Processo polo chimico: Solvay chiede i danni “per i costi che sta sostenendo”
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
18 Ottobre 2012
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Processo polo chimico: Solvay chiede i danni “per i costi che sta sostenendo”

Alla prima udienza del processo contro gli otto dirigenti del polo chimico, anche Solvay chiede di costituirsi parte civile contro due degli imputati. Per Balza, Medicina democratica, “è una ammissione di responsabilità clamorosa”. Prossima udienza il 7 novembre

Alla prima udienza del processo contro gli otto dirigenti del polo chimico, anche Solvay chiede di costituirsi parte civile contro due degli imputati. Per Balza, Medicina democratica, ?è una ammissione di responsabilità clamorosa?. Prossima udienza il 7 novembre

ALESSANDRIA – Un lungo elenco di nomi, almeno un centinaio, tutti residenti nel sobborgo di Spinetta Marengo o ex dipendenti degli stabilimenti del polo chimico hanno chiesto di essere ammessi come parti civili al processo contro otto dirigenti ed ex amministratori delle società che si sono succedute nella gestione del polo, iniziato ieri davanti alla Corte d’Assise di Alessandria.
Qualcuno non c’è già più e in aula, ad assistere all’apertura del processo, ci sono i figli; in tanti, quelli che hanno potuto, hanno invece scelto di essere presenti, seduti in fondo all’aula dove non c’era posto neppure per l’esercito degli avvocati. Non c’erano invece gli imputati: Carlo Cogliati, Giulio Tommasi, Francesco Boncoraglio, Giorgio Canti, Bernard De Laguiche, Pierre Jacques Joris, Luigi Guarraccino e Giulio Carminati.
C’era però Solvay che, tramite il suo avvocato Alfio Vasecchi, chiede di costituirsi parte civile per avere un risarcimento “per gli enormi costi sostenuti e che continua a sostenere per eliminare l’inquinamento lasciato nell’area dello stabilimento di Spinetta Marengo da decenni di produzioni industriali”. La stessa linea era già stata adottata al processo di Pescara per la discarica di Bussi.
L’accusa formulata dai pubblico ministero è di avvelenamento doloso e omessa bonifica. Al termine della prima udienza il giudice ha disposto un rinvio. Si torna in aula il 7 novembre per dare tempo agli avvocati della difesa di verificare la documentazione depositata dagli avvocati delle parti civili. In quella data la corte dirà se tutte le parti saranno ammesse alla richiesta di risarcimento. Tra queste, oltre ai cittadini, ancheil ministero dell’Ambiente, il comune di Alessandria, la Provincia, la Cgil e numerose associazioni. Le udienze successive, durante le quali inizierà il vero e proprio dibattimento, sono già fissate per il 28 novembre e il 19 dicembre
Solvay intanto scopre le carte e anticipa quella che sarà la linea di difesa: “l’azienda ha piena fiducia nell’operato della magistratura ed è convinta che verrà accertata la correttezza e la professionalità dell’operato dei propri dirigenti: l’azienda è certa della completa estraneità e della non responsabilità dei propri manager coinvolti nell’inchiesta e conferma il loro pieno appoggio”. Chiede quindi i danni a due degli imputati della vecchia gestione Montedison, Coglaiti e Boncoraglio. “Solvay ha acquisito nel 2002 il sito produttivo alessandrino ereditando una pesante e complessa realtà industriale, nella quale ha già investito fino ad oggi 250 milioni di euro”, dice una nota dell’azienda.
“Grazie a questo impegno l’attività dello stabilimento, dall’acquisizione nel 2002 ad oggi, non ha mai messo in pericolo la salute pubblica dei cittadini di Spinetta Marengo. In particolare per quanto riguarda l’acqua questa è sempre stata conforme ai parametri di potabilità prevista per legge”. In definitiva, “i problemi ambientali di Spinetta sono l’eredità di gestioni passate”.
Secondo l’accusa, invece, i vertici dell’azienda avevano piena conoscenza della situazione ereditata ela hanno presentata in modo meno allarmante agli enti pubblici fino a quando, nel 2008, non si venne a sapere dell’alta concentrazione di inquinanti in falda, situazione non ancora risolta.
Difficile dire se e quando potrà essere fatta luce su quanto accaduto in decine di anni di presenza di lavorazioni chimiche a Spinetta. “Ci saranno probabilmente altri procedimenti per stabilire eventuali correlazioni tra malattie e produzione della fabbrica. Quel che qui preme è dimostrare come sia stato provocato un inquinamento”, dice uno degli avvocati delle parti civili. Il rischio che il procedimento si “impantani” tra eccezioni sollevate, dossier prodotti, studi commissionati e valanghe di documenti e testimonianze, c’è tutto. Il caso Spinetta non è quello dell’amianto di Casale, dove è stato possibile stabilire un nesso preciso di causa (povere da amianto) ed effetto (asbestosi). E anche chi si è costituito parte civile lo sa: “noi non chiediamo che chiuda la fabbrica, chiediamo però più sicurezza”, dicono.
A fine udienza, tra gli sguardi un po’ perplessi degli abitanti di Spinetta, c’è la voce di Lino Balza, di Medicina democratica, tra i primi a denunciare il rischio inquinamento: “la notizia clamorosa uscita dall’udienza di oggi è che Solvay si costituisce parte civile nei confronti di Carlo Cogliati e Francesco Boncoraglio, rispettivamente il presidente delle società Ausimont e Solvay e il responsabile centrale della Funzione ambiente. Solvay si costituisce parte civile contro se stessa!! Infatti, vedasi il “decreto che impone il giudizio” a firma del Giudice delle indagini preliminari, Stefano Moltrasio, è “Cogliati Carlo quale presidente del C.d.A e amministratore delegato della società Solvay Solexis S.p.a. nel periodo maggio 2002- ottobre 2003”. Lo stesso Boncoraglio ne è responsabile ambiente fino al 2002. Di fatto, si tratta, da parte di Solvay, di una ammissione di responsabilità clamorosa”.
 
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