Padre Balducci oggi: fra pluralismo e speranza
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Padre Balducci oggi: fra pluralismo e speranza

A vent’anni dalla scomparsa, una serata per riflettere sulla portata attuale del pensiero dell’intellettuale che parlò dell’uomo planetario

A vent?anni dalla scomparsa, una serata per riflettere sulla portata attuale del pensiero dell?intellettuale che parlò dell?uomo planetario

ALESSANDRIA – Un pensiero che anticipava i tempi quello di padre Ernesto Balducci, che è stato ricordato, in occasione delle celebrazioni per il ventesimo anniversario della morte, lo scorso giovedì 18 ottobre all’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria. La serata è stata introdotta da Maurilio Guasco, professore emerito presso l’Università del Piemonte Orientale, che ha ricordato le tappe salienti della biografia di Balducci. Nato a Santa Fiora, in provincia di Grosseto, nel 1922 vive sulla sua pelle le difficoltà e la povertà di quel mondo rurale e periferico (il padre era un minatore). Dopo la laurea in lettere e anni di insegnamento, fonda nel 1958 la rivista Testimonianze, con la quale inizia una intensa attività pubblicistica. L’ostilità della Curia Diocesana gli valse l’allontanamento da Firenze a Frascati e poi a Roma, dove poté seguire da vicino il Concilio Vaticano II. In questi anni Balducci dovette affrontare numerosi conflitti e polemiche a causa delle sue prese di posizione: fu infatti sostenitore dell’obiezione di coscienza, come don Lorenzo Milani, tanto che fra il 1963 ed il 1964 subì un processo con condanna per apologia di reato. La sua attività di pensatore, scrittore e conferenziere continua in maniera significativa fino al 1992, anno della morte in un tragico incidente stradale.

La parola è quindi passata a Severino Saccardi, attuale direttore della rivista Testimonianze. “Lo spirito di questo anno balducciano – ha affermato Saccardi – è non solo di memoria, aspetto pur importantissimo, ma è di riflessione sugli elementi di attualità di una lezione che abbiamo ricevuto”. Padre Ernesto è stato infatti allo stesso tempo anticipatore del terzo millennio e uomo fortemente radicato nel secolo breve e fortemente legato alle sue radici. Grazie alla sua rivista e ai saggi, tra cui si ricordano particolarmente L’uomo planetario e La terra del tramonto, Balducci ha voluto dare strumenti di dialogo e di pluralità, misurandosi con la progressiva complessità e globalizzazione del mondo che lo circondava. L’ecumenismo avrebbe dovuto confrontarsi non solo con le proprie certezze e verità religiose, su di un piano verticale, ma orizzontalmente con le problematiche della società moderna e con i principi del rispetto dell’essere umano e di una politica non autoreferenziale, attenta a dare risposte concrete alle persone. Tuttavia, a fianco all’individuazione dei problemi della modernità, il pensiero di Balducci si apriva anche alla speranza e al richiamo a non farsi mai sopraffare dalla rassegnazione, sicuro del fatto che il mondo non sia immobile e che tutto possa cambiare (come alcuni eventi della nostra attualità hanno dimostrato, per esempio le primavere arabe).

Giorgio Manfredi, già assessore alla Cultura del Comune di Valenza, ha invece parlato dell’importante eredità culturale che Balducci ha lasciato nella nostra provincia, ricordando le sue visite ad Alessandria e Valenza seguite da un pubblico sempre folto ed affezionato.  In un mondo frenetico ed assordante come il nostro, l’elogio del silenzio, tratto da uno degli ultimi articoli di Balducci, risulta essere quanto mai attuale. “Se le cose intorno a noi sono mute, è perché noi le stordiamo con i nostri rumori e perché ci accostiamo ad esse con il piglio del dominio. La parola che illumina nasce dal silenzio. Il senso della parola non è di trasmettere, ma di comunicare, cioè di liberare ciò che sta oltre la parola”.

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