Processo polo chimico, tutti contro tutti
Il Tribunale di Alessandria
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
8 Novembre 2012
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Processo polo chimico, tutti contro tutti

Seconda udienza del processo contro gli otto imputati del polo chimico di Spinetta. Secondo la difesa i cittadini e i lavoratori non avrebbero diritto a costituirsi parte civile perchè “manca un nesso causale” tra le patologie e i reati contestati (inquinamento doloso della acque di falda e omessa bonifica). Solvay: “l'acqua dei pozzi e dell'acquedotto non è mai stata inquinata”

Seconda udienza del processo contro gli otto imputati del polo chimico di Spinetta. Secondo la difesa i cittadini e i lavoratori non avrebbero diritto a costituirsi parte civile perchè ?manca un nesso causale? tra le patologie e i reati contestati (inquinamento doloso della acque di falda e omessa bonifica). Solvay: ?l'acqua dei pozzi e dell'acquedotto non è mai stata inquinata?

ALESSANDRIA – La difesa non ha dubbi: non basta aver patologie, certificate da medici, o forti forme di stress per poter chiedere un risarcimento alle aziende del polo chimico di Spinetta Marengo, imputate di avvelenamento doloso delle acque di falda e omessa bonifica. E non è sufficiente aver abitato a Spinetta Marengo o lavorato dentro lo stabilimento, essere venuti a contatto con elementi inquinanti, per dichiarare che il proprio diritto alla salubrità dell’ambiente è stato compromesso. Lo hanno sostenuto gli avvocati del pool di difesa degli otto imputati al processo in Corte d’Assise, ieri, nella seconda udienza del maxi processo che vede sul banco degli imputati ex dirigenti di Montedison, Ausimont e Solvay Solexis, le aziende che si sono succedute alla guida dello stabilimento del polo chimico.
Circa settanta i soggetti che avevano chiesto di essere ammessi come parte civile all’interno del processo penale, ai quali si aggiungono quelli già ammessi in fase di udienza preliminare. Un centinaio in totale. Ieri la Corte, guidata dal giudice Alessandria Casacci, avrebbe dovuto esprimersi sull’ammissibilità delle richieste, dopo aver ascoltato le parti. C’è stato il tempo, in quasi cinque ore di udienza, di ascoltare la difesa, mentre gli avvocati di parte civile potranno replicare il prossimo 28 novembre. Se ne è già visto abbastanza per dire che sarà una matassa assai intricata da sbrogliare: Solvay che si ritiene parte lesa da due dirigenti, di cui uno fu anche co-amminsitratore delegato, Ausimont che, per voce dell’avvocato, paragona Solvay al comandante che abbandona la nave e fa presente come il suo difeso sia stato amministratore anche il Solvay (“l’azienda chiede i danni a se stessa?” domanda ironicamente) il ministero dell’Ambiente che ritiene di essere l’unico titolato ad ottenere un risarcimento, chiedendo di escludere Comune e Provincia. Solvay che ribatte come “gli imputati verso i quali ci costituiamo parte civile hanno occultato dati essenziali per il corretto svolgimento del procedimento di bonifica”. A tratti, è sembrato di assistere ad una guerra di tutti contro tutti davanti ad un pubblico di cittadini e lavoratori arrivati in tribunale per chiedere giustizia e usciti con la certezza che la strada sarà molto lunga.
In aula, davanti alla Corte, gli avvocati della difesa sono ripartiti dall’interpretazione che il giudice dell’udienza preliminare aveva dato per l’ammissibilità delle parti: “un serio collegamento” spazio-temporale con lo stabilimento di Spinetta Marengo i cui dirigenti sono accusati di non aver effettuato le bonifiche necessarie e di aver dolosamente inquinato l’acqua di falda.
”Definizione che si presta a diverse interpretazioni” è stato rilevato. Secondo gli avvocati Sassi, Padovani e Puglianè, manca il “nesso causale”. Ossia, a questo momento, non è dimostrato che le patologie, come tumori, allergie, leucemie che stanno affiggendo gli abitanti e i lavoratori siano state causate dall’avvelenamento delle acque o dal deposito di sostanze inquinanti non bonificate. “I cittadini potranno sempre rivolgersi alla giustizia civile per ottenere risarcimento”, precisa Sassi.
Solvay, in particolare, chiede “l’esclusione dal procedimento delle persone che si sono costituite per il fatto di ave bevuto l’acqua dell’acquedotto di Alessandria o l’acqua dei pozzi di Spinetta”. Tali acque, sempre secondo Solvay, sono sempre risultate potabili ai controlli effettuati nel tempo dall’Asl e dall’Arpa; il pubblico Ministero, in effetti, ha formulato una accusa di avvelenamento dell’acqua di falda, non di quella dell’acquedotto o dei pozzi”. Insomma, secondo l’azienda, lo stesso Pubblico Ministero nel formulare l’accusa non afferma che vi sia un “rapporto fra il fatto di aver bevuto acqua potabile dell’acquedotto o dei pozzi e le patologie lamentate”.

Il prossimo 28 novembre toccherà agli avvocati di parte civile motivare le richieste.

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