zona di rispetto verso tutti e verso i diritti di tutti, opportunamente normata consente l’esercizio del diritto di vivere, lavorare, viaggiare e passeggiare, tutti rinunciando a qualcosa e tutti ottenendo qualcosa che è ben superiore a quello cui si rinuncia.
Non sono cinque minuti a piedi o in autobus che mineranno il risultato del lavoro di indaffarati professionisti, né saranno due sacchetti da far portare ad un autobus o da portarsi per qualche centinaia di metri a rendere impossibile la spesa (spesso si cammina più all’interno dei centri commerciali che per le vie di una città) e non sarà qualche passo a piedi a minare il senso del proprio quotidiano. E’ probabile che avere l’occasione di guardarsi intorno farebbe scoprire a molti la bellezza di tanti palazzi, l’eleganza ottocentesca, la sobria vanità del liberty e del tardo barocco che Alessandria regala in tanti suoi begli scorci.
Rispettare la città e considerarla la casa comune parte anche da una passeggiata distratta in centro, guardando una vetrina, apprezzando le decorazioni di un edificio, puntandosi in mezzo alla strada e affascinarsi delle geometrie create dagli edifici nati in momenti diversi fra loro. Il tempo è un bene prezioso e non illimitato, proprio per questo bisogna viverlo bene e non avere fretta di finirlo.
[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]