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Processo Fabbio, un errore negli atti fa rinviare l’udienza
Rinvio al 30 gennaio al processo contro Fabbio, Vandone e Ravazzano. La difesa chiede la nullità del decreto di rinvio a giudizio. Per il pubblico ministero non ne sussistono i motivi. Il Cissaca chiede di costituirsi parte civile
Rinvio al 30 gennaio al processo contro Fabbio, Vandone e Ravazzano. La difesa chiede la nullità del decreto di rinvio a giudizio. Per il pubblico ministero non ne sussistono i motivi. Il Cissaca chiede di costituirsi parte civile
ALESSANDRIA – “I goal migliori si fanno in zona cesarini”. Usa una metafora calcistica l’avvocato della difesa Claudio Simonelli. Il “colpaccio” che sta rischiando di mandare a monte una parte del processo contro l’ex sindaco Piercarlo Fabbio, il suo assessore al Bilancio Luciano Vandone e il ragioniere capo Carlo Alberto Ravazzano, arriva nel corso della prima udienza del processo. Secondo il collegio degli avvocati di difesa, “ci sono i presupposti perchè venga dichiarata la nullità del decreto che dispone il rinvio a giudizio”. Sotto “accusa” finisce quindi l’atto con cui il giudice dell’udienza preliminare dava luogo a procedere con il giudizio. “Quell’atto è incomprensibile perchè non contiene una descrizione dei atti contestati e non consente di capire di quali reati gli imputati sono chiamati a rispondere”, dicono gli avvocati Simonelli e Gastini. Il pubblico ministero, che ha istruiti l’indagine ed ha chiesto di processare i tre per falso in bilancio, truffa ai danni dello stato e abuso d’ufficio, chiede la sospensione dell’udienza per capire cosa sia successo, se è vero e perchè, come sostiene la difesa, “i capi di imputazione siano differenti”.
Quando riprende l’udienza davanti al giudice Aldo Tirone, il mistero è “svelato”. Secondo Ghio “si tratta di un errore materiale. Un errore nel mutuare i capi di imputazione che erano nelle memorie informatiche basandosi sulle motivazioni che comparivano nell’ordinanza di custodia cautelare di Vandone e Ravazzano”. Per questo in un punto compariva la frase “entrambi gli imputati”, mentre gli imputati sono tre.
Insomma, un copia e incolla mal riuscito.
Secondo la difesa ci sono comunque i presupposti per annullare tutto e ripartire dall’udienza preliminare, “perchè altrimenti il processo parte zoppo”, dirà Simonelli.
Secondo il Pm basta una “correzione del decreto di invio a giudizio in quanto il diritto di difesa non è stato leso, essendo in realtà i reati contestati i medesimi.
Il giudice si è riservato di decidere il prossimo 30 gennaio. Il rischio è che si debba ripetere la fase dell’udienza preliminare.
Al termine della seduta, l’ex sindaco Piercarlo FAbbio, presente in aula con la moglie e il figlio, preferisce non rilasciare dichiarazioni. Il sindaco Rita Rossa si dice, invece, “fiduciosa”: “saranno gli a parlare, i bilanci, i documenti spariti”.
Durante l’udienza preliminare ha chiesto di costituirsi parte civile anche il Cissaca, in quanto parte offesa a causa del debito che il comune ha nei confronti dell’ente: “un debito di oltre 3 milioni di euro fuori bilancio”, sostiene il legale.