Quando la riga indica l’arte, lo stolto guarda la riga
Questo uno dei tanti commenti giunti in redazione relativamente al caso del giorno (più dellesclusione di Alessandria dai comuni che riceveranno aiuti economici diretti da parte del Governo, pare). Lamarezza di chi lotta per una città colorata è tanta, ma non tutto è perduto
Questo uno dei tanti commenti giunti in redazione relativamente al ?caso del giorno? (più dell?esclusione di Alessandria dai comuni che riceveranno aiuti economici diretti da parte del Governo, pare). L?amarezza di chi lotta per una città ?colorata? è tanta, ma non tutto è perduto
ALESSANDRIA – Il colore donato con fatica durante la notte dai ragazzi vincitori di un premio per la creatività lavato via al mattino da (incolpevoli) dipendenti dell’Amiu sempre più scuri in volto per il futuro della società che dà loro lo stipendio.
Potrebbe essere questo l’emblema di una città che sembra non perdere occasione per dimostrare la propria impermeabilità a tutto ciò che è novità, cambiamento, stravolgimento dell’ordinario e che pare essere già condannata a scolorire fino al punto di spegnersi. Si possono dire molte cose sull’episodio delle “strisce colorate” che ha ridestato di colpo gli alessandrini ieri mattina, suscitando reazioni che neppure il dissesto era stato capace di scatenare: che qualcosa non sia evidentemente funzionato nella richiesta dei permessi (non per colpa dei ragazzi), che i colori utilizzati, confondendosi con la segnaletica stradale, potessero creare alcuni problemi e che una comunicazione più efficace avrebbe risparmiato un po’ di stupore nella cittadinanza (ma siamo proprio sicuri che lo stupore sia qualcosa da cui fuggire?). Certamente non si può dire la città abbia dato a questi ragazzi un bel messaggio.
Impossibile riportare tutti i commenti raccolti da parte di tanti cittadini, commercianti, lettori. Molti, forse la maggior parte, negativi. Perché le strisce esteticamente “non sono belle”, perché a farle “è stato un gruppo di terroristi”, perché “chi paga questo scempio?”. In più, vera chicca all’italiana, i ragazzi “rei” di aver partecipato a un concorso sull’arte e la cultura in ambito urbano, di averlo vinto, di aver raccolto i permessi necessari (e di essere stati rassicurati di averlo fatto bene), di aver lavorato (letteralmente) notte e giorno per realizzarlo, si troveranno ora con un verbale per aver imbrattato la città. La domanda nasce spontanea: con che spirito quegli stessi ragazzi la prossima volta sceglieranno ancora di affrontare una trafila simile? La voglia di lasciarsi prendere dallo sconforto è grande, come il sentimento di bonaria compassione nei confronti di tutte le persone che sono state così profondamente turbate da qualche pista di vernice idrosolubile, creata per suggerire percorsi di scoperta e approfondimento della storia e della cultura di Alessandria.
