Amianto: “abbiamo bisogno di speranza”
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Marco Caneva - marco.caneva@alessandrianews.it  
14 Dicembre 2012
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Amianto: “abbiamo bisogno di speranza”

La sofferenza delle vittime e dei famigliari e il processo a Torino. Le speranze dalla ricerca. Il ministro Balduzzi al telefono: “quasi pronto il piano nazionale di bonifica”

La sofferenza delle vittime e dei famigliari e il processo a Torino. Le speranze dalla ricerca. Il ministro Balduzzi al telefono: “quasi pronto il piano nazionale di bonifica”

ALESSANDRIA – Due giornalisti e un epidemiologo di fama internazionale giovedì sera all’Associazione Cultura e Sviluppo per parlare del tema dell’amianto e delle speranze per il futuro. Silvana Mossano, cronista della Stampa che segue la vicenda dagli anni Ottanta, ha raccontato alcune testimonianze raccolte in Malapolvere, il suo saggio uscito un paio d’anni fa, in cui ha raccolto il dolore degli abitanti di Casale, delle vittime del mesotelioma e dei loro famigliari. “Ho scritto per la prima volta di mesotelioma quando sono andata a intervistare i medici dell’ospedale di Casale che diagnosticavano ormai troppi tumori anche tra chi non aveva mai lavorato all’Eternit” e da allora non ha più smesso, continuando a testimoniare lo stillicidio di morti e la devastazione ambientale della città. “Il processo ha reso giustizia almeno in primo grado ma ora dobbiamo pretendere che chi ha provocato tanto dolore si impegni per trovare la cura: signori dell’amianto, trovate i migliori scienziati, investite in questa battaglia, non lasciate il campo prima di aver sconfitto l’avversario. Sarà così, vero?”.

Anche Giampiero Rossi, caporedattore di A, ha seguito per quotidiani nazionali la vicenda e ha raccontato principalmente dell’importanza del processo che ha portato alla condanna in primo grado a sedici anni dei proprietari dell’Eternit. “È stato definito il processo del secolo, ha avuto un’eco mondiale, per la prima volta sono stati condannati i padroni” ha detto Rossi, ricordando anche la tenacia dell’associazione dei famigliari delle vittime, presieduta dalla signora Romana Blasotti Pavese che ha pianto cinque morti nella sua famiglia, e la capacità del pool di magistrati di Torino, Guariniello, Panelli e Colace, che ha portato in tribunale tutte le prove d’accusa che hanno portato al verdetto di condanna.

Benedetto Terracini, epidemiologo, già professore all’Università di Torino, uno dei massimi esperti dei tumori amianto-correlati, ha illustrato la diffusione delle patologie e la probabilità di ammalarsi nelle zone in cui l’amianto è stato prodotto e in cui è maggiormente diffuso. Il professore ha parlato anche delle speranze che verranno dalla ricerca per identificare il male, che ha un periodo di incubazione di decenni, prima che si manifestino i sintomi e sia ormai troppo tardi. Molto animato e partecipato anche il dibattito col pubblico, durante il quale è intervenuto telefonicamente il ministro della Salute, Renato Balduzzi, che ha assicurato che a breve sarà pronto il piano nazionale della bonifica.

“Abbiamo bisogno di speranza, non di illusioni, dobbiamo poter credere che un giorno dal mesotelioma si potrà guarire” ha concluso Silvana Mossano. Rossi ha terminato invece ricordando le parole di Romana Blasotti al processo: “non voglio vendette, ma vorrei che i responsabili provassero cosa vuol dire seguire un malato, dall’inizio alla fine della sua malattia. Per la signora Romana questa è la punizione peggiore”.

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