I “mille” delle cooperative non ci stanno: “tutti i lavoratori sono uguali”
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
14 Dicembre 2012
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I “mille” delle cooperative non ci stanno: “tutti i lavoratori sono uguali”

Sale la tensione tra i lavoratori delle cooperative cittadine riuniti in assemblea che chiedono "di essere inseriti in un unico paniere, come i dipendenti comunali, con risorse equamente distribuite". SI fa strada l'ipotesi di un tavolo tecnico con amministrazione e sindacati ma Cgil risponde tiepida: "ci deve essere integrazione tra i servizi pubblici e quelli delle cooperative, non sostituzione degli uni con gli altri"

Sale la tensione tra i lavoratori delle cooperative cittadine riuniti in assemblea che chiedono "di essere inseriti in un unico paniere, come i dipendenti comunali, con risorse equamente distribuite". SI fa strada l'ipotesi di un tavolo tecnico con amministrazione e sindacati ma Cgil risponde tiepida: "ci deve essere integrazione tra i servizi pubblici e quelli delle cooperative, non sostituzione degli uni con gli altri"

ALESSANDRIA – I nodi vengono al pettine e ieri, durante l’assemblea organizzata da Confcooperative, Agci e Lagacoop per denunciare il grave stato di salute  in cui versano le cooperative, sono apparsi in tutta la loro dimensione, enormi e intricati.
Lo sintetizza bene lo striscione appeso al palco: “E’ Natale per tutti. Lavoratori tutti uguali”, era scritto. “E’ il dramma di un intero settore a rischio. Abbiamo subito i danni più pesanti e ora stiamo subendo molte beffe”, dicono.
I dati: 17 cooperative alessandrine (Azimut, Bios, Coompany, Crescere Insieme, Eliana, Forest, Ginko Biloba, Il Gabbiano, La Bi, La Ruota, Liberazione, Marcondiro, Nuova Socialità Senape, Sistema Imprese Sociali, Startal, Associazione Aias). 1.000 lavoratori, di cui circa il 15% svantaggiati e l’80% donne; 10 milioni di euro di crediti; una serie di servizi per bambini, minori, disabili, anziani, famiglie in difficoltà.
Dei 10 milioni di crediti, 6 milioni sono verso il Cissaca, 2 milioni verso il Comune e 1 milione e 300 mila euro da Amiu.
“Non riusciamo a pagare i lavoratori, a contributi e tasse, con le gravi responsabilità che ne derivano e il pesantissimo onere a carico dei soci, famiglie, imprese con una lunghissima storia. Siamo vittime, passiamo per colpevoli”, dice Corrado Parise, coordinatore del gruppo di cooperative. “I nostri lavoratori sono i primi ad essere lasciati a casa, eppure svolgono un servizio con una professionalità pari a quella dei dipendenti. In tanti anni noi non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo solo assunto”, dice ancora.
E’ il caso dei lavoratori che prestano servizio per l’Amiu; il comune taglia il contratto di servizio e a restare senza lavoro saranno 25 soci di una cooperativa. “Il conto lo stiamo già pagando – dice Dania Di Mascio – Alessandria sta diventando il simbolo di un Paese che non funziona, di una cattiva gestione della cosa pubblica”.
Un altro esempio: “L’Asl ci ha comunicato che fino alla fine di febbraio la Regione non pagherà. Temo che gli alessandrini non saranno gli unici a non avere la tredicesima”.
Mettono in guardia il sindaco Rita Rossa e il segretario provinciale Cgil Silvana Tiberti: “non aprite una guerra tra lavoratori”. Ma quella sembra la direzione in cui vanno gli interventi dei cooperatori, storie di lavoratori che campano sul salario a fine mese e che ora hanno paura.
Il sindaco ammette: “ho tentato di fare ordinanze per tutelare anche i lavoratori delle cooperative, ma sono state bocciate”.
Un po’ di ossigeno, almeno per quanto riguarda le cooperative che prestano servizi per il Cissaca, potrebbe arrivare con l’approvazione del bilancio riequilibrato: “intendiamo garantire i servizi e per questo abbiamo previsto 2 milioni 667 mila euro per il sociale. Abbiamo innalzato la quota procapite per abitante destinata ai servizi sociali a 29 euro (ad Asti, dirà il direttore del Consorzio Laura Mussano, è di 54 euro, a Novara di 70). Abbiamo inserito 537 mila euro per l’assistenza ai disabili e 452 mila euro per l’integrazione delle rette per le case di riposto. L’obiettivo è quello di riprendere il flusso di entrate nel 2013 per poi rientrare nel patto di stabilità nel 2014”.
Silvana Tibeti, Cgil, pone l’accento “ai tagli sul welfare del governo centrale. Se non ci sono risorse non si potranno dare servizi e lavoro alle cooperative”.
Come uscirne? Parise punta su due passaggi: “l’apertura di tavoli tecnici con amministrazione e sindacati; l’inserimento dei lavoratori della cooperative in un unico paniere. Se arriveranno risorse, dovranno essere distribuite equamente tra tutti”. Avanza l’ipotesi di un nuovo modello, “con società dal cuore pubblico e il corpo cooperativo, come il Cisaca, che ha 50 dipendenti mentre la maggior parte dei servizi sono affidati a 250 cooperatori”.
La strada percorribile, secondo Tiberti, potrebbe essere quella di considerare le cooperative quali “fornitori privilegiati” del Comune. Ma annuncia che si opporrà “ad una sostituzione tra dipendenti pubblici e cooperative. Ci deve essere casomai un’integrazione”. Non è un segnale di pace, ma se non altro potrebbe essere l’inizio di un dialogo, se ce ne sarà la volontà.
 
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