I “sassolini” di Fabbio: Amiu, il ponte Meier e la politica anticiclica
Abbiamo incontrato Piercarlo Fabbio, ex sindaco di Alessandria, per una lunga intervista sui temi più discussi in città: dalle responsabilità del dissesto alla situazione di Amiu, dal caso Caridi a quello del ponte Meier, dal bilancio sull'esperienza passata alle scelte relative al futuro
Abbiamo incontrato Piercarlo Fabbio, ex sindaco di Alessandria, per una lunga intervista sui temi più discussi in città: dalle responsabilità del dissesto alla situazione di Amiu, dal caso Caridi a quello del ponte Meier, dal bilancio sull'esperienza passata alle scelte relative al futuro
ALESSANDRIA – “Sic transit gloria mundi” dicevano i latini. Da stravincitore delle elezioni comunali la scorsa tornata (e fra i sindaci più amati d’Italia seguendo alcuni sondaggi) lei è finito per essere additato anche dalla stampa nazionale come esponente della ‘malapolitica’ e causa del dissesto alessandrino. Si sente responsabile per quanto accaduto? Io vivo con grande serenità e tranquillità, consapevole che la vita è fatta di alti e bassi. C’è stato un periodo nel quale ho lavorato duramente per questa città, non importa se ho avuto successo o meno, l’importante per me è aver lavorato per il bene comune e il fatto che i miei concittadini mi abbiano dato l’onore di guidare questa città. In questo momento gli alessandrini mi hanno chiesto di fare opposizione e la sto facendo con la stessa dignità e impegno mantenuti in questi anni. Non posso dimenticare che diecimila persone mi abbiano dato fiducia chiedendomi di tornare a fare il sindaco e comunque di fare al meglio il consigliere comunale. Purtroppo ho verificato che i media nazionali vanno per grandi schemi, nel senso che non sono mai precisi, raccontano frottole e attraverso queste creano le condizioni per un giudizio affrettato e sommario. Non mi stupisco, come non mi sono stupito in passato, che cose raccontate sui giornali poi nelle aule dei tribunali prendessero una piega diversa. C’è anche la tendenza a voler raccontare esclusivamente l’accusa e mai la difesa. La verità, anche processuale, sarà un confronto fra accusa e difesa e non sarà il prevalere dell’una sull’altra in modo smaccato come fanno i media, per motivi che non sono dovuti alla ricerca della verità, ma alla ricerca dell’audience e dello stupore da parte del lettore.
Ha mai pensato allora di querelare chi, anche dai media nazionali, ha dato sentenze così nette?
Sono in fase di preparazione querele e denunce, ci sarà tempo. Non verso i comici però: ho un certo rispetto per la comicità e la satira politica. Esiste dai tempi del Medioevo, con i giullari, figuriamoci se non è tollerabile ora. Però le storture ci sono state, come quelle di far diventare i 75 mila euro spesi per le rose un milione e mezzo: un bel salto. Alcune querele sono in fase di preparazione, anche verso media locali.
Com’è il suo rapporto con la città oggi? Teme manifestazioni di odio nei suoi confronti?
E’ 57 anni che vivo in questa città, la gente mi conosce, conosce il mio stile di vita, le mie scelte e quindi non esagera più di tanto. Magari chi non mi conosce, su Facebook in modo anonimo, si concede qualche eccesso, anche se non veri e propri insulti. Questo è normale, succedeva anche quando ero sindaco con un consenso fra i primi in Italia. Con il ragionamento e rispondendo senza offendere sono comunque situazioni che rientrano.

Noi segnali in questa direzione ne abbiamo dati fin dall’inizio, ma non ne abbiamo ricevuti di reciproci. Per esempio ci siamo astenuti sul voto relativamente al dissesto. Avremmo potuto votare contro ma abbiamo preferito che fosse la politica a scegliere quale ruolo assumere e cosa affidare invece a un commissario. E’ un dibattito molto attuale, e non sono convinto che una strada sia sempre migliore dell’altra. Più volte abbiamo offerto il nostro aiuto, e i nostri parlamentari stanno facendo un lavoro costante per la città. Il fatto che abbiamo proposto anche recentemente una serie di emendamenti a un programma di mandato che ci è stato presentato come sostanzialmente inutile, perché impossibile da attuare, dimostra il nostro impegno a dare un contributo costruttivo. Per contro ci siamo trovati nella situazione in cui normali scelte prese da qualsiasi pubblica amministrazione sono state additate dalla maggioranza come esempi assoluti di malgoverno. La maggioranza ha già vinto le elezioni, si dovrebbe ricordare che non è necessario comportarsi come se dovesse vincerle tutti i giorni.
C’è un consiglio che si sente di dare a Rita Rossa?
Sì, quello di governare e di avere un’idea chiara per il futuro, una visione di città. Solo così si può uscire presto dalla crisi, anche da quella psicologica. Se ogni ragionamento noi lo riconduciamo al fatto che c’è il dissesto, e ogni volta che si apre un discorso noi lo riportiamo sulle lancette del pessimismo, è chiaro che la città fa fatica. L’economia è anche psicologia ed è chiaro che non si può vivere in stato depressivo.
C’è qualcosa che tornando indietro non rifarebbe?
Probabilmente non sottovaluterei la calunnia utilizzata come meccanismo di captazione del consenso. Io ritenevo che il lavoro fatto da noi fosse più evidente, invece mi devo ricredere. Il giudizio è stato espresso solo in parte, perché molti elettori non sono andati a votare, anche fra i nostri. C’è stata quasi una sospensione di giudizio nei nostri confronti: è una cosa che riguarda non solo il locale ma anche percorsi nazionali, dove si ripropongono le stesse situazioni vissute da noi. Magari cercherei di dedicare un poco di tempo anche a rintuzzare quei tentativi di calunnia, invece di concentrarmi unicamente sulle cose da fare. Il resto è metodologia, per cui si possono anche fare errori nel merito delle cose fatte, ma è la strategia complessiva che regge tutto: la nostra idea era quella di creare un movimento anticiclico per poter rispondere alla crisi, immettendo denaro pubblico nella realtà economica affinché questa potesse reagire ed evitare momenti di povertà. Lo si è fatto con interventi pubblici, ben 165 milioni di euro, lo stock più alto di investimenti fra partecipate e comune nella storia della nostra città.
Si è molto parlato di patrimonio del Comune che potrebbe essere venduto per far cassa e ripianare i debiti. Spesso però le aste finiscono per rimanere deserte e così si fanno scendere ad arte i prezzi. Quali beni aveva individuato la sua giunta?
Noi, dopo aver incassato già 47 milioni di euro di alienazioni immobiliari, soldi veri entrati in cassa durante la nostra amministrazione, ci stavamo orientando su tre fronti: le gare Amiu, Aral e Amag. Ovviamente cercando di fare andare a buon fine il valore complessivo di queste tre gare, cioè 120 milioni di euro, in pratica almeno il doppio del debito che potrebbe essere oggi confermato nella massa passiva, vale a dire una sessantina di milioni, al netto dei 15 milioni persi per via della gara Amiu-Iren annullata. Sui canoni anticipati si sarebbe potuto prevedere un incasso per queste gare di 40-43 milioni di euro, e già con queste tre gare praticamente avremmo sanato il debito. E in realtà ci sono altre strutture da vendere, come l’ex educatorio, la palazzina mensa ex Guala, il punto D (probabilmente altri 7-8 milioni di euro). Le strutture che già erano state messe in alienazione, senza doversene inventare delle altre, sarebbero state ampiamente sufficienti per impedire quanto sta avvenendo ora.

Conosco Caridi e sono sempre rimasto stupito da quanto successo, sebbene sia vero che conoscersi ed essere amici non vuol dire sapere tutto dell’altro. Sono contento per l’assoluzione, perché è la dimostrazione di come si faccia troppo presto a dire chi è colpevole in una vicenda e a dichiarare collusa un’amministrazione intera. Questo fatto ha sicuramente pesato nella campagna elettorale, e può anche starci, sebbene non sia etico farlo, perché si sa che nei periodi elettorali una parte della comunicazione tende all’eccesso. Ma che accuse così gravi abbiano poi l’effetto di portare persone innocenti in carcere, di rovinare famiglie e imprese, questo è inaccettabile. Mi chiedo se coloro che hanno denunciato tutto questo, e frettolosamente hanno presentato una realtà che ora sembra smentita, pagheranno mai per le conseguenze di quelle azioni.
I dati statistici rispetto agli altri comuni dicono che il personale di Palazzo Rosso è perfino sottodimensionato. Un discorso diverso si può invece fare per le partecipate, cresciute molto nel corso degli ultimi mandati. Che responsabilità ci sono?
Il discorso può riguardare sostanzialmente Amiu, non le altre società. Amag in particolare è un’azienda in salute, ed è giusto che un’azienda che fa utili investa e punti all’espansione assumendo personale. Sarebbe paradossale cominciare a pensare che crescere e assumere siano automaticamente una colpa. Credo che Atm si potrebbe gestire meglio, è schiava delle sue tradizioni e di un’organizzazione classica di gestione del trasporto. È un’azienda stile anni ’70 o ’80 che fa fatica a evolversi.
Su Amiu qualche dato lo si può dare, senza voler colpevolizzare chi ci lavora. Franco Trussi è stato presidente di Amiu fino ai primi mesi del governo Scagni, oltre che mio assessore ai lavori pubblici e al bilancio e ha lasciato Amiu con circa 120 dipendenti. Quando abbiamo vinto le elezioni nel 2007, alla fine del mandato Scagni, i dipendenti erano diventati 220 più le cooperative. Noi a quel punto avevamo due strade possibili: invece di tagliare personale abbiamo scelto di migliorarne l’efficienza aumentando i servizi svolti. Ora si parla per esempio del servizio del taglio dell’erba, pagato 2 milioni. E’ vero che in realtà il servizio vale molto meno (350 mila euro), ma è anche vero che abbiamo pagato 12 milioni di euro per la raccolta e il trasporto dei rifiuti quando il servizio costava ormai il 30 per cento in più. Fra Amiu e Comune probabilmente esistevano delle poste compensative, organizzate in maniera tale che in totale i conti tornassero. Questa cosa ce la siamo trovata e l’abbiamo compensata fino a quando abbiamo aumentato del 20% la TIA per coprire i maggiori costi e tolto, solo parzialmente, il porta a porta. Lo abbiamo lasciato in centro e nel Cristo vecchio, per un totale di circa 45 mila persone, cioè metà della popolazione. Lo abbiamo sostituito solo dove la conformazione delle strade consentiva un risparmio reale utilizzando un altro metodo di raccolta, senza provocare disservizi.
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Il fulcro di tutti i problemi in questo caso è stato non incassare i 15 milioni di euro dalla gara Iren. Si è trattato di una fattorizzazione: i crediti che Amiu vanta nei confronti del Comune, li ha venduti a Barclays. Questa è una tecnica normale delle imprese. A questo punto il nostro creditore per 9 milioni di euro non è più l’Amiu ma direttamente la banca, che a suo tempo però ha dato 9 milione di euro ad Amiu. Che fine hanno fatto questi 9 milioni di euro? Sono nella contabilità di Amiu e l’azienda li avrà utilizzati per pagare dipedenti e fornitori. Tutto sommato adesso rimane il debito del Comune con la banca. Abbiamo scelto Barclays perché ci ha fatto un tasso molto favorevole. Era uno sportello nuovo ad Alessandria con promozioni per nuovi clienti, e il loro tasso era molto vantaggioso.
Cosa pensa dell’addio del neopresidente Marzi da Amag dopo pochissimo tempo dal suo insediamento?
La prima cosa che mi domando è per quale ragione ci sia stata così tanta fretta nel mandare via Lorenzo Repetto se poi non c’era pronto un nuovo presidente che potesse durare. L’ex presidente Repetto avrebbe come minimo continuato a garantire un utile molto forte, come fatto nel corso del nostro mandato, quando Amag grazie alla sua guida è passata da 16 mila euro di utili a 2 milioni. Penso che la scelta di Marzi non sia del tutto politica e abbiano concorso altri elementi: ha trovato un nuovo lavoro, e forse gestire Amag in questo periodo così delicato richiede manager con un po’ più di esperienza. Amag è sana ma soffre come tutte le aziende di problemi di liquidità, ad esempio perché tanti alessandrini fanno fatica a pagare in orario le bollette. In più i volumi su cui competere sono sempre maggiori.

La banca non sta sbloccando i fondi perché il ragioniere capo con una determina qualche giorno fa ha detto di non sbloccarli. Questa determina in termini concettuali mi sembra straordinaria, considerando che il ragione capo aveva tutti gli elementi e i documenti per riuscire a capire cosa è successo fino adesso. Il 6 forse se ne riparlerà in commissione e cercherò di spiegare ancor meglio cosa è successo.
Ho un dubbio malizioso, ma è solo un dubbio: che la risposta alla domanda sia “per mettere a disposizione circa 4 milioni di euro per altri lavori”. Potrebbero servire perché c’è il sentore che i costi del ponte potrebbero aumentare, oppure per la consapevolezza che non ci siano altri soldi per lavori in città e sia facile presentare questa operazione per dare la colpa a chi c’era prima e incamerare fondi altrimenti impossibili da avere. Ma come già detto il “capitolo ponte” non riguarda solo la costruzione del nuovo ma anche la demolizione di parte del precedente e tutti i lavori preparatori. Non bisogna poi dimenticarsi le spese di viabilità connessa: molti non sanno che secondo il modello bidimensionale che Aipo ha scelto di utilizzare per calcolare la sicurezza della città (cioè calcolando insieme la portata del Tanaro e della Bormida e non solo quella del Tanaro), è stata evidenziata la necessità di innalzare gli argini di un metro. Le opere nuove di viabilità da noi realizzate, come la rotonda davanti al Palazzetto dello Sport, oltre che essere necessarie in attesa del nuovo ponte, rispondono già a questi requisiti di innalzamento.
Lei è anche capogruppo Pdl in Provincia. Qual è la situazione economica dell’Ente? Quali differenze ci sono con quanto capitato in Comune?
Le differenze fra Provincia e Comune ci sono, anche perché le dimensioni e le competenze sono molto diverse. Ciò non toglie che la situazione della Provincia potrebbe finire come quella del Comune, anche perché la Corte dei Conti ha già evidenziato come esistano una serie di crediti a bilancio che andrebbero considerati come inesigibili e pertanto tolti dal conteggio. Se si facesse questa operazione, considerando anche gli enormi tagli voluti dalla Spending Review, i conti sarebbero presto fatti. Su questo c’è stato da parte della maggioranza in Provincia un atteggiamento schizofrenico, di chi professava rigore per il Comune e meno per l’ente provinciale che guidava. La Provincia ha però ora una grande fortuna, che è l’accorpamento con quella di Asti, più sana. Poiché verranno messi in comune anche i cespiti finanziari, si apre una nuova partita e la situazione alessandrina può migliorare.

Sono in Comune, fra mandati da consigliere e da sindaco, dal 1985: quasi un’era geologica della politica differente da quella attuale. Se il buon Dio me lo consentirà finirà il mio mandato nel 2017. Sarebbero 32 anni di attività ininterrotta per la città: forse i miei concittadini mi hanno già chiesto parecchio in termini di sacrificio e impegno, vedrò se proseguire o meno. I primi sei mesi di questo mandano non mi hanno fatto capire in maniera precisa qualcosa sul mio futuro: per me è importante sapere se il mio impegno può essere ancora utile alla causa del bene della città.
E al parlamento ogni tanto ci pensa?
I due più grandi partiti italiani paiono orientati a non reintrodurre le preferenze sulle schede elettorali, e non so se rientrerò fra fortunati o sfortunati, vista la situazione globale, che verranno candidati. Ma più che pensare a poltrone da ricoprire la mia attenzione è sempre orientata all’attività politica da fare all’interno della propria rete di amicizie, con chi ha professionalità, ed è quotidianamente al servizio di un’area territoriale. Poi se arriveranno cariche bene, altrimenti non sarà un problema.
Grazie
Dopo una verifica più approfondita effettuata successivamente alla pubblicazione dell’articolo l’ex sindaco Piercarlo Fabbio desidera perfezionare le cifre fornite rispetto ai dipendenti Amiu: “alla fine del mandato alla guida di Amiu da parte di Franco Trussi i dipendenti erano in tutto 163. Quando ha avuto inizio il mandato come sindaco di Piercarlo Fabbio i dipendenti erano diventati 238 più 30 appartenenti alle cooperative. Attualmente i dipendenti sono 198”.