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“Senza mezzi e senza gasolio, ma comunque al lavoro”
Iniziativa spontanea di una parte dei lavoratori Amiu: non ci stiamo a passare per fannulloni, se la città è sporca ci scusiamo ma non siamo noi i responsabili. E sulle cooperative: siamo solidali, saremmo ben lieti se tornassero a lavorare per Amiu. Intanto nuovo rinvio del Cda per la messa in liquidazione dell'azienda. Ferralasco: inevitabile una riorganizzazione
Iniziativa spontanea di una parte dei lavoratori Amiu: ?non ci stiamo a passare per fannulloni, se la città è sporca ci scusiamo ma non siamo noi i responsabili?. E sulle cooperative: ?siamo solidali, saremmo ben lieti se tornassero a lavorare per Amiu?. Intanto nuovo rinvio del Cda per la messa in liquidazione dell'azienda. Ferralasco: ?inevitabile una riorganizzazione?
ALESSANDRIA – “Di nove macchine mono operatrici ne sono in funzione quattro, per coprire cinque settori della città”. E’ un rebus davvero complicato da risolvere. E ancora, “Il gasolio arriva con il contagocce e l’altro giorno un pistone si è rotto ed è entrato nella cabina del camion, sfondandolo. Eppure facciamo turni di 12 ore”. E’ lo sfogo dei dipendenti Amiu che ritengono di essere stati oggetto di critiche ingiuste e immeritate da parte dei cittadini e dell’amministrazione comunale. Una decina ieri pomeriggio, in rappresentanza di un centinaio di dipendenti (su un totale di 194), hanno chiesto ai mezzi di informazione di dare spazio alla loro voce e di instaurare un rapporto di dialogo con la città, per far conoscere anche la loro verità. I lavoratori, quelli che operano in strada per raccogliere il “rudo”, come chiamano “in confidenza” i rifiuti da raccogliere, non ci stanno a passare come come fannulloni. La situazione della partecipata del Comune è sempre più complessa e trovare un capro espiatorio è fin troppo facile.
La “verità” viene fuori poco per volta, dai racconti dei dipendenti: “Di sei macchine spazzatrici ce ne sono in funzione due, di nove macchine monooperatrice ne possiamo usare quattro. Lo stipendio arriva ogni volta ‘per miracolo’ , senza versamento di contributi, e le ore di straordinario passano come recupero. Eppure ora siamo noi a passare per quelli che si devono scusare”, dicono. Ci sono i cassonetti sporchi? “In città ce ne sono 5400 ma si vedono di più di 200 sporchi”.

L’amara verità è che “Amiu è sempre stato il ‘braccio armato’ di chi ha governato la città”, dicono. O la “mucca da cui attingere”, se si preferisce. E il risultato è un carrozzone dove chi pulisce strade e cassonetti fa turni di 12 ore al giorno, notte compresa. Ma gli operai sono circa la metà di tutto l’organico. “E’ vero che ora nessuno dei dirigenti prende più 20 mila euro al mese, ma se prima di ottavi livello ce ne era uno, ora ce ne sono due”, dicono a denti stretti. Nessuno dei presenti fa cenno ad “assunzioni facili”, perchè nessuno “vuole iniziare una guerra tra poveri”. E dispiace, quindi, “che i lavoratori delle cooperative, che lavoravano con noi da sette anni e con i quali non abbiamo mai avuto problemi, debbano essere stati i primi a rimetterci il posto, insieme ai 20 a tempo determinato, che sono a casa”. Se basta la solidarietà, a parole, “non la facciamo certo mancare”.
Dopo che sono uscite di scena le cooperative “ci siamo riorganizzati nel giro di un giorno, ed abbiamo dovuto comprarci, di tasca nostra, guanti e torcia, per svolgere il lavoro che fino al 31 dicembre era stato svolto, e bene, dalle cooperative”.
La situazione, al momento, non sembra possa migliorare in tempi rapidi: “l’azienda li ha i soldi per pagare le assicurazioni e le revisioni dei mezzi, quando scadranno?”. C’è di peggio, e al peggio c’è un limite: sono i dipendenti che hanno contratto mutui o hanno fatto la cessione del quinto: “in busta paga la trattenuta c’è, ma l’azienda non paga le finanziarie e a rispondere ora siamo noi”.
Un sindacato “che persegue la strada della politica”, e un muro di incomunicabilità “tra dirigenti, impiegati e noi”, fanno il resto.
Intanto ieri si è riunito il consiglio di amministrazione per deliberare sullo scioglimento di Amiu. Ma c’è stato un altro rinvio. “E’ evidente che occorrerà procedere con una profonda riorganizzazione – dice l’assessore Marcello Ferralasco che ha voluto passare la scorsa settimana due giorni i azienda per capire da dove partire a dipanare la matassa – Non parlo dal punto di vista della forma societaria, di cui si sta occupando il collega assessore Bianchi, ma di quello operativo. Amiu dovrà basarsi sulle risorse che provengono dalla Tia e da quello non si può sfuggire”.
La situazione, al momento, non sembra possa migliorare in tempi rapidi: “l’azienda li ha i soldi per pagare le assicurazioni e le revisioni dei mezzi, quando scadranno?”. C’è di peggio, e al peggio c’è un limite: sono i dipendenti che hanno contratto mutui o hanno fatto la cessione del quinto: “in busta paga la trattenuta c’è, ma l’azienda non paga le finanziarie e a rispondere ora siamo noi”.
Un sindacato “che persegue la strada della politica”, e un muro di incomunicabilità “tra dirigenti, impiegati e noi”, fanno il resto.
Intanto ieri si è riunito il consiglio di amministrazione per deliberare sullo scioglimento di Amiu. Ma c’è stato un altro rinvio. “E’ evidente che occorrerà procedere con una profonda riorganizzazione – dice l’assessore Marcello Ferralasco che ha voluto passare la scorsa settimana due giorni i azienda per capire da dove partire a dipanare la matassa – Non parlo dal punto di vista della forma societaria, di cui si sta occupando il collega assessore Bianchi, ma di quello operativo. Amiu dovrà basarsi sulle risorse che provengono dalla Tia e da quello non si può sfuggire”.