Piange… il telefono
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Piange… il telefono

Comincia una nuova settimana, in un walzer di attese che assumono sempre più i toni dell’iperbole, e che al contempo non sembrano sortire ancora gli effetti sperati. Giunta, sindacati, cittadini: ognuno resta in attesa di un deus ex machina che salvi la città

Comincia una nuova settimana, in un walzer di attese che assumono sempre più i toni dell?iperbole, e che al contempo non sembrano sortire ancora gli effetti sperati. Giunta, sindacati, cittadini: ognuno resta in attesa di un deus ex machina che salvi la città

ALESSANDRIA – A osservare dall’esterno la situazione di Alessandria in questi giorni ci si potrebbe chiedere se è tutto vero o se non si tratti piuttosto di una moderna favola – quasi un “Peppone e Don Camillo” dei nostri giorni -, se non fosse che qui il lieto fine non è per nulla scontato.

Gli assessori (o meglio, alcuni assessori… chissà se qualcuno, un po’ troppo “tecnico” per queste cose, preferirà disertare) a turno continuano a presidiare il Palazzo per dimostrare ai cittadini che “si lavora giorno e notte” e per aspettare la fatidica telefonata da Roma con annessi milioni di euro (nostri, fa bene il sindaco a ricordarlo).
Per ora l’iniziativa ha portato a mettere un’ennesima toppa sugli stipendi: ma sarà davvero stato un atto decisivo? Più d’uno ha accolto la scelta della Giunta con perplessità e c’è anche chi sul web si diverte a ironizzare.

I sindacati annunciano a loro volta l’intenzione di piantare una tenda sotto il Comune, anche loro con le orecchie tese ad attendere una telefona, questa volta da parte del sindaco. E’ necessario adesso discutere del futuro della città e dei dipendenti delle partecipate, indiziate numero uno di quella “insostenibilità di lungo periodo” che richiederebbe una profonda riorganizzazione,  a cui i sindacati  – come già detto nello sciopero della scorsa settimana – guardano con sospetto, almeno nella misura in cui porterà con sé tagli al personale. 

 
Nel mezzo i cittadini di Alessandria, a partire dai commercianti che non sanno più come gestire la crisi, preoccupati che agli insopportabili continui rincari decisi dal Governo (fra l’altro, a botte di decreti) si sommino le ristrettezze economiche di una città che sta tagliando su tutto il tagliabile. Fino a qualche tempo fa il rimedio alessandrino ai problemi è stato quello di trovare una soluzione temporanea per chi in quel momento strillava più forte. Ora però a strillare potrebbero essere tutti e tutti insieme: dipendenti delle partecipate, del Comune (da tanti considerati “i fortunati che non sarebbero mai stati toccati”), commercianti e fornitori. Chi manca all’appello? Forse più di tutti i giovani di Alessandria: quasi completamente assenti allo sciopero della scorsa settimana, dovrebbero essere il motore della protesta e invece pare siano quelli meno preoccupati. Un altro segnale del torpore che cinge la città e che sembra inarrestabile. Oggi sarà la volta dell’incontro tra il sindaco e i vertici della Banca di Legnano (ex Cassa di Risparmio di Alessandria, cassaforte del Comune e simbolo della banca degli alessandrini) per discutere di cosa manca: un buco di 3,9 milioni di euro nel fondo destinato al Ponte Meier, svincolati con un atto straordinario dall’ex sindaco Fabbio e non più reintegrati. La banca chiede che i soldi in arrivo da Roma servano per ripianare quell’ammanco, mentre il Primo cittadino vorrebbe servissero per pagare i prossimi stipendi e propone un piano di rietro rateale. Come andrà a finire lo sapremo nelle prossime ore, ma pare sempre più azzeccato lo slogan coniato dalle cooperative della città, anche loro in presidio e in attesa davanti alla Prefettura: “fino a quando” potrà durare ancora tutto questo? Cosa dovrà ancora succedere perché la dignità di tanti lavoratori venga rispettata? Possibile che il futuro di tutti noi sia legato al filo sottile di un telefono? E, soprattutto, possibile che il massimo che si possa fare sia attendere una telefonata, e che siano sempre altri a decidere per noi?
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