“I robot saranno dentro di noi e accanto a noi”
Dalle nanotecnologie ai robot autocoscienti. Carlo Ratti del Mit di Boston: La tecnologia ci aiuterà a dimenticarsi della sua presenza per tornare a concentrarsi sulle relazioni tra persone
Dalle nanotecnologie ai robot autocoscienti. Carlo Ratti del Mit di Boston: ?La tecnologia ci aiuterà a dimenticarsi della sua presenza per tornare a concentrarsi sulle relazioni tra persone?
ALESSANDRIA – “Avremmo potuto intitolare questa giornata ‘Campioni del mondo’ perché i relatori effettivamente girano il mondo per insegnare e divulgare le loro esperienze e sono campioni nel loro campo”: così Marco Giovannini, presidente di Confindustria Alessandria, ha introdotto Nuove frontiere della tecnologia e dell’innovazione, la conferenza che si è tenuta venerdì 14 dicembre nell’aula magna del Dipartimento di Scienze Innovazione Tecnologica dell’Ateneo Avogadro. Subito dopo ha preso la parola Piero Bianucci, giornalista scientifico ed editorialista della Stampa, per presentare gli ospiti. Roberto Cingolani, fisico, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, ha parlato dell’utilizzo dell’energia nel mondo e di come l’80 per cento della produzione mondiale sia utilizzato dal 20 per cento della popolazione, nel Nord America, in Europa e in Giappone. “Quale sarà la rivoluzione che avverrà quando il restante 80 per cento della popolazione mondiale vorrà accedere alle risorse come nelle zone più avanzate?” si è chiesto Cingolani. Il professore ha poi illustrato la ricerca nel campo della robotica, dai robot biochimici “che agiranno dentro di noi, per esempio per portare i chemioterapici direttamente sulle cellule tumorali” a quelli biomeccanici “che agiranno accanto a noi, come un uomo artificiale e che devono
quindi avere caratteristiche biochimiche, biomeccaniche e di cognizione”. Con immagini e filmati ha illustrato i risultati di alcune ricerche, robot capaci di interagire con gli umani e autocoscienti, sensibili al tatto e capaci di distinguere le reazioni di chi li circonda. “Queste sono macchine senzienti e saranno indispensabili per un nuovo welfare sostenibile per una popolazione sempre più anziana – ha spiegato Cingolani – sono cioè robot coscienti di se stessi e di noi, capaci di prendere decisioni, benché minime”. Le applicazioni vanno dalla medicina, all’assistenza agli interventi nelle catastrofi. “Il centauro non è solo un animale mitologico, metà uomo e metà cavallo, sarà un robot che col corpo di animale si potrà arrampicare in zone disastrate e con l’agilità delle mani di un uomo potrà intervenire per esempio in una centrale nucleare in cui è avvenuto un incidente” ha spiegato ancora il direttore dell’Iit.
Sono intervenute anche Chiara Bisio e Katia Sparnacci, giovani ricercatrici del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale, per illustrare i loro studi nel settore delle nanotecnologie per produrre energia e dei materiali polimerici per l’industria elettronica. Nicola Mandirola, presidente dell’Associazione AlessandriaVentiVenti, ha parlato dei progetti per una città più “smart”, ovvero più intelligente e pratica, come le applicazioni per prenotare operazioni agli sportelli senza fare code o per monitorare il traffico e i posti liberi nei parcheggi. “Ma sono necessari anche gli smart citizen – ha detto Mandirola – altrimenti le applicazioni non servono a nulla”.
Ha concluso gli interventi Carlo Ratti, ingegnere, architetto e direttore del Mit Senseable City Lab di Boston. “Nel 1995 si pensava che nel futuro le città sarebbe scomparse, che i luoghi di incontro sarebbero stati sostituiti dallo scambio di informazioni digitali ma in Cina si stanno costruendo più città attualmente che nella storia dell’umanità” ha detto Carlo Ratti. L’ingegnere ha anche illustrato un esperimento effettuato nel laboratorio che dirige al Mit di Boston: mettendo dei “tag” per tracciare il percorso dei rifiuti, si è visto che alcuni oggetti che si buttano vanno da un capo all’altro degli Stati Uniti, inutilmente, prima di arrivare in discarica. “Molti dei partecipanti all’esperimento hanno cambiato il loro comportamento, per esempio evitando di bere acqua nelle bottiglie di plastica e di creare continuamente rifiuti” ha spiegato Ratti. Presentando alcuni progetti che ha elaborato con i suoi collaboratori Ratti ha concluso che “la tecnologia non sarà invadente, per paradosso ci si dimenticherà della sua presenza per potersi concentrare sugli aspetti umani e di relazione”.
A conclusione Piero Bianucci ha ricordato, insieme a Roberto Cingolani e Carlo Ratti, come si deve essere allo stesso tempo scienziati e umanisti proprio perché le tecnologie più avanzate interagiscono in modo sempre più evoluto con l’uomo e per evitare l’esclusione di gran parte della popolazione dall’innovazione.