Tensioni in piazza Santa Maria di Castello
Venerdì pomeriggio è scattata la protesta dei 24 ospiti dell'Ostello appartenenti al progetto 'Emergenza Nord Africa'. "Abbiamo freddo e non ci viene dato quanto ci spetta" protestano, spaventati da un futuro sempre più incerto. La Polizia verifica l'operato del responsabile ma ammonisce: "va mantenuto l'ordine pubblico"
Venerdì pomeriggio è scattata la protesta dei 24 ospiti dell'Ostello appartenenti al progetto 'Emergenza Nord Africa'. "Abbiamo freddo e non ci viene dato quanto ci spetta" protestano, spaventati da un futuro sempre più incerto. La Polizia verifica l'operato del responsabile ma ammonisce: "va mantenuto l'ordine pubblico"
ALESSANDRIA – La protesta degli appartenti al progetto di accoglienza indetto circa due anni fa dal Ministero dell’Interno, denominato “Emergenza Nord Africa” si fa sempre più accesa e ieri ha toccato un nuovo picco dopo le manifestazioni già registrate in passato.
Venerdì mattina
da una riunione in Prefettura è emersa la volontà del Governo di far proseguire il progetto per almeno altri due mesi, anche se i finanziamenti alle realtà che hanno accolto le persone scappate dalla Libia cominceranno a diminuire. Venuti a sapere che per loro il futuro si fa sempre più incerto, i 24 ospiti dell’Ostello di Santa Maria di Castello hanno pacificamente manifestato il loro dissenso in piazza, sebbene non siano mancati i momenti di tensione, specialmente nei confronti del responsabile della struttura, Giuliano Brazzo, colpevole, a detta dei manifestanti, di diverse irregolarità, sulle quali, come già avvenuto in passato, sta indagando la Polizia.I ragazzi lamentano condizioni di vita non accettabili, e in particolare rivolgono un’accusa precisa al gestore, che non starebbe utilizzando in maniera corretta i fondi girati dal Ministero per garantire un giusto standard di vita delle persone accolte. “Noi dovremmo ricevere 75 euro a testa al mese, e questo, anche in passato, non sempre è avvenuto in maniera corretta – lamentano i ragazzi – ma soprattutto il Governo paga all’Ostello 40 euro al giorno per ciascuno di noi. Dove finiscono questi soldi? Il responsabile della struttura lascia acceso il riscaldamento per non più di un paio d’ore al giorno (condizione confermata anche da qualche operatore ndr), e, invece di comprarci vestiti nuovi e caldi come stanno facendo suoi colleghi (ad esempio i responsabili della Comunità San Benedetto al Porto con i ragazzi accolti da loro) si rivolge alla Caritas, ‘facendo la cresta’ sui sussidi destinati a noi”. Il sospetto degli ospiti, sicuramente grave, è reso più forte da quanto già avvenuto a inizio progetto, quando, raccontano: “è dovuta intervenire la questura perché ci venissero dati i 75 euro mensili che ci spettano. Per i primi sei mesi ci sono stati negati, con la scusa che quei soldi in realtà non ci erano dovuti”. Il responsabile dell’Ostello ieri è stato accompagnato in questura per verificare che tutti i pagamenti dovuti siano stati effettuati con regolarità e per sottrarlo alla rabbia dei 
Spiegano alcuni educatori che li seguono: “alcune richieste che portano avanti sono assolutamente legittime, altre lo sono meno. L’esasperazione gioca un ruolo fondamentale, così come le differenze culturali, la fatica a spiegarsi – perché diversi non parlano italiano – e la paura di ritrovarsi fra qualche mese in mezzo a una strada”. In effetti il progetto ‘Emergenza Nord Africa’, finora, a quasi due anni dal suo avvio, non ha saputo in molti casi andare al di là della semplice accoglienza, e ogni progettualità di reale integrazione è stata lasciata alla buona volontà dei diversi centri che hanno ospitato i ragazzi, “non sempre all’altezza di un compito così delicato” si sente ripetere da più parti (e probabilmente non selezionati con la dovuta cura).
I ragazzi di Santa Maria di Castello lamentano il fatto che a loro, non avendo ancora ricevuto il codice fiscale, è sostanzialmente preclusa la possibilità di lavorare, e “quando il codice fiscale finalmente arriva da Roma, i ritardi sono tali che spesso è già scaduto”, spiegano. “Quello che purtoppo sfugge loro – spiegano dalla Prefettura – è che in ogni caso nella situazione economica attuale avere i documenti in regola – che comunque arriveranno, è solo questione di tempo – non equivale automaticamente a trovare un lavoro”.
Nei prossimi giorni sono previsti nuovi incontri per cercare soluzioni più strutturali, ma l’appello è stato lanciato da tempo e finora non si hanno ancora prospettive all’orizzonte. In un clima di questo tipo i ragazzi, spaventati dalla possibiità concreta di trovarsi senza un tetto da un giorno all’altro, “liberi solamente di morire di fame o di freddo, o di cercare soluzioni di fortuna per guadagnarsi da vivere”, hanno già annunciato che continueranno la loro disperata protesta.