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“I soldi del tesoretto Meier non ci sono”. Ma il progetto va avanti
Rita Rossa: Troppo costoso fare marcia indietro. Sul ponte Meier si va avanti, nonostante i soldi del fondo sono stati usati diversamente da quello per cui erano stati costituiti. Per giustificare le spese la precedente amministrazione avrebbe rendicontato spese già sostenute nel '97
Rita Rossa: ?Troppo costoso? fare marcia indietro. Sul ponte Meier si va avanti, nonostante i soldi del fondo ?sono stati usati diversamente da quello per cui erano stati costituiti?. Per giustificare le spese la precedente amministrazione avrebbe ?rendicontato spese già sostenute nel '97?
ALESSANDRIA – Difficile parlare di chiarezza e trasparenza su una vicenda, quella del ponte Meier, iniziata evidentemente sotto una luna storta. Il dado, in ogni caso, sembra tratto e ieri l’ingegnere capo Marco Neri ha inviato un ordine di servizio per dare ufficialmente il via ai lavori di realizzazione del collegamento tra le due sponde del fiume Tanaro. Si parte, quindi, senza indugi e nonostante i fondi del “tesoretto” ancora non si trovino. Il sindaco Rita Rossa, insieme al ragioniere capo Antonello Zaccone (nella foto a sinsitra) e all’ingegnere Marco Neri (foto in basso a destra) ribalta la versione di Fabbio, fornita l’altro giorno in conferenza stampa. “I fondi ricevuti dalla Regione in data aprile 2011, pari a 2.400.000 euro non sono stati vincolati e sono stati usati per altre spese e non ci sono pagamenti di spese sostenuti nell’ambito del Pisu”.
In data 11 novembre il Comune riceve 900 mila euro dalla Fondazione a seguito dell’accordo di programma per la realizzazione del ponte Meier: “nessun vincolo è mai stato messo e quando si è insediata la nuova amministrazione, quei fondi non c’erano più”.
Il 21 dicembre 2011 il consiglio dei Ministri dipartimento di Protezione Civile ha stanziato 3 milioni di euro per la costruzione del ponte Meier. Erano vincolati; si cominciò effettivamente a pagare qualche cosa, una somma pari a 243 mila euro. Poi vennero svincolati, ed è un passaggio previsto in caso di necessità, ma il vincolo non fu più ricostituito”. Su richiesta della sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti, il ragioniere capo pro tempore ha rendicontato dichiarando che “le somme svincolate con la determinazione dirigenziale numero 1101 in data 23/06/2011 erano state utilizzate per la sostanziale totalità per la loro originaria destinazione”.

In realtà sostengono Zaccone e Neri: “la parte rendicontata riguarda somme incassate nel 1997 con diverso vincolo di cassa (contributo di 7.746.853 euro) e con pagamenti effettuati negli anni successivi, quasi tutti prima dell’arrivo in cassa del successivo contributo di 3 milioni di euro e a valere sull’altro vincolo del 1997. (….) Resta inoltre grave il fatto che la stessa spesa, secondo quanto rendicontato in data 3 maggio 2012, sarebbe richiesta due volte a carico dello Stato”. In parole più semplici, è come se un dipendente presentasse al datore di lavoro scontrini per ottenere il rimborso relative a spese sostenute 13 anni prima e su cui su aveva ottenuto risarcimento.
Accuse pesanti sulle quali Rita Rossa annuncia di “avere i documenti”. Perchè, allora, andare avanti con il progetto, se i soldi non ci sono (ma andranno nuovamente racimolati con la ricostituzione del vincolo)?
Ancora ieri, ad annuncio di inizio lavori fatto, c’era chi chiedeva di tornare indietro. “Bloccare o modificare il progetto, oggi, avrebbe portato solo ad un aggravio dei costi”, dice però il sindaco Rita Rossa. E, questa volta, si fanno anche le cifre: “Nel caso di una revoca contrattuale da parte del Comune di dovrebbero riconoscere all’appaltatore le spese effettivamente sostenute (300 mila euro), la penale per la rescissione del contratto pari al 10% dell’importo dei lavori (che equivale circa a 1.100.000 euro); a queste somme devono essere aggiunte le spese già effettuate pari a 300 mila euro.” Inoltre, restituzione di tutti i finanziamenti già ottenuti (8 milioni e 200 mila euro) “allo stato attuale totalmente privi di vincolo di tesoreria, quindi, in totale, la rinuncia costerebbe circa 9.300.000 euro a cui si devono aggiungere i 12 milioni di mancato finanziamento per il piano di riqualificazione Pisu.
Impraticabile, sempre secondo l’amministrazione, l’ipotesi di modifica del progetto “al ribasso” (pista cicloperonale) perchè comporterebbe la revisione degli accordi; una nuova gara per appaltare la modifica del progetto e la perdita dei danni per le rescissione dal contratto (1.100.000 euro), la sospensione dei finanziamenti del Pisu e l’approvazione di eventuali nuovi accorso, con il rischio di perdita dei fondi, il tutto con i tempi di progettazione e appalto delle opere pubbliche. “L’ho già dichiarato più volte. Non dico che la realizzazione del Meier sia la soluzione ottimale, ma da questo punto dobbiamo partire”, ribadisce il sindaco. Capitolo chiuso. Resta aperto quello dei vincoli di tesoreria spariti.