Partecipate: “qui la fine del mondo è già arrivata”
Ieri la giornata più difficile per le partecipate e nelle prossime ore la situazione è destinata a scaldarsi ancora: ieri presidio Aspal, giovedì assemblea Amiu. Saltato il tavolo tecnico, il Cda annuncia la nomina dei liquidatori
Ieri la giornata più difficile per le partecipate e nelle prossime ore la situazione è destinata a scaldarsi ancora: ieri presidio Aspal, giovedì assemblea Amiu. Saltato il tavolo tecnico, il Cda annuncia la nomina dei liquidatori
ALESSANDRIA – “E’ come se la fine del mondo qui fosse già arrivata”. I sindacati e i lavoratori delle partecipate e delle cooperative non hanno più parole per descrivere la situazione nella galassia comunale. Come se la frana causata dal dissesto si fosse trasformata ormai in valanga, sempre più grossa, trascinando tutto a valle, indistintamente. Non c’è chi sta meglio o chi sta peggio, e neppure lavoratori di serie A o B. “Sembra di stare tutti sul Titanic”, ha commentato un cittadino dalle pagine di Facebook e il paragone sembra calzare a perfezione.
Aspal, il vaso è colmo
Quella di ieri è stata forse la giornata più difficile, a partire da Aspal: il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto mettere ai voti la messa in liquidazione, nonostante il “no” fermo dei sindacati. Ma, “per impedimenti tecnici segnalati dal collegio sindacale”, come dirà a tarda mattinata un comunicato ufficiale del Comune, l’assemblea dei soci di Aspal è stata rinviata e riconvocata per il 15 gennaio. Nel frattempo, una delegazione di lavoratori, guidata dai rappresentanti sindacali Cgil, Csil e Uil chiedevano di incontrare il sindaco Rita Rossa. “Siamo stati convocati d’urgenza il giorno precedete dall’azienda che ci ha comunicato dati economici preoccupanti. Alla luce del bilancio riequilibrato è evidente che ci sarà un taglio dei fondi che rischia di portare ad esuberi di personale”, dice Alvaro Venturino, Cgil.
“Non se ne parla esplicitamente, ma senza fondi come si pagano i dipendenti?” chiede Cristina Vignolo.
Il sindaco Rossa, al quale va dato atto di non sottrarsi al confronto, anche quando si profila duro, tenta di rispondere: “capisco le vostre difficoltà; stiamo presentando un bilancio ricorrendo al fondo rotativo proprio per garantire l’occupazione. Il nostro obiettivo è quello, altrimenti non avrei firmato le ordinanze che ho fatto, assumendomi responsabilità pesanti. Il problema sono anche le norme sul dissesto che sono molto rigide”, tenta di spiegare il sindaco.
Il 27 dicembre si terrà un tavolo tecnico di verifica della condizioni per un “traghettamento” il più possibile indolore. “Siamo consapevoli del fatto che occorra tagliare tutti gli sprechi. Se sarà possibile risparmiare su alcune sedi lo faremo. Ma abbiamo bisogno di una maggiore flessibilità normativa”, dice ancora il sindaco. Che, su questo tasto, raccoglie l’adesione dei lavoratori: “siamo tutti pronti ad andare a Roma”, dicono.
“La messa in liquidazione delle società – ha commentato l’assessore Pietro Bianchi, forse in un tentativo di rassicurare – non cambia la situazione immediata dei dipendenti di queste aziende, che potrà essere modificata solo se si riuscirà (e qui l’impegno è affidato soprattutto agli organi gestori delle aziende), ad intraprendere un circolo virtuoso di ottimizzazione e di razionalizzazione dei costi, di risparmio e di raggiungimento della maggiore efficienza operativa possibile. Il tutto nel rispetto del servizio che devono prestare e nella massima tutela possibile dei lavoratori”.
E anche ad Amiu arrivano i liquidatori.
Un colpo basso? “Un fulmine a ciel sereno. Si era detto che tutto avrebbe dovuto essere deciso e condiviso ad un tavolo. Che fine ha fatto ora? Ci eravamo lasciati a fine novembre con l’impegno di rivederci il 18 (ieri, ndr) per parlare di stipendi e tredicesime. Non solo non c’è stata la riunione, ma ad oggi nessuno sa se ci saranno i soldi. Ora, come se non bastasse, salta fuori la nomina dei liquidatori”, dice Angelo Barrocu, Cisl. Non è nel suo stile, ma la rabbia questa volta non si fa fatica a leggerla nelle sue parole. “Questo è un fulmine a ciel sereno”, ribadisce, “Sembra che la proprietà, ossia il Comune, non sappia cosa fa l’azienda e viceversa”.
L’unica certezza “è che finora sono stati tagliati i servizi, già pagati dai cittadini, come lo sfalcio dell’erba. E’ un dramma”. Giovedì mattina è stata convocata una assemblea dei lavoratori e non è facile prevedere come andrà a finire. “L’impegno dell’amministrazione era quello di trovare un sistema giuridico per trasformare l’azienda, il nostro compito era quello di fare in modo che i lavoratori vengano traghettati nella nuova e i servizi garantiti, ma se non sappiamo cosa succede come possiamo garantirlo? Ci stiamo giocando tutti la pelle, se non si cambia”.
Atm, “siamo al terzo piano industriale”
Angelo Barrocu sottolinea come “i lavoratori delle partecipate si stanno di fatto autofinanziando. Visto che per la maggior parte sono residenti ad Alessandria, pagano tasse e non ricevono né servizi né stipendi”. Il teatro dell’assurdo, verrebbe da dire.
Aristor, parola d’ordine “arrangiarsi”
“Abbiamo chiesto un incontro con l’amministrazione che il questo momento, lo sappiamo, è impegnata nel lavoro di approvazione del bilancio. Vedremo a gennaio”.