“A Spinetta i cittadini hanno vissuto nella paura”
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
29 Novembre 2012
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“A Spinetta i cittadini hanno vissuto nella paura”

Gli avvocati delle parti civili al processo sul polo chimico annunciano “prove concrete” dello stato d'animo “di chi ha vissuto a contatto con lo stabilimento di Spinetta Marengo”. Dalle analisi Arpa “emerge come tra il 2000 e il 2008 anche nell'acqua di alcune scuole vi fosse la presenza di cromo esavalente”

Gli avvocati delle parti civili al processo sul polo chimico annunciano “prove concrete” dello stato d'animo “di chi ha vissuto a contatto con lo stabilimento di Spinetta Marengo”. Dalle analisi Arpa “emerge come tra il 2000 e il 2008 anche nell'acqua di alcune scuole vi fosse la presenza di cromo esavalente”

ALESSANDRIA – “Il danno subito dai cittadini e dai lavoratori che chiedono di essere ammessi come parte civile è riconducibile al patema d’animo. Non sarà in questo processo, che si preannuncia come impegnativo, la sede in cui si dovrà parlare di malattie e di decessi, bensì della paura provata continuativamente da chi vive vicino o ha lavorato al polo chimico”. E’ la linea sostenuta dagli avvocati Vittorio Spallasso e Giuseppe Lanzavecchia di fronte al giudice Alessandra Casacci, presidente della Corte d’Assise, nel processo contro otto imputati tra manager e dirigenti che si sono succeduti alla guida delle aziende del polo chimico di Spinetta per inquinamento delle acque e omessa bonifica. Ieri, la terza udienza ha visto susseguirsi davanti al banco della corte gli avvocati di quelle parti civili la cui presenza allo stesso processo era stata messa in dubbio dagli avvocati delle difesa. Tutte parti già ammesse in fase di udienza preliminare ma che sono state rimesse in discussione, come prevede la procedura.
Nelle pieghe delle arringhe, emerge lo stato d’animo dei cittadini che sono a contatto, a vario titolo, con il polo chimico, per la vicinanza fisica agli impianti o perchè dipendenti. Gli avvocati Spallasso e Lanzavecchia, che rappresentano almeno una cinquantina di cittadini, promettono di portare “fatti concreti” per dimostrare come “siano vissuti nella paura”: l’ordinanza del sindaco del 2008 con la quale si vietava l’utilizzo dell’acqua dei pozzi inquinati da cromo esavalente; una serie di “analisi Arpa effettuate dal 2000 al 2008 in cui risulta come nell’acqua della scuola materna di Spinetta fosse presente cromo esavalente in concentrazione doppia rispetto a quella consentita per legge”; stessi risultati per “la fontana pubblica di Frugarolo dove il 6 giugno 2008 è stato rilevato un valore di 9 microgrammi al litro, e della scuola primaria di Spinetta dove nel marzo 2000 il crono era presente nella misura di 10 microgrammi per litro”.
L’avvocato di due ex dipendenti cita il “caso Seveso”, quando negli anni ’70 un incidente ad un impianto fece sprigionare diossina e la giustizia riconobbe nel “patema d’animo” un danno sufficiente da fare ammettere le parti al risarcimento.
Per gli enti pubblici che chiedono che venga confermata l’ammissione come parte civile, il danno lamentato attiene all’immagine: “”la Provincia ha dato il proprio parere ad un piano di bonifica che era però basato su dati non veritieri o sminuiti dall’azienda che li ha forniti”, ha sostenuto l’avvocato Vella. Se c’è stato un errore, quindi, “non è per incapacità degli uffici tecnici, ma perchè non è stato possibile fare valutazioni”. La richiesta di danni è relativa solo al secondo capo di imputazione, omessa bonifica.
Per il Comune il danno di immagine è relativo alla “perdita di attrattività del territorio”, spiega l’avvocato Simonelli, “sia dal punto di vista ricettivo turistico sia da quello abitativo e produttivo. Un danno che per il Comune si traduce anche in un minore introito”. Nel conto Simonelli ci mette anche “la rete di pozzi piezometrici realizzati da Amag, partecipata del Comune, per monitorare costantemente il livello di falda”.
Anche Solvay chiede di non essere esclusa benchè la richiesta di risarcimento della multinazionale è rivolta solo ai due degli imputati, Cogliati e Boncoraglio: “Solvay ha un comportamento diametralmente opposto a quello tenuto fino ad ora da Edison (ex Montedison) che, pur avendo gestito per decenni lo stabilimento e nonostante sia parte della Conferenza dei Servizi, non ha contribuito in alcun modo alle attività di messa in sicurezza e di bonifica. Quindi se c’è un “capitano che ha abbandonato la nave”, come è stato sostenuto nella precedente udienza, quello è proprio Edison, e non Solvay, che sta gestendo il sito con tecnologie innovative e concreti interventi ambientali”. E ancora: “la controparte (gli avvocati di Edison, ndr) non ha sollevato nessuna questione giuridica pertinente, limitandosi a formulare provocazioni, cercando addirittura di alterare la verità dei fatti.”
Per ora un altro nulla di fatto. La prossima udienza è stata fissata il 19 dicembre e, se non sarà sufficiente, il 21 gennaio.
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