Marcello Chiaraluce: “Se non si crede nella musica, inutile investire”
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Nicholas David Altea - musica@alessandrianews.it  
21 Dicembre 2012
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Marcello Chiaraluce: “Se non si crede nella musica, inutile investire”

C’è chi della musica suonata prova a farne un lavoro a tempo pieno e spesso ci riesce ma a fatica poiché l’Italia non è il paese più facile

C?è chi della musica suonata prova a farne un lavoro a tempo pieno e spesso ci riesce ma a fatica poiché l?Italia non è il paese più facile

CITY SOUNDS – La Marcello Chiaraluce Band è il progetto solista di Marcello Chiaraluce, chitarrista, cantautore, già membro dei Beggar’s Farm dal 2004 con cui a collaborato con nomi del calibro di Jethro Tull, Ian Paice e Don Airey (Deep Purple), Bernardo Lanzetti e Giorgio Piazza (PFM), Banco del Mutuo Soccorso, Osanna, Van Der Graaf e Maurizio Vandelli. Ora hanno un disco all’attivo “On a Winter Walk” e uno in prossima uscita, la nostra band oltre a promuovere il materiale originale oltre a spettacoli a tema come il Guitar Hero Story (50 anni di chitarra da Chuck Berry a Van Halen) oppure il Christmas Time dove le melodie natalizie sono state riviste, stravolte e rese attuali. La band è formata da: Marcello Chiaraluce (Chitarra/Voce), Serena Tort (Vocalist), Luca Grosso (Batteria),Kenny Valle (Piano/Tastiere), Daniele Piglione (Basso), Mauro Mugiati (Chitarre,Tastiere e Voce) e Davide Spalla (Vocalist). Abbiamo parlato con Marcello per capire le problematiche dell’essere musicista al giorno d’oggi

Quanto è difficile suonare nella provincia di Alessandria?
Per quello che riguarda la nostra realtà tendiamo a non fare spettacoli nei locali ma lavoriamo principalmente con i Comuni o le Associazioni. Suonare in Alessandria è difficile come negli altri posti, a prescindere dal dissesto le pubbliche amministrazioni hanno sempre meno soldi e li preservano spesso per manifestazioni ed eventi che possano avere un ritorno politico e di immagine, la cultura non rientra in questi contesti, tranne quella forzata caratterizzata da qualche casta di eletti. Nonostante questo un paio di eventi l’anno in Alessandria li facciamo e nella provincia anche di più. Ovvio che non possiamo sempre suonare nella nostra città, pensiamo sia meglio farsi vedere poco e magari con qualche idea nuova!

Quanto potrebbe giovare alla città una maggior spinta della musica dal vivo in un momento di crisi come questo?
Premetto che la mia filosofia è che nei tempi di crisi è bene investire per raccogliere quando le cose vanno meglio, però bisogna vedere su cosa si investe e io personalmente punterei all’educazione del pubblico, che poi è unico giudice della fortuna economica di un progetto musicale. Se si investe in ulteriori pub che ospitano tribute band o party band oppure luoghi, dove a malapena si può esibire un duo acustico che fungerà da carta da parati per avventori disattenti, si sprecano occasioni. Bisogna invece investire su una pluralità dell’offerta musicale su più fronti sia economico (partendo dal bar e arrivando al teatro) sia di genere insegnando al pubblico a scegliere e non a subire. Come nella ristorazione, una sera ti va la pizza e una sera il cinese (per esempio) anche nella musica bisogna farsi il gusto. Se la musica non ha importanza per le persone qualsiasi investimento è vano.


Quanto è difficile essere musicista per professione in Italia oggi e come viene trattato e salvaguardato dallo stato un musicista?
In questa domanda bisogna evitare il tipico atteggiamento vittimistico di molto miei colleghi a cui bisognerebbe chiedere: “Avete una partita iva come musicista?” “Avete studiato musica?”. Personalmente ho iniziato come gli altri in maniera dispersiva, ma poi ho cercato di regolarizzare la mia posizione inserendomi nel mercato professionale con le carte più in regola possibile. Il dilettantismo che dilaga impone ai professionisti di abbassare troppo i cachet, il che non significa solo guadagnare meno ma anche investire molto meno sulla qualità dello spettacolo. Lo Stato non tutela il musicista perché il musicista non ha dimostrato la serietà di altre categorie, se io domani operassi in Ospedale senza laurea, andrei in galera invece se un medico esce dal lavoro e va a suonare in un pub per 50 euro o gratis è un eroe. Questo ha portato all’attuale situazione.

Le date ve le cercate in maniera autonoma o avete un booking che lo fa per voi?
Le date sono gestite da un nostro agente interno, siamo autonomi su tutti i fronti ed è l’unico modo per amministrare meglio il budget e avere un risultato sicuro. Se lavori per te stesso, lavori davvero! Altrimenti sei una goccia nel mare delle party/tribute/cover band dove speri che prima o poi succeda qualcosa.

Quanto riuscite a tirar su dai cachet dalle serate?
Essendo per noi un lavoro abbiamo un tariffario che a seconda delle esigenze e dal tipo di spettacolo richiesto può variare. Ovvio che anche la location determina modifiche sul cachet, i locali che frequentiamo in genere sono medio grandi ma capita di trovare anche discrete soddisfazioni economiche nei posti più modesti.

Quanto tempo dedicate alla musica?
A parte qualcuno di noi che ha un doppio lavoro, gli altri fanno solo musica e campano di quello, me compreso.

Puoi raccontarci qualche aneddoto curioso dei vostri concerti?
Ce ne sono tanti, per fortuna essendo amici riusciamo a divertirci sempre. Diciamo che per la serata di Halloween abbiamo riempito di bende il bassista per fare la Mummia ma chi non lo ha visto non può capire il capolavoro tragicomico di questa operazione.

A presto e spero di esservi stato utile.  

[Foto di copertina di Cecilia Paesante]
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