“Andiamo a Torino a prenderci lo stipendio”
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Camilla Siess - redazione@alessandrianews.it  
14 Dicembre 2012
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“Andiamo a Torino a prenderci lo stipendio”

Le testimonianze di alcuni lavoratori delle cooperative durante l'assemblea: "siamo morti, le istituzioni ci guardano indifferenti". Si dicono "pronti ad occupare il comune o andare a Torino a prenderci quel che ci viene". E scrosciano gli applausi

Le testimonianze di alcuni lavoratori delle cooperative durante l'assemblea: "siamo morti, le istituzioni ci guardano indifferenti". Si dicono "pronti ad occupare il comune o andare a Torino a prenderci quel che ci viene". E scrosciano gli applausi

ALESSANDRIA – Il clima teso dell’assemblea delle cooperative svoltasi ieri mattina rispecchiava perfettamente l’umore dei partecipanti: stanchi, sfiduciati e assolutamente non disposti a sopportare ulteriori ingiustizie senza almeno tentare di far sentire la propria voce.
È soprattutto questo desiderio di esporsi in prima persona per risolvere una situazione di disagio ormai non più trascurabile ciò che traspare dall’intervento di Germano Marametto, lavoratore della cooperativa Gabbiano, che arriva a paragonare la condizione sua e dei suoi colleghi a quella di un morto steso per strada e ignorato dalle istituzioni che sottovalutano la reale gravità della situazione. Ma non si limita a ciò: Marametto arriva a sollecitare fortemente i colleghi: “organizziamo un pullman diretto a Torino per recuperare i nostri stipendi! Occupiamo il comune, se serve. Come possiamo creare un fronte compatto con il sindaco e i dipendenti comunali, che dovrebbero rappresentarci e difenderci, quando questi ultimi non risentono delle problematiche attuali e continuano a differenza nostra a ricevere gli stipendi?”
Una problematica differente ma di eguale importanza viene evidenziata da un lavoratore di una cooperativa che presta servizio all’Amiu, uno dei 25 che, a causa dei tagli, da gennaio perderà il posto di lavoro, sollevando l’attenzione sulla “cattiva gestione dei fondi”, il “numero spropositato di dirigenti (capi servizio, ndr)” e di conseguenza i loro stipendi, il costo elevato per il comune del porta a porta.
Ma la dichiarazione forse più forte e polemica e soprattutto fino a quel momento trascurata dai precedenti oratori arriva dal presidente dell’Aias Savino Di Donna, responsabile della gestione di una casa-famiglia: “per poter garantire gli stipendi o una parte dei pagamenti dovuti senza il sostegno del comune ci troviamo da anni a dover pagare il pizzo alle banche, sotto forma di interessi passivi proibitivi, quantificabili in 3.870.000 euro totali negli ultimi tre anni, 136.000 euro solo per quanto riguarda la nostra cooperativa e interamente versati alla Banca di Legnano.”
Alla luce di queste dichiarazioni risulta evidente come lo scontento dei soci-cooperatori sia ormai incontenibile e come, soprattutto, si stiano mobilitando in prima persona per risolvere i propri problemi, convinti di non poter ricevere né ascolto né aiuto dalle autorità
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