“La città mi sembrava immensa”
Con che occhi guardiamo Alessandria? Trasferirsi dal paese alla città, negli anni 30, probabilmente doveva fare un belleffetto, anche se la città in questione era la nostra piccola Alessandria
Con che occhi guardiamo Alessandria? Trasferirsi dal paese alla città, negli anni ?30, probabilmente doveva fare un bell?effetto, anche se la città in questione era la nostra piccola Alessandria
memoriALE – “La città mi sembrava immensa”, dice nell’intervista la signora Giuseppina, e questo non può che far pensare. Spesso rischiamo infatti di dare per scontato ciò che fa parte della nostra quotidianità, pensando di conoscerlo perfettamente. Strade, piazze, luoghi, persone possono in realtà nascondere, sotto la superficie, molto più di quello che pensiamo. C’è bisogno di un occhio esterno per tornare a stupirsi, per riconoscere la bellezza, ma anche per accorgersi di ciò che non funziona. Purtroppo di questo, in qualità di alessandrini, ce ne siamo resi conto amaramente e troppo tardi, come le vicende di questi ultimi mesi dimostrano. Bisognava che qualcuno ci risvegliasse dal torpore di una tranquilla vita di provincia, in una città in cui la nebbia nasconde troppo spesso ai suoi stessi abitanti le proprie qualità e potenzialità.
Il passato può essere uno strumento per offrirci questa prospettiva altra e per dischiudere la ricchezza che ogni comunità possiede e, perché no, l’energia per risollevarsi dai momenti di difficoltà. Le interviste di MemoriAle hanno proprio questo scopo: non si tratta di un semplice esercizio del ricordo, votato allo scatenamento di sentimenti nostalgici. I racconti individuali diventano racconti di una intera città e della sua comunità e possono aiutarci a percepire la nostra realtà come più sfaccettata e complessa, anche solo perché conosciamo un particolare del suo passato che prima ignoravamo.
Ogni società conosce bene il forte valore che la memoria può avere e quanto sia importante la trasmissione di certi valori e conoscenze. Questo deve avvenire non in una dimensione di chiusura ed esclusione, ma in un’ottica aperta in cui la complessità del passato riesca ad abbracciare le innumerevoli esigenze del presente, ma anche rafforzi le aspettative e la speranza per il futuro.
Con che occhi guardiamo dunque Alessandria? Troppo spesso con uno sguardo fisso e disattento, non curioso di approfondire. Queste voci del passato ci guidano un poco attraverso la nebbia ed oltre e stimolano quella vista “plurima” indispensabile per la costruzione di percorsi nuovi e coerenti.