Processo polo chimico, richiesta di danni milionari a Solvay
La Corte d'Assise ha accolto oltre 100 parti civili tra associazioni, enti, cittadini. Esclusa Solvay perchè imputata nello stesso processo. Le richieste di danno vanno dai 30 mila ai 150 mila euro, fino al milione di euro per chi ha perso i propri familiari. Il 27 febbraio prossima udienza
La Corte d'Assise ha accolto oltre 100 parti civili tra associazioni, enti, cittadini. Esclusa Solvay perchè imputata nello stesso processo. Le richieste di danno vanno dai 30 mila ai 150 mila euro, fino al milione di euro per chi ha perso i propri familiari. Il 27 febbraio prossima udienza
ALESSANDRIA – Un timido sorriso sui volti dei pochi presenti al processo contro il polo chimico al termine della lettura delle motivazioni che hanno spinto la Corte d’Assise di Alessandria, presieduta dal giudice Alessandria Casacci ad accettare oltre 100 parti civili. La multinazionale chimica potrebbe trovarsi a risarcire diversi milioni di euro. La richiesta delle parti va infatti dai 30 mila ai 150 mila ma per gli eredi di lavoratori deceduti le richieste potrebbero arrivare a sfiorare il milione di euro.
Tra tecnicismi e citazioni di legge contenute nelle pagine lette in aula, la sostanza è stata chiara verso la fine, almeno ai non addetti ai lavori: ammesse quasi tutte le parti civili all’interno del processo penale contro gli otto imputati per avvelenamento delle acque e omessa bonifica, con la sola esclusione di due associazioni, Ampana e Codice Ambiente, e di Solvay. I giudici hanno infatti ritenuto che la posizione Solvay nella duplice veste di danneggiata e imputata rarebbe stata incompatibile. Così come non “attengono a questo processo” i fatti rilevati da Solvay circa l’essersi accollata le spese aggiuntive per l’avvio della bonifica del sito. E’ “irrilevante” ai fini del procedimento inoltre, il fatto che la multinazionale abbia acquisito lo stabilimento senza essere a conoscenza – così avevano sostenuto i legati Solvay – del reale stato di inquinamento.
“Solvay rispetta la decisione odierna della Corte d’Assise di Alessandria, anche se non la condivide”, è quanto dichiara l’attuale dirigenza del gruppo al termine dell’udienza.
“La decisione di escludere la parte civile Solvay è una scelta che riguarda solo la possibilità di esercitare l’azione civile in questo processo penale. Ciò non impedisce alla Solvay di continuare ad esercitare il diritto a ottenere il risarcimento del danno cagionato dalla dirigenza Ausimont/Montedison nell’arbitrato internazionale che è già in corso. Solvay continua in ogni caso a portare avanti attivamente i vari interventi tecnici ambientali per la messa in sicurezza e bonifica del sito”. 
Analoga soddisfazione per gli avvocati che rappresentano le associazioni Wwf, Legambiente Piemonte, Medicina democratica (l’unica il cui diritto al risarcimento non è mai stato messo in discussione), Cgil, circa un centinaio di singoli cittadini, ex dipendenti, abitanti di Spinetta Marengo.
“E’ stata accolta la tesi per cui il danno non patrimoniale derivante dalla paura è equivalente ad un danno morale e quindi risarcibile”, spiega l’avvocato Maria Pia Giracca. Con lei, nel pool di avvocati di parte civile, anche Laura Mara, Vittorio Spallasso, Giuseppe Lanzavecchia, Laura Volante.
Tutti gli avvocati di parte civile hanno indicato quale responsabile di parte civile Solvay mentre il ministero dell’Ambiente ha chiesto che anche Edison sia chiamata a rispondere del danno ambientale. La prossima udienza è fissata per il 27 febbraio.
“Restano sconcertati dai tempi della giustizia coloro che non sono abituati a frequentare i palazzi di giustizia, soprattutto i parenti delle vittime che nella Giustizia hanno riposto la loro fiducia”, commenta Lino Balza di Medicina Democratica.