“Una nuvola di apparecchi”
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Alessandria e l’esperienza della guerra, fra eccezionalità e vulnerabilità

Alessandria e l?esperienza della guerra, fra eccezionalità e vulnerabilità

memoriALE – Per coloro che hanno qualche anno in più l’esperienza della guerra è una di quelle che non si dimenticano. Così anche per le voci di MemoriAle, che spesso si soffermano col racconto su quel periodo della loro vita e su cosa significava vivere fra mille difficoltà.
Alessandria non rimase estranea alle violenze belliche ed anzi, molto probabilmente a causa della sua posizione altamente strategica e di raccordo verso il mare e la Liguria, fu soggetta a ripetuti bombardamenti. Il 30 aprile del 1944 fu colpito il quartiere Cristo, facendo 239 morti e centinaia di feriti. Fu distrutto il Teatro Municipale. A giugno invece toccò ai due ponti sul Tanaro e sulla Bormida. Un altro bombardamento, quello citato dalla signora Maria nell’intervista, il 5 aprile 1945, fece 160 morti fra cui 40 bambini dell’asilo “Maria Ausiliatrice” di via Gagliaudo.
Dal racconto dell’intervista ne scaturiscono due impressioni. Da un lato l’eccezionalità dell’evento “guerra”, una mobilitazione di energie e di forze distruttive che lascia attoniti, proprio come di fronte alla nuvola di aeroplani che copre la città, creando un’atmosfera surreale e fantascientifica. Dall’altra la vulnerabilità dei non soldati, della gente comune, costretta a fuggire, ma senza sapere dove. Alessandria ha conosciuto questa vulnerabilità e, forse, ne conserva ancora le tracce.
Certe ferite rimangono non solo sulla pelle e nella memoria delle persone, ma anche nei luoghi e nelle cose che compongono il nostro paesaggio urbano. Quanto risente la nostra idea di città e di Alessandria di queste ferite, delle quali spesso abbiamo dimenticato l’origine o addirittura delle quali mai ci siamo domandati la causa?
 
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