A proposito di ATM e di lavoratori
Per sostituire unamministrazione cittadina sono sufficienti le elezioni, ma per unazienda cittadina? E lecito pensare che a parità di risorse si potesse, da anni, gestire meglio la rete di trasporto pubblico cittadina e lo stesso parco mezzi?
Per sostituire un?amministrazione cittadina sono sufficienti le elezioni, ma per un?azienda cittadina? E? lecito pensare che a parità di risorse si potesse, da anni, gestire meglio la rete di trasporto pubblico cittadina e lo stesso parco mezzi?

A parte la delicatezza dell’argomento che in tanti casi imporrebbe, nel mondo civile, un altro linguaggio trattandosi di persone che garantiscono un servizio pubblico senza la certezza dello stipendio, troppe volte, in Italia, si sente parlare, da dirigenti impettiti o politici banali, di persone come se si trattasse di macchinari: è prioritario fermarsi e ragionare sul da farsi prima che il lavoro diventi una merce qualunque e non lo strumento sul quale è fondata la nostra Repubblica.
Spesso succede nelle società per azioni che hanno preso il posto delle aziende municipalizzate che i vertici vengano sostituiti ad ogni insediamento di nuova Giunta, e l’ATM non ha fatto eccezione; questa grave procedura si ripete in quasi tutte le città d’Italia per cui non usiamo questo spazio per condannare la lottizzazione partitica o lanciare anatemi sulla meritocrazia tradita, ma banalmente ci limitiamo a osservare che i vertici di ATM sono gli stessi nonostante ATM stia collassando; invece di domandarci perché il Centrosinistra al potere in città non abbia messo una sua espressione al vertice dell’Azienda ci domandiamo perché in Alessandria, come in tutta Italia, le dirigenze che falliscono o sbagliano o danneggiano o non rispettano il mandato avuto dalla proprietà, l’ente locale quindi la comunità locale, non vengano rimosse e sostituite.
Per sostituire un’amministrazione cittadina sono sufficienti le elezioni, ma per un’azienda cittadina?
La domanda non suoni come un “j’accuse” all’amministrazione di ATM Alessandria, non ne ho l’autorità né le intenzioni, poiché, vivendo da vicino problemi analoghi, so cosa significhi gestire un’azienda di diritto privato con il socio di maggioranza pubblico e soggetto agli umori della politica locale, troppo spesso espressione malandata e localistica di quella nazionale. Il fatto stesso che sia consentito è un’aberrazione giuridica.
Intendo, invece, accusare un consolidato modus gerendi della cosa pubblica e delle risorse umane.
Certo è che ATM, forse per responsabilità del suo socio di maggioranza, non ha mai razionalizzato il servizio, dove il termine razionalizzazione va inteso nel suo significato letterale, ovvero rendere ragionevole e ragionato, non tagliare, né orizzontalmente né chirurgicamente.
E’ lecito pensare che a parità di risorse si potesse, da anni, gestire meglio la rete di trasporto pubblico cittadina e lo stesso parco mezzi che da anni è oggetto delle meraviglie di molti appassionati che trovano autobus provenienti da varie città nelle quali avevano già concluso la carriera, spesso prematuramente, dimostrando che l’irrazionalità assume anche altre espressioni.
Tornando sul centinaio di esuberi potremmo obiettare che, recentemente, arrivando in stazione non ho potuto prendere l’autobus perché la vettura che era sopraggiunta sarebbe dovuta rientrare in deposito anticipatamente per assenza di cambio dell’autista … con cento esuberi almeno un autista che concludesse il servizio penso si sarebbe trovato, ma andando oltre i singoli episodi che non fanno statistica resta drammatica l’assenza della classe dirigente tutta, politica e societaria, nell’organizzare una nuova azienda che operi all’interno di un vero piano del traffico e della mobilità urbana.
Sulle ragioni che rendono indispensabile e auspicabile l’introduzione di una zona a traffico limitato oltre a una estensione dell’area pedonale mi sono già espresso precedentemente, in questa sede mi preme esprimere riprovazione per quelle iniziative e dichiarazioni che fanno imputare al costo del lavoro dipendente lo scenario di dissesto economico e fanno impuntare a un sovradimensionamento dell’azienda di trasporti il traffico sregolato e avvilente della dignità urbana che caratterizza la città di Alessandria, senza che si processi e razionalizzi lo status quo e senza individuare le responsabilità degli errori manageriali oltre che politici degli ultimi anni.
Le Organizzazioni Sindacali hanno proclamato uno sciopero per l’8 febbraio perché stanchi di non vedere piani industriali, stanchi di parole che non hanno converso ad un progetto che desse un minimo di prospettiva. Indipendentemente dalle valutazioni sul modus operandi e quindi sull’utilità dello strumento sciopero in questo caso, resta prioritario che lo scopo dell’agitazione sindacale sia rivolto a un progetto di razionalizzazione della rete e del lavoro e non solo ad un ripristino dello status ante, perché un simile risultato ci riporterebbe nelle condizioni iniziali che furono coreografia del disastro.
Il personale aziendale è una risorsa e non un costo, per questo dovrà essere razionalmente impiegato non ridotto o mutilato dei suoi diritti: un’azienda più efficiente ed una rete più appetibile possono anche dare un contributo di liquidità alle esauste casse; girare per girare, per fare scattare i chilometri della contribuzione dell’ente superiore (la Regione), come fanno molte società che si occupano di autoservizi sostitutivi ferroviari inutili come invece erano utili le ferrovie inopinatamente soppresse, è una delle ragioni per cui tutto il sistema del trasporto locale sta collassando e non solo in Alessandria.
E’ figlia di questi tempi la litania per la quale si accusa e si falcia per primo il lavoro dipendente perché causa prima del dissesto economico, mai che si falcino i dirigenti che costano cento degli stipendi che tagliano e che hanno preso le decisioni che hanno portato al dissesto, mai che si metta in discussione il sistema che ha generato il crollo senza scusarsi con invincibili quanto improbabili forze globali.
Condivido l’esasperazione dei Sindacati, ma questi ultimi devono stare attenti a non sbagliare l’obiettivo, vero è che il Comune di Alessandria è il socio maggioritario di ATM, ma è altrettanto vero che le politiche e le gestioni che hanno provocato il disastro originano nelle precedenti amministrazioni e nell’organizzazione stessa aziendale che, evidentemente, va riformata come tutta la politica dei trasporti del Quadrante (nuova entità geografica individuata di recente, come se non bastassero i danni derivanti dalla responsabilizzazione delle entità geografiche locali già esistenti).
