“Emergenza Nord Africa”: quale futuro per il progetto?
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“Emergenza Nord Africa”: quale futuro per il progetto?

In una lettera inviata al prefetto, la Comunità San Benedetto al Porto chiede chiarezza sul futuro delle persone coinvolte nell'iniziativa di accoglienza promossa dal Ministero dell'Interno. Duecento persone in provincia da gennaio rischieranno di trovarsi in mezzo a una strada, senza né una casa né un lavoro né tutele

In una lettera inviata al prefetto, la Comunità San Benedetto al Porto chiede chiarezza sul futuro delle persone coinvolte nell'iniziativa di accoglienza promossa dal Ministero dell'Interno. Duecento persone in provincia da gennaio rischieranno di trovarsi in mezzo a una strada, senza né una casa né un lavoro né tutele

ALESSANDRIA – Negli scorsi mesi, a seguito dei drammatici scontri verificatisi in Libia e in altri paesi del Nord Africa, Il Ministero dell’Interno ha varato un progetto di accoglienza dei profughi su tutto il territorio nazionale, sovvenzionando comunità adeguatamente attrezzate perché potessero ricevere gli stranieri vittime di violenza e offrire loro una sistemazione dignitosa. Per molti di loro è cominciato un iter che li ha portati a ottenere un permesso umanitario o lo status di rifugiati, con relativa possibilità di fermarsi sul territorio nazionale, sebbene a tempo determinato.

Già da qualche mese però il progetto è a rischio chiusura per mancanza di fondi, e pare cosa certa che a partire dal 1 di gennaio le comunità non riceveranno più alcun contributo per la prosecuzione dell’assistenza a queste persone già provate da eventi drammatici e impossibilitate fino a ora a trovare un impiego in Italia. La situazione è molto complessa anche perché l‘iter per ottenere i permessi di soggiorno è complesso, prevedendo la raccolta di numerosi documenti e l’audizione, a volte a più riprese, presso un’apposita commissione istituita sul territorio. Diversi immigrati non hanno così neppure ultimato l’iter per ottenere il permesso temporaneo di soggiorno, e non è chiaro a cosa andranno incontro. 

Spiega Fabio Scaltritti, responsabile della cominità San Benedetto al Porto, che sta ospitando 8 persone presso la Comunità Nelson Mandela di Visone: “siamo preoccupati per il loro futuro, così come per quello di tutte le altre persone arrivate in Italia in situazioni simili (200 nella provincia di Alessandria). Sappiamo di Comunità che non hanno intenzione di continuare a offrire loro ospitalità dopo il 31 dicembre, o che non possono permetterselo senza un aiuto economico da parte del Ministero, e che potrebbero semplicemente scegliere di mettere alla porta queste persone. Si tratta di soggetti già provati dalla vita, con scarse possibilità di trovare lavoro in maniera autonoma e che facilmente potrebbero cadere vittime del lavoro nero o diventare una preoccupazione per le città che li hanno accolti. Come Casa di Quartiere abbiamo attivato uno “sportello rifugiati” al quale è possibile rivolgersi per ricevere un aiuto nel completare le pratiche per richiedere asilo in Italia. In molti casi si tratta di un percorso difficile per gli stranieri che giungono qui, e diversi rischiano di non ricevere ciò che invece spetterebbe loro semplicemente perché non sono in grado di affrontare in autonomia la burocrazia italiana. Ora sappiamo che potrebbe essere necessario un nuovo passaggio in commissione di tutti coloro che sono stati finora respinti, così da concedere loro, quasi in automatico, un permesso temporaneo prima del 31 dicembre, così da risolvere il problema ‘lavandosene le mani’ e lasciando poi sole sul territorio persone già in difficoltà”. “Oltre a uno spreco di risorse con grande impegno da parte degli uffici – conclude Scaltritti – ci sempre una soluzione poco efficace sia per le persone coinvolte che per le realtà territoriali che dovrebbero accoglierli”

Da qui la decisione della Comunità di San Benedetto al Porto di scrivere una lettera al Prefetto, Romilda Tafuri (nella foto), spiegando come “sarebbe importante costituire un coordinamento o diversi momenti di verifica onde evitare l’abbandono o (peggio ancora) l’espulsione dai Centri di accoglienza al 1 Gennaio 2013 e contemporaneamente monitorare o coordinare le situazione dei Centri e delle singole persone in questa fase. Questo per evitare che con i Comuni interessati si vadano a creare situazioni di ‘appesantimento’ inatteso o addirittura fenomeni di abbandono a se stessi o di degrado. Con il rischio di innescare episodi di tensione o di insicurezza”. 

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