Gli ultimi tra gli ultimi: viaggio fra chi dorme in ripari di fortuna
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
20 Dicembre 2012
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Gli ultimi tra gli ultimi: viaggio fra chi dorme in ripari di fortuna

C'è una città di notte popolata da chi è "invisibile" e, per una ragione o per un'altra, si trova a passare le ore più fredde dentro vagoni dei treni fermi in stazione o in palazzi abbandonati, senza riscaldamento né protezioni. A dar loro conforto ci pensano i volontari della comunità San Benedetto al Porto: ecco le loro storie

C'è una città di notte popolata da chi è "invisibile" e, per una ragione o per un'altra, si trova a passare le ore più fredde dentro vagoni dei treni fermi in stazione o in palazzi abbandonati, senza riscaldamento né protezioni. A dar loro conforto ci pensano i volontari della comunità San Benedetto al Porto: ecco le loro storie

ALESSANDRIA – Quando una città ha problemi grandi come quelli che stiamo attraversando e tante famiglie fanno i conti quotidianamente con la sensazione insopportabile di precarietà e frustrazione, è difficile guardare altrove e fermarsi a riflettere sui problemi altrui.

Se l’operazione riesce, pensando agli ultimi, la nostra mente andrà probabilmente a coloro che vivono il periodo invernale negli ostelli della città. Questi spazi (maschile e femminile), gestiti dalla Caritas diocesana, accolgono ogni anno, soprattutto durante i rigori dell’inverno, decine di persone a dormire offrendo loro, grazie all’impegno dei volontari, almeno un riparo sicuro, un po’ di tepore, la semplicità di un sorriso. Per quanto sia difficile e doloroso farlo, è però importante non dimenticare che esiste una categoria di persone perfino più a rischio. Gli “ultimi fra ultimi”, almeno ad Alessandria, sono probabilmente coloro che, per diverse ragioni, passano la notte in strada o in ripari di fortuna. Quanti siano con certezza nessuno lo sa, ma ogni anno c’è purtroppo chi rischia seriamente la vita, o finisce drammaticamente per perderla, vittima del freddo e della malnutrizione. È davvero difficile immaginare cosa possa avvenire in un’Alessandria notturna e priva di difese che quasi nessuno conosce, nella quale viviamo e che pure sotto certi aspetti ci è ignota. Con l’aiuto decisivo dei volontari della Comunità San Benedetto al Porto di Genova abbiamo deciso di raccontare, proprio sotto Natale, alcune delle loro storie: chi sono, come e dove vivono alcune delle persone senza fissa dimora di Alessandria. 

La nostra storia, raccontata a quattro mani con gli operatori di San Benedetto, incaricati dal Comune come membri del tavolo tecnico per l’emergenza freddo di portare un po’ di sollievo e di tentare un censimento del fenomeno, parte di fronte alla stazione di Alessandria: è lì che la maggior parte di coloro che non scelgono il riparo degli ostelli si incontra, quando gli ultimi treni dei pendolari giungono in città. C’è chi è solamente di passaggio, diretto verso altre mete e rifugi ignoti ai più, e chi, forse la maggior parte, proprio nell’area degli snodi ferroviari cerca un luogo riparato dove passare la notte. Con un furgone carico di coperte, cappelli, termos con the caldo fornito dalla Ristorazione Sociale e sacchi a pelo, ad attenderli ci sono 4 volontari della comunità, pronti ad offrire loro almeno un po’ di conforto materiale, informazioni sulla possibilità di recarsi presso gli ostelli e l’occasione, per chi lo desidera, di scambiare qualche parola.

Sono soprattutto stranieri gli “ultimi” di Alessandria, provenienti da paesi del Sud del mondo o dall’Est. Raccontano i volontari di San Benedetto: “il primo giorno in cui abbiamo intrapreso questa attività, abbiamo cominciato il nostro giro alle 22. Nei giorni successivi abbiamo provato a partire ad orari diversi e ci siamo così resi conto che trovavamo persone differenti”. Dal piazzale della stazione due sono i rifugi prediletti: “grazie alla presenza di una sottile coltre di neve, nei giorni scorsi abbiamo potuto facilmente riconoscere quali fossero i percorsi di chi, allontanandosi dalla zona dei convogli più frequentati, si indirizzava verso le carrozze ferme per la notte o i treni temporaneamente in deposito. Nei vagoni abbiamo trovato alcune persone raggomitolate che provavano a dormire, alcune solamente con un giubbino e dei calzoni, senza neppure una sciarpa. In un paio di circostanze in particolare – proseguono i volontari – ci siamo trovati di fronte a persone anziane e non in buone condizioni di salute, ma al tempo stesso diffidenti e mal disposte alla possibilità di accettare aiuti. In tutti gli altri casi abbiamo trovato ragazzi piuttosto giovani, che, pur nell’evidente difficoltà della situazione, ci hanno dato l’impressione di non trovarsi in un imminente pericolo”. 

I più a rischio sono naturalmente coloro che svolgono una vita solitaria, ma per fortuna la maggior parte degli incontri ha fatto emergere vite vissute in gruppo, dove le persone riescono a darsi man forte e un minimo di assistenza reciproca in caso di necessità. 

Il secondo luogo visitato a più riprese dai ragazzi di San Benedetto è stato “l’albergo” o “il dormitorio”, come viene chiamato da diversi ferrovieri. Poco distante dai binari vi è infatti una palazzina su tre piani, che dall’esterno è apparentemente in buono stato, ma che all’interno è stata completamente abbandonata e lasciata a se stessa, diventando dimora di alcune persone altrimenti senza un tetto dove vivere. “Si tratta di una struttura molto grande – raccontano i volontari di San Benedetto – con circa 16 stanze per piano, tutte dotate di bagno. Gli infissi in diversi casi sono stati divelti e le condizioni igieniche all’interno sono spesso precarie“. Lì dormono a piccoli gruppi diverse persone che, per una ragione o per un’altra, non si sono rivolte agli ostelli. “Fra loro un ragazzo e una ragazza giovani, che vivono con i loro due cani, inseparabili compagni che – dicono loro – non possono abbandonare per recarsi all’ostello, dove dovrebbero dividersi comunque in quello maschile e femminile, eventualità che non prendono neppure in considerazione. Altri, abbiamo scoperto girando fra i diversi piani, si sono organizzati diversamente: chi ha sprangato l’ingresso di una stanza e non fa entrare nessuno (ma dall’esterno abbiamo stimato fossero almeno 6 o 7 persone), chi ha organizzato una piccola cucina di emergenza con piatti, stoviglie e pavimento puliti, chi ha perfino scritto sul muro il numero di telefono di un cellulare da chiamare in caso di necessità. Fra loro c’è anche chi, più solitario, si è appartato in attesa di un amico in ritardo con la sua bottiglia di vino. Fuori dalla stazione siamo stati approcciati da qualcuno che cercava soldi e siringhe sterili, a testimonianza che nella notte la zona della stazione resta un luogo frequentato anche da alcuni consumatori di stupefacenti, almeno occasionali”.

Durante le diverse uscite notturne i volontari hanno potuto distribuire decine di indumenti caldi e generi di prima necessità, constatando, attraverso i racconti di qualche interlocutore più loquace, che esiste una vera e propria rete di appartamenti in città, gestita con il passaparola, ormai occupati da tempo, senza riscaldamento e spesso in condizioni pericolanti, dove altre persone cercano rifugio.

“Sappiamo, grazie al monitoraggio svolto dal Cissaca, di almeno 14-15 famiglie che sono al momento senza gas, alcune con minori e anziani. Più della metà sono famiglie italiane. Ci stiamo attrezzando per trovare soluzioni insieme agli altri partner del tavolo di lavoro sull’emergenza freddo, anche per essere pronti nel caso in cui le temperature scendano ancora. Grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, che ha promesso un contributo straordinario (che potrebbe essere di alcune decine di migliaia di euro ndr) cercheremo di avere un paio di persone in più per la gestione dei dormitori, così da consentire agli ospiti di lasciare gli ostelli alle 10 del mattino e non alle 8 come avviene ora. Si tratta di una grande differenza per loro, perché a quell’ora di solito la temperatura in città si è già alzata di qualche grado, e alcune ore in più di riposo al caldo possono risultare decisive. Parleremo poi con Amag nella speranza di poter saldare un paio di mensilità di chi è in arretrato con i pagamenti, a patto che venga loro riallacciato il gas. Compreremo inoltre nuovi sacchi a pelo e beni di prima necessità da distribuire nelle prossime settimane. Torneremo a fare un giro per la stazione e gli altri luoghi a rischio con cadenza settimanale, così da monitorare la situazione. E’ straziante vedere le condizioni di vita di alcune persone, come gli ospiti dell’’albergo’, una struttura dove la dignità delle persone è messa a dura prova e nella quale non osiamo neppure immaginare quali possano essere i pericoli igienici specie con l’avvento del periodo estivo, vista la mole di rifiuti ed escrementi presenti su alcuni pavimenti. Ci piange davvero il cuore, anche perché quel posto, così grande, è tutt’altro che in luogo sperduto, ma nessuno di coloro che quotidianamente ci passa davanti sembra prestare caso alla situazione. Noi pensiamo basterebbe un lavoro di semplice ristrutturazione e pulizia, anche perché le mura sembrano ancora in buonissime condizioni, più magari la presenza di una guardia notturna che vigili sull’utilizzo della struttura, per farne un dormitorio enorme, in grado di accogliere con dignità tutti coloro che adesso vivono fra paura, freddo, sporcizia e indifferenza”.

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