Mafia di ieri e di oggi: “è cambiata la strategia ma non la volontà di combatterla”
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Mafia di ieri e di oggi: “è cambiata la strategia ma non la volontà di combatterla”

Queste le parole del Procuratore Aggiunto Antimafia di Palermo, Antonio Ingroia, ieri a Palazzo Monferrato. “Tenere sempre alta la guardia” , come fanno i “partigiani della democrazia”, come li ha definiti il Procuratore Ingroia

Queste le parole del Procuratore Aggiunto Antimafia di Palermo, Antonio Ingroia, ieri a Palazzo Monferrato. “Tenere sempre alta la guardia” , come fanno i “partigiani della democrazia”, come li ha definiti il Procuratore Ingroia

 “La mafia stragista di 20 anni fa non è più la stessa di oggi”. Con queste parole il Procuratore Aggiunto Antimafia di Palermo, Antonio Ingroia, ha esordito nel suo incontro pubblico che si è tenuto ieri a Palazzo Monferrato, organizzato dall’Isral. “Ma ciò non significa che non bisogna tenere sempre alta la guardia”, ha aggiunto.  La presentazione e analisi del suo libro “Palermo. Gli splendori e le miserie, l’eroismo e la viltà” ha in realtà spaziato dal passato all’attualità, dalle considerazioni puramente tecniche a quelle un po’ più personali (e politiche).
Un excursus dagli anni della mafia in Sicilia, quando “c’era un consenso massiccio di tutte le classi sociali e c’era una vera e propria cultura e mentalità mafiosa, cui corrispondeva una totale sfiducia nelle istituzioni, nello Stato e nella classe dirigente di allora”, agli anni dove si sono sviluppate mentalità diverse, “come gli anni ’60 dove il ruolo di “anti-mafia” è stato svolto dall’informazione, oppure gli anni ’80 quando è arrivata su questo terreno la magistratura, che ha rappresentato la svolta istituzionale nella lotta alla criminalità organizzata, perché ha riavvicinato la popolazione al pubblico, allo Stato”. In quegli anni e fino ad oggi si è riusciti a modificare il mito della “invincibilità della mafia”: questo pensiero è oggi cambiato e tutto questo processo evolutivo, negli anni, ha fatto si che oggi il “consenso” verso la mafia si possa dire “minoritario” (e non più maggioritario) in Sicilia.
“Questo però non ci deve far illudere”, ha dichiarato Ingroia. Ed è proprio partendo da qui che il Procuratore Aggiunto di Palermo ha espresso la “nuova” definizione della mafia di oggi, diversa da quella del passato. “La mafia è fatta di intelligenze strategiche. Ma le strategie sono cambiate: le organizzazione criminali hanno cambiato il loro terreno di azione. Non cercano più il consenso della gente, ma si sono spostati sulla ‘convenienza’. Il nuovo campo di azione è quello economico-finanziario e affarista. Quello degli appalti e del settore in cui re-investire”. Nella piramide sociale di oggi – sia a valle che in cima – “conviene” continuare a fare affari con la mafia: per questo, per chi è “partigiano della democrazia”, per chi sceglie di combattere la mafia, “non bisogna smettere di operare”. I mercati più ricercati sono quelli del nord-ovest dell’Italia e anche quelli del nord Europa ormai.
In un contesto come questo, verrebbe da pensare che “siamo vicini alla sconfitta della mafia”: “non è così – spiega Ingroia – Siamo solo vicini alla sconfitta di un certo modo di ‘essere’ della mafia”. Non bisogna cioè credere che la mafia di oggi sia meno offensiva, meno pericolosa di quella delle stragi e delle bombe del passato.

Un lungo racconto che lascia la platea del pubblico (consistente, ndr) spesso a bocca aperta, spesso in totale accordo, tanto da arrivare a continui applausi nelle brevi pause del magistrato tra una domanda e l’altra che gli viene posta dal direttore de La Stampa Bottino e dal direttore de Il Piccolo Gilardengo. Un tono di voce “chiaro”, ma non aggressivo: in occasione della discussione sul “protagonismo” della Magistratura oggi, Antonio Ingroia si lascia ad una rivelazione. “Sono piuttosto timido, non mi piace apparire, anche se per dovere sono spesso in pubblico”. “Sente un po’ il peso, il disagio di questa domanda, di questo ‘affidamento’ da parte della popolazione, dei cittadini italiani, che grava sulla Magistratura?”, chiede Carla Nespolo, vice presidente Anpi e presidente Isral.
“Certo che si – risponde il Procuratore – Ma il mio non è un disagio personale, ma è di tipo istituzionale, politico”. Secondo Antonio Ingroia il “protagonismo” della Magistratura, non è una ricerca di esibizione voluta, ma è la conseguenza di una anomalia, di un vuoto che vive l’Italia: “il vuoto della politica contro la mafia”. “La questione criminale nel nostro paese è legata alla democrazia e fino a quando non si scinde questo legame, non si riesce ad andare avanti”. Una bacchettata perciò alla classe dirigente italiana, “compromessa con la criminalità organizzata a livelli patologici” secondo il Procuratore Aggiunto di Palermo. Che con un filo di rammarico sembra guardare con nostalgia al passato “politico” del Paese: “la politica che nel passato ha fatto delle battaglia, o alcune le ha perse, oppure si è arresa. E oggi il suo posto lo ha preso la Magistratura”. Il legame di oggi con la politica può far pensare ad un ritorno “stragista” della mafia? -viene chiesto ad Ingroia – “Oggi non c’è più una unica direzione strategica della mafia. Non esiste più “la strategia”, ma sono molte le vie intraprese dalle organizzazioni criminali. Quindi non so rispondere, anche se nulla è da escludere. La mafia ha bisogno di punti fermi, punti di riferimento, ma ad oggi non abbiamo informazioni certe su questa potenziale possibilità”. Conclusione: “non smettere di combattere contro la mafia. Come? Partendo da una cambio della classe dirigente attuale, del ruolo della politica”.

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