Cgil: “la salute? Sempre più un bene di lusso”
Al centro dell'attenzione la dequalificazione degli ospedali provinciali e l'impostazione complessiva che sta assumendo la riforma della Sanità: "siamo contrari a un modello di tagli ai servizi, alla privatizzazione e all'idea che solo i più ricchi potranno permettersi certe cure". Sospeso, per maltempo, il presidio di sabato
Al centro dell'attenzione la dequalificazione degli ospedali provinciali e l'impostazione complessiva che sta assumendo la riforma della Sanità: "siamo contrari a un modello di tagli ai servizi, alla privatizzazione e all'idea che solo i più ricchi potranno permettersi certe cure". Sospeso, per maltempo, il presidio di sabato
AGGIORNAMENTO: Presidio sospeso per il maltempoLa Cgil ha comunicato che a causa del maltempo la manifestazione – presidio sulla sanità indetta per sabato 15 dicembre è sospesa
ALESSANDRIA – “La Cgil sabato mattina organizzerà un presidio in piazza Marconi perché la preoccupazione per la sanità italiana è tantissima e non si può aspettare oltre a intervenire“: con queste parole si è aperta la conferenza stampa organizzata da Silvana Tiberti (nella foto) , segretario provinciale Cgil, Rossano Gambino, del sindacato regionale e Vittorio Demicheli, di Sos Sanità.
“La sanità alessandrina dipende ovviamente dalle scelte del Governo e dalla capacità di gestione dell’amministrazione regionale – spiega Silvana Tiberti – e la nostra sensazione è che ci si stia muovendo per spiengere l’Italia verso un modello di privatizzazione del sistema sanitario, con una finanziarizzazione della sanità tale da rovinare una realtà che invece, rispetto ad altri paesi europei, dimostra di essere un tesoro, rendendo molto e costando relativamente poco. Negli ultimi anni la spesa del nostro sistema sanitario è cresciuta del 1,4% sul Pil, rispetto al 4% della media Ocse. La volontà sembra essere quella di ‘affamare la bestia’ di proposito per spingere verso la sanità privata, guidata dal mondo delle assicurazioni”.
Un esempio? Il segretario provinciale Cgil non si tira indietro, e anzi non risparmia diverse stoccate anche la ministro Renato Balduzzi, espressione del territorio alessandrino, per il quale “c’è stima per la sua cortesia e il suo modo di porsi sul piano personale, ma che si comporta da bugiardo quando afferma che il livello di tutela della salute sia il più alto possibile, considerando in realtà i tagli che si stanno approntando”. Secondo le stime del sindacato, quanto richiesto alla Sanità pubblica per contribuire al risamento complessivo dei conti dello Stato è insopportabile: “dal 2010 al 2015 assisteremo in totale a 6 manovre, 4 del governo Berlusconi e 2 di quello Monti, per complessivi 30 miliardi di euro”.
Come è facile immaginarsi la situazione complessiva rischia di ripercuotersi pesantemente anche sulla Sanità provinciale, sebbene il quadro sia ancora nebuloso e la recente crisi di Governo non consenta di fare previsioni precise sull’iter dei provvidimenti in discussione.
Spiega Rossano Gambino: “nel periodo 2010-2015 i tagli nazionali sulla Sanità in Piemonte saranno di oltre 1,2 miliardi di euro, ai quali va aggiunto il taglio del finanziamento aggiuntivo regionale per altri 400 milioni. Stiamo parlando di una riduzione di fondi che a regime sarà del 16%. Non si tratta solo di sprechi, ma anche di mordere nella carne viva dei servizi. Vengono tagliati posti letto che oggi sono pieni di pazienti. Che ne sarà di loro un domani?“.
La preoccupazione riguarda il riassetto complessivo degli ospedali “che, a parte quello di Asti, verranno tutti scalati verso il basso in termine di inquadramento, che in concreto poi vuol dire servizi per i cittadini e i pazienti. Ospedali come quello di Ovada verranno quasi completamente dismessi, mentre realtà come quelle di Casale e Tortona subiranno pesanti ristrutturazioni, perdendo alcuni reparti. Ma così facendo non si tiene conto dei diritti alla Salute dei pazienti. Se, per esempio, Casale perderà la pediatria, spostata a Tortona, chi non avrà la macchina come potrà fare per garantire un’adeguata assistenza ai propri bambini?”
La denuncia della Cgil riguarda però soprattutto le leve che sembrano essere alla base della riforma: “un modello pensato per garantire cure adeguate solamente ai più ricchi, a chi ha un lavoro regolare e non precario, in grado di costruirsi una sanità integrativa pagando a parte apposite assicurazioni. Non neghiamo che ci siano nel sistema sprechi da correggere, ma non ci sembra sia questa la direzione che vogliono intraprendere dal Governo, anzi”. Spiega Tiberti: “i tagli previsti non corrispondono a nessuna contropartita. Sul territorio servirebbero strutture intermedie, in grado di sgravare gli ospedali e i pronto soccorso da tutti i codici bianchi e verdi che li intasano e soprattutto capaci di 
Quale possibile soluzione allora?
“Un sistema che mantenga una tassazione più alta per chi è più ricco nella fiscalità generale, e che poi distribuisca risorse sanitarie e cure adeguate in egual misura a tutti. Se si chiede a chi è più ricco di pagare di più solamente per curarsi, è ovvio che si incentiva queste persone a ricorrere alla sanità privata, e si creano disparità con tutti coloro che non se la possono permettere”.