Natale con le lucciole
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
25 Dicembre 2012
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Natale con le lucciole

Dopo aver raccontato il Natale di chi non ha una casa, grazie alla prosecuzione della collaborazione con la Comunità San Benedetto al Porto, in questa giornata di festa scegliamo di dare spazio alle storie delle ragazze che vendono il proprio corpo in strada. Chi ha figli, chi è costretta a scappare da un posto all'altro e chi...

Dopo aver raccontato il Natale di chi non ha una casa, grazie alla prosecuzione della collaborazione con la Comunità San Benedetto al Porto, in questa giornata di festa scegliamo di dare spazio alle storie delle ragazze che vendono il proprio corpo in strada. Chi ha figli, chi è costretta a scappare da un posto all'altro e chi...

ALESSANDRIA – Il periodo di Natale è per molti un periodo di festa, ma può essere anche un’occasione di riflessione e di approfondimento. Qualche giorno fa abbiamo scelto di raccontare la storia degli “ultimi fra gli ultimi”, cioè coloro che non hanno una casa dove vivere e, per una ragione o per un’altra, non trascorrono le notti neppure negli ostelli cittadini, finendo per trovare riparo con soluzioni di fortuna. Oggi invece, 25 dicembre, grazie nuovamente alla collaborazione della Comunità San Benedetto al Porto, scegliamo di accendere i nostri riflettori su un’altra categoria di persone “ai margini”. Nei giorni scorsi i volontari della comunità guidata da Don Gallo hanno infatti incontrato alcune “lucciole”, raccolto le loro storie, offerto loro bevande calde e qualche dono.

Ecco il racconto dei ragazzi della Comunità, partiti la sera di venerdì dalla Casa di Quartiere di via Verona “armati” di thermos con thé e caffé (offerti dalla cooperativa Coompany), un centinaio di profilattici (messi a disposizione dal Drop In dell’Asl Al) e 30 regali donati dalla Bottega BORGOecò, impacchettati in carta dorata con un fiocco natalizio rosso. A dar loro manforte la consapevolezza dell’importanza del gesto da compiere e la solidarietà appena incassata dalla rete provinciale di Libera, ultima realtà in ordine di tempo ad aderire (con voto all’unanimità) all’appello pubblico della Comunità perché venga stralciata sia l’ordinanza contro la prostituzione che la scelta di inserimento della stessa nel regolamento della Polizia Municipale del Comune di Alessandria.

Raccontano i volontari di San Benedetto: “partiamo per il nostro giro intorno alle 23, decidendo di iniziare dagli Spalti per poi proseguire verso Spinetta. Le ragazze ci sono e quando ci vedono arrivare la reazione è per tutte la stessa: sono sorprese. Noi ci approcciamo facendo loro gli auguri, offrendo un dono e chiedendo se vogliono qualcosa di caldo da bere. Più d’una, fraintendendo, ci risponde: ‘ma questi regali sono per noi? Guardate che non li possiamo pagare’. Poi, chiarite le nostre intenzioni, accettano di buon grado”.
Elena, Sabrina, Cristina, Katiuscia, Lella, Tatiana, Rosanna, Federica: “queste le ragazze che abbiamo incontrato” – raccontano i volontari e le volontarie dalla Comunità di San Benedetto. Hanno dai 20 ai 33 anni. Sono Italiane, Romene, Albanesi, Moldave. “Ma per noi sono Donne. Semplicemente donne. E mentre scartano i pacchetti con le sorprese che abbiamo preparato per loro e sorseggiano le bevande calde, parlano: parlano e raccontano della loro permanenza in Italia, del loro nomadismo, da una città all’altra, per trovare il posto migliore. Spiegano di come esistano luoghi inospitali e pericolosi, dai quali cercare, quando possibile, di tenersi alla larga, ma di come non sempre ci si riesca. Quasi tutte hanno figli, come noi” – proseguono nel racconto i volontari di San Bendetto, che, a un passo dalla commozione, precisano: “alcune di loro non li vedono da diversi mesi ma si preoccupano di continuare a mandare a casa soldi per il loro mantenimento. Sentono ovviamente la loro mancanza, e qualche ragazza non ha saputo trattenere le lacrime mentre ci parlava di un figlio piccolo lontano da lei, perfino sotto Natale”.
Ai racconti seguono lunghi momenti di silenzio, dove a prevalere è l’imbarazzo collettivo. Ma poi altre intervengono, cogliendo l’occasione che viene offerta, una volta tanto, di raccontare il loro specialissimo punto di vista: “alcune di noi hanno ricevuto il foglio di via, o sono state vittime di retate, allontanamenti, minacce. Ma cosa ci mandano via a fare? – domandano. La polizia sa bene che se ci fanno il foglio di via siamo costrette a lavorare in un altro posto, in un’altra città, e dove eravamo noi il giorno dopo ci sarà già un’altra ragazza, pronta a rimpiazzarci”.
Spiegano i ragazzi di San Benedetto: “alcune di loro ci hanno raccontato di piccole tensioni: scaramucce per avere il posto migliore, fenomeni di concorrenza sleale, diverbi sulla scelta dell’orario da tenere”. Tutte però esprimono un vissuto comune: “c’è la crisi: non ci sono soldi e quindi si lavora davvero poco”. Non senza fatica i volontari le salutano, dopo una chiacchierata durata anche più di venti minuti.

Ma il loro giro non è finito. Riprendono gli spalti al contrario, in direzione Asti. Lì trovano altre ragazze e poi, appena fuori città, i trans. “Anche qui l’accoglienza è stata, come ci aspettavamo, calorosa – raccontano – con la richiesta di altri profilattici. Qui incontriamo Lisa, Maria, Bella, Consuelo, Roberta, Ludovica, Arianna: per alcune di loro la chirurgia estetica ha fatto miracoli, mentre altre nascondono a fatica le conseguenze di anni di ormoni. Nella nebbia però, con le luci dei lampioni e dei distributori di carburante che squarciano il buio, paiono bellissime, statuarie”. L’abbigliamento è curato nei minimi particolari, i capelli pettinati e tinti all’ultima moda. “Apparire e presentarsi in un certo modo può fare la differenza tra lavorare e no, tra mangiare e fare la fame” – raccontano. “Anche loro, sorseggiando il caffè caldo, esprimono gratitudine quando le salutiamo e ci chiedono se torneremo e quando. Speriamo presto, rispondiamo noi. E ogni saluto è quasi commovente. Baci, abbracci, saluti affettuosi. Siamo tornati alla Casa di Quartiere quando le due di notte erano passate da un pezzo – ci confidano – stanchi, infreddoliti ma la gratificazione di questi incontri ci ha davvero lasciato qualcosa: la relazione, l’incontro con l’altro, l’assenza di giudizio, la ricerca di un rapporto umano, per quanto forzatamente breve, ci interroga e interroga le nostre coscienze di persone in fondo garantite, o comunque più garantite di altre”.

“Questa sera abbiamo riscoperto – concludono i ragazzi della Comunità – che c’è chi un posto di lavoro, un’abitazione, un minimo di sicurezza, non riesce nemmeno ad immaginarli. Desiderarli. Si campa alla giornata e spesso, la notte, l’augurio migliore che si scambiano tra loro è quello di lavorare più della notte prima. Noi chiudiamo un primo bilancio di questa esperienza con l’auspicio di poter collaborare per costruire con il Comune di Alessandria e con una vasta rete di realtà alessandrine, insieme con il coordinamento del Piam di Asti, e con l’aiuto delle Forze dell’Ordine, un progetto ancora più importante, ancora più efficace di quello che fino a poco tempo fa la nostra Provincia sosteneva con la collaborazione del Cissaca. L’obiettivo è quello di riuscire a costruire un rapporto con queste ragazze, persone prima di tutto, che le renda soggetti di diritti e non oggetti di repressione o di politiche securitarie quasi sempre inefficaci, ma sempre pericolose per le donne. Anche perché noi crediamo davvero che loro, le donne,  possano diventare una risorsa per la nostra città, per un vivere comune più giusto e pienamente umano”.

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