Che fine ha fatto il bike sharing?
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Che fine ha fatto il bike sharing?

L'amministrazione Rossa a più riprese ha sottolineato l'importanza attribuita alla mobilità sostenibile e agli incentivi per poterla attuare pienamente in città. Dal 30 novembre però il servizio "bici in città" è sospeso a tempo indeterminato. Proviamo a fare chiarezza su cosa sta succedendo

L'amministrazione Rossa a più riprese ha sottolineato l'importanza attribuita alla mobilità sostenibile e agli incentivi per poterla attuare pienamente in città. Dal 30 novembre però il servizio "bici in città" è sospeso a tempo indeterminato. Proviamo a fare chiarezza su cosa sta succedendo

ALESSANDRIA – Le colonnine che fino a pochi giorni fa ospitavano in città i mezzi del servizio “bici in città”, introdotto dalla passata amministrazione, ora sono malinconicamente vuote. Ufficialmente il servizio, gestito dall’Atm (l’Azienda di Trasporti Municipale alessandrina) è sospeso a tempo indeterminato ma difficilmente potrà ripartire in tempi brevi. Intanto ci sono circa 400 utenti che hanno pagato l’abbonamento annuale e non possono usufruirne, con buona pace di tanti propositi per una mobilità davvero sostenibile in città e per disincentivare l’utilizzo dell’auto in favore della bicicletta.

Cos’è successo?
Come tanti cittadini in questi giorni ci siamo posti la domanda, e soprattutto l’abbiamo rivolta a chi di quei servizi ha responsabilità. 

Proviamo a fare il punto della situazione. 
 Il servizio di bike sharing è stato introdotto ad Alessandria circa 3 anni fa, sfruttando un finanziamento ministeriale stanziato per creare strumenti di mobilità sostenibile in città. Alessandria ha ricevuto per la progettazione e l’attuazione del servizio una prima trance di fondi dal Ministero dell’Ambiente per circa 53 mila euro, mentre altri 108 mila, stanziati da Roma, restano per ora in stand by. 

Cosa impedisce che questi fondi arrivino ad Alessandria?
“Il fatto è che ufficialmente – secondo il presidente di Atm Gian Paolo Cabella – non esiste alcun contratto di servizio stanziato fra il Comune e l’azienda di trasporti per la gestione dello stesso. Da quando ci sono io (giugno 2011 ndr), sia con la precedente amministrazione che con la nuova, ho tentato invano di ottenere un rinnovo ufficiale scritto nero su bianco, ma finora non è stato possibile. Il Comune ci deve, come è noto, molti soldi, e in questa situazione per noi è impossibile far fronte alle spese di manutenzione e gestione del servizio, tanto più che recentemente l’amministrazione ci ha tolto alcuni appalti, e quindi la nostra situazione è ancor più delicata. Quando, nel marzo scorso, la giunta Fabbio ci promise che il servizio ci sarebbe stato confermato, noi provvedemmo a dare mandato all’azienda a cui era stato affidato il bike sharing, la “Comunicare” di Torino, di svolgere tutti i lavori necessari per conto nostro”.

“Purtroppo però – prosegue Cabella – quell’intenzione dell’amministrazione è rimasta tale e nessun atto ufficiale è stato fatto. Con la nuova amministrazione nulla è cambiato e la situazione si è quindi aggravata perché l’azienda ‘Comunicare’ ha continuato a lavorare per noi senza essere pagata. Noi abbiamo fatturato al Comune interventi relativi al bike sharing per circa 350 mila euro, che finora ci sono stati pagati solo in parte. In quella cifra rientrano i lavori per la progettazione del servizio, il costo del personale per gestirlo (in particolare quello necessario per rimettere le bici a posto nelle loro postazioni d’origine a fine giornata e per occuparsi della manutenzione) e le spese per il mantenimento del software che consente il corretto sgancio delle bici dalle colonnine e il conteggio del tempo per il noleggio delle stesse. Stando così le cose – conclude il presidente di Atm – abbiamo preferito momentaneamente sospendere il contratto con l’azienda torinese, dal momento che non siamo in grado di pagarli. Siamo però disponibili a trovare una soluzione con il Comune, sia essa la possibilità di gestire noi in prima persona il servizio (tranne la parte software, che dovrebbe rimanere appaltata a “Comunicare”), sia a restituire tutte le bici al Comune, visto che la proprietà delle stesse è pubblica, così che sia poi l’amministrazione di Palazzo Rosso a decidere in autonomia come riorganizzarlo. Il debito accumulato con “Comunicare” è di circa 100 mila euro, più circa 4500 euro al mese da marzo fino a oggi che sono i costi del servizio concordati con la società, ma ancora non pagati”. 

Venerdì 7 dicembre Paolo Berta, consigliere comunale con delega alla mobilità, incontrerà i vertici di Atm per cercare una soluzione. “Altre città hanno saputo avviare soluzioni virtuose – spiega Berta – come ad esempio Lodi, capace di offrire nei pressi della stazione un capannone videosorvegliato dove offrire biciclette a chi le vuole utilizzare, con annessa ciclofficina gestita da una cooperativa locale dove si insegna alle persone come riparare il proprio mezzo e farne una manutenzione costante”. 

Attualmente ad Alessandria il servizio, inaugurato il 16 settembre 2010, consterebbe di 80 bici in totale, suddivise in 10 postazioni, 2 delle quali (stazione e università Mfn) doppie, cioè con 20 colonnine ciascuna.

Paola Testa, mobility e disability manager di Alessandria, precisa: “quando queste scelte sono state fatte io non ero ancora responsabile dell’area mobilità. La scelta di allora è ricaduta nell’assegnare l’appalto alla società di Torino, responsabile di altri servizi ‘bici in città’ in comuni attigui, come per esempio Novi. L’idea di fondo era quella di poter consentire a pendolari di poter utilizzare un’unica scheda per il noleggio in entrambe le città. Il servizio così concepito effettivamente non è mai partito, ma questo è stato uno dei criteri adottati. L’abbonamento costa 10 euro all’anno, più 5 di assicurazione obbligatoria. Sono veramente delusa da quanto sta succedendo, è una situazione da risolvere quanto prima. La nostra idea di mobilità, anche parlando di inclusione sociale, passa dal disincentivo dei mezzi come l’auto per muoversi nel centro cittadino a favore dei mezzi pubblici e dei veicoli come la bicicletta, da promuovere con forza. Ovviamente servirebbe anche una riorganizzazione generale dei trasporti, che devono abbandonare linee concentriche che costringono chi sceglie i mezzi a lunghe tratte per arrivare dove vuole, in favore di percorsi a raggiera, con mezzi che si muovano ad alta frequenza dalla periferia al centro. Con la decisione di Atm di sospendere il servizio si penalizzano tutti coloro che invece lo hanno scelto, a partire dai tanti studenti che hanno sottoscritto l’abbonamento, pagando una quota per un servizio che al momento non possono utilizzare. L’impegno per trovare soluzioni in tempi brevi sarà massimo, quella del bike sharing è sicuramente la direzione che vogliamo seguire, ed è paradossale che proprio ora il servizio si sia fermato”. 

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