Intervista a Francesco Canale: quando l’arte rende liberi, oltre ogni disabilità
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Intervista a Francesco Canale: quando l’arte rende liberi, oltre ogni disabilità

Durante l'incontro intitolato "insieme si può", promosso il 3 dicembre dal Disability manager Paola Testa e dal suo staff per celebrare la Giornata Internazionale per i diritti delle persone con disabilità è stato possibile incontrare Francesco Canale, giovane artista nato senza braccia né gambe. Ecco il suo racconto di vita

Durante l'incontro intitolato "insieme si può", promosso il 3 dicembre dal Disability manager Paola Testa e dal suo staff per celebrare la Giornata Internazionale per i diritti delle persone con disabilità è stato possibile incontrare Francesco Canale, giovane artista nato senza braccia né gambe. Ecco il suo racconto di vita

Il 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale per i diritti delle persone con disabilità, Alessandria ha deciso di organizzare un convegno, coinvolgendo diverse scuole della città e associazioni di volontariato, per confrontarsi sullo stato dell’arte dei servizi offerti in città, sugli obiettivi da perseguire e per presentare alcuni progetti in cantiere. Fra i momenti più significativi dell’incontro c’è stata sicuramento la possibilità di ascoltare la testimonianza di Francesco Canale, giovane artista nato senza braccia né gambe. Di seguito un riassunto della sua preziosa testimonianza. 

Chi é Francesco Canale?


Bella domanda: Francesco é prima di tutto una persona, come ce ne sono tante. Una persona unica come tutte le persone lo sono, con le proprie caratteristiche, i propri sogni, i propri pregi e i propri difetti. In fondo tutte le persone da questo punto di vista sono simili. Questo non vuol dire omologazione però. Come dicevo, ciascuno é, per fortuna, unico.
La mia storia inizia 23 anni fa e sicuramente é un po’ inconsueta, visto che sono nato senza braccia e senza gambe. I miei genitori naturali hanno scelto di lasciarmi in ospedale, come consente la legge, perché hanno preferito non occuparsi di me. Per fortuna dopo quaranta giorni ho trovato una famiglia disposta ad accogliermi e a donarmi attenzioni e affetto, con un calore meraviglioso. Io sono stato fortunato e nella mia vita ho trovato persone che hanno appoggiato la mia voglia di fare tutto come chiunque altro, tenendo conto della mia situazione, ma facendo in modo che questo non mi condizionasse oltre lo stretto necessario. 

Come è stata la tua esperienza scolastica? 
Ricordo che fin da piccolo in classe le maestre invitavano i compagni a fare con me ‘giochi tranquilli’, mentre io, come qualsiasi altro bambino, avevo voglia di scatenarmi e provare il brivido della trasgressione. Con alcuni accorgimenti ho sempre fatto tutto quello che facevano i miei amici. Se la mia carrozzella viene spinta posso correre anche io, così come ho sempre giocato a pallone: il mio ruolo è quasi sempre stato quello di portiere, e l’unica regola aggiuntiva che abbiamo introdotto è che la palla, perché un gol fosse valido, non dovesse oltrepassare la mia testa. A volte bastano pochi accorgimenti per trovare soluzioni che consentano di integrarsi nelle attività ordinarie, anche perché c’è molta differenza fra una disabilità fisica e una mentale. Io ho sempre cercato di fare a meno anche dell’insegnante di sostegno, non perché non lo ritenga uno strumento importante ma perché quel poco di aiuto che mi serviva, per esempio per tirare fuori i libri dalla cartella, potevano benissimo offrirlo i miei compagni. Anzi, di solito i primi a prodigarsi per aiutarmi erano proprio i ragazzi che vengono a volte definiti più problematici, i più “scapestrati” e casinisti.

E per prendere appunti come ti organizzavi?
Il mio percorso artistico è partito proprio da lì. Volevo poter scrivere come tutti gli altri. La svolta c’è stata quando ho imparato a scrivere tenendo la penna in bocca, ben ferma fra i denti. Con un po’ di pratica ho affinato la tecnica e ormai scrivo velocemente come chi lo fa con la mano. E non mi sono limitato a questo, perché da diversi anni dipingo. Con il tempo mi è stato fornito anche un computer, che resta comunque un valido aiuto.

Quanto sono importanti gli ausili tecnologici per rendere più libera una persona con disabilità?
Sicuramente possono avere un ruolo importante, ma non sono comunque tutto. Conosco persone con famiglie agiate che hanno messo loro a disposizione ogni tipo di supporto, ma che magari non hanno saputo fornire loro tutte le risorse emotive e affettive come invece è stato fatto con me. La prima cosa è raggiungere un proprio equilibrio personale, capire chi si è, cosa si desidera, e imparare a non temere le sfide per poterlo raggiungere. La strada è lastricata di momenti di sconforto e non è sempre facile, ma può dare grandi soddisfazioni. Gli ausili tecnologici sono uno strumento, niente di più, e non possono sostituirsi ai valori e all’importanza della personalità.

Cos’è per te l’arte?
L’arte è la mia vita. E’ la strada che mi ha aiutato a trovare me stesso, a scoprire la mia unicità, a sentirmi realizzato. E’ un percorso fatto di potenzialità e confronto con se stessi che consente di scoprire la propria strada ed esprimere la propria unicità. Non dipingo solamente ma scrivo e mi dedico alla musica. Ho scritto alcune opere teatrali che sono già state portate in scena, una delle quali, intitolata “anche il pianoforte ha le rotelle”, l’ho fatta con i compagni dell’Istituto Balbo di Casale, che ho frequentato quando vivevo da queste parti, e che ricordo con grande affetto. Ora l’amore mi ha portato a trasferirmi a Lecce.  I miei lavori e la mia storia artistica e di vita sono raccolti in un sito, che ospita anche il mio blog. Si chiama “Anima blu”, che è il mio nome d’arte. 


Sei così giovane e già sposato. Ce ne vuoi parlare?
Certo. Chi pensa a una persona con disabilità spesso dà per scontato che gli aspetti legati all’affettività e alla sessualità siano necessariamente tabù. In realtà come tutti esistono pulsioni e desideri, e molto dipende da persona a persona. Fin da piccolo ho avuto con le ragazze un ottimo rapporto, e non mi sono mai mancate le spasimanti. Ho avuto la fortuna, anche se ho solo 23 anni, di aver già trovato l’amore e ho quindi deciso di sposarmi. Ora vivo felicemente a Lecce con la mia compagna.

Portando in giro la tua testimonianza ti muovi spesso. Quali difficoltà incontri maggiormente?
L’argomento dei trasporti è uno di quelli più complessi per una persona con disabilità. E’ assurdo che nel 2012 si sia ancora qui a dover affrontare problemi simili. Spesso ho vissuto esperienze frustranti, che tolgono un po’ la voglia di viaggiare. Serve tanta proattività e pazienza per affrontare le difficoltà dettate dagli spostamenti, mentre in teoria basterebbero interventi semplici per eliminare tante barriere. Una persona con disabilità che decide di prendere un treno, di prenotare un albergo, di fare una tratta su un mezzo, deve affrontare una lunga trafila organizzativa e pianificare tutto per tempo, ma spesso non basta ancora perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. La verità è che la disabilità richiede alcune attenzioni, ma sono le città a rendere le persone disabili. Se ci fossero ovunque scivoli adatti alle carrozzine, chi è costretto a utilizzarle potrebbe muoversi liberamente come tutti gli altri, e smetterebbe di fatto di essere dis-abile nei suoi spostamenti. E’ una questione culturale e una battaglia di civiltà. Ben vengano incontri e iniziative di sensibilizzazione se servono a far crescere la consapevolezza di una società sulla necessità di riprogettare i propri spazi e servizi in favore di chi ha difficoltà, così da rendere tutto davvero fruibile a tutti. La speranza è che un domani incontri e iniziative come questi diventino inutili, perché il concetto di pari opportunità sarà implicito in ogni nuova costruzione verrà progettata.

(Foto Francesco Castellani). 
 

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