Amag, e se fosse un castello di sabbia?
Il nuovo consiglio di amministrazione Amag alza il velo sulla gestione Repetto: investimenti fatti senza capacità finanziaria, interventi in settori non di competenza, crediti inesigibili e debiti non pagati. E alla giunta che chiede di rinunciare ai compensi dice: se ne discuta seriamente, non affidandosi ad una e mail
Il nuovo consiglio di amministrazione Amag alza il velo sulla gestione Repetto: investimenti fatti senza ?capacità finanziaria?, interventi in settori non di competenza, crediti inesigibili e debiti non pagati. E alla giunta che chiede di rinunciare ai compensi dice: ?se ne discuta seriamente, non affidandosi ad una e mail?
ALESSANDRIA – Investimenti fatti “senza avere la capacità finanziaria per sostenerli”, troppi interventi “che non erano di competenza aziendale”, “insostenibile esposizione su crediti scaduti”. La cassaforte del comune di Alessandria, come spesso è stata definita Amag, potrebbe essere un castello costruito sulla sabbia. Lo lascia intendere il nuovo presidente Marco Marzi che, assunta la leva del comando da circa due mesi, dopo la gestione Repetto, traccia un primo bilancio. “La situazione è pesante – dice – ma non è certo paragonabile a quella delle altre partecipate del Comune. La società può contare su introiti propri, e non dipendiamo completamente dai trasferimenti comunali”. Eppure, in una recente commissione consiliare, l’ingegnere Marco Negri, dirigente comunale ma anche vice presidente del gruppo, ha parlato di inadempienze da parte di Amag e del mancato pagamento di fornitori “che in molti casi non hanno voluto proseguire lavori già appaltati”.
Di cifre, al momento, non ne circolano. Ma Marzi e il nuovo Cda parlano della necessità di “un risanamento graduale, che riporti l’azienda verso una gestione sana, corretta, concentrata sulle attività che rappresentano il proprio core business. Attività che in precedenza erano in secondo piano, con una dispersione di risorse per interventi che nulla avevano a che fare con gli obiettivi statutari”. Obiettivo da raggiungere in tempi rapidi perchè “l’anno prossimo si svolgerà la gara per le reti di distribuzione gas nei quattro ambiti alessandrini e saper restare sul mercato, dimostrando di avere le capacità gestionali adeguate a fronteggiare i principali competitors, rappresenta una grande sfida”.
Eccole le criticità emerse dopo una prima ricognizione della situazione: “per un lungo periodo sono stati effettuati investimenti senza avere la capacità finanziaria per sostenerli. Ciò ha significato utilizzare risorse di cassa provocando una crisi di liquidità che ha compromesso gravemente l’attività aziendale.Ora si tratta di riportare la situazione ad una gestione ordinaria”; si regista inoltre una “eccessiva attenzione ad interventi che non erano di competenza aziendale (nella foto i lavori ad una delle fontane), ha provocato contrasti tra i soci, oltre a problemi di bilancio. I Comuni minori si sono sentiti trascurati a vantaggio del socio principale e cioè del Comune di Alessandria, al quale deve essere riservata l’attenzione dovuta a chi detiene oltre il 70% del capitale, ma senza trascurare le attività nel resto del territorio di competenza, rappresentato da ulteriori 56 soci, compresa una Comunità Montana”. Infine, “l’insostenibile esposizione su crediti scaduti verso utenti e clienti. L’attività di distribuzione dell’acqua e del gas hanno dei costi fissi importanti. In particolare nel settore energia, occorre pagare gas ed energia elettrica che vengono distribuiti e quindi una corretta gestione deve prevedere che si incassi il corrispettivo per la vendita. Non intendiamo aggravare i problemi di bilancio delle famiglie, già colpite dalla crisi economica, ma certamente recuperare entro tempi certi i crediti accumulati”.
Dal nuovo Cda arriva però anche una richiesta: “l’assessore al Bilancio del Comune di Alessandria ha espresso pubblicamente l’invito a rinunciare all’indennità di carica a tutti gli amministratori delle Aziende partecipate dal Comune, fino alla fine del 2012. Si può concordare con questa proposta, tenuto conto del contesto alessandrino, ove il dissesto del Comune si somma alla crisi economica che ha colpito tutto il Paese, ma l’invito dovrebbe essere ufficializzato dalla Giunta con un atto di indirizzo. Ciò servirebbe da un lato ad ottenere uniformità di trattamento nei confronti di tutti gli Amministratori senza ingenerare confusione, dall’altro a comunicare ai cittadini che ai loro sacrifici si sommano quelli dell’amministrazione, che ha ereditato il disastro finanziario della precedente maggioranza”. Marzi aggiunge: “se la giunta non si vuole assumere l’onere della decisione, che almeno se ne discuta in un tavolo congiunto e non si affidi la comunicazione ad una lettera. E comunque fino ad oggi nessuno ha percepito compensi”.
